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In questi pochi giorni di assenza mi sono persa molti post interessanti.

Ross ha compiuto gli anni.
La mia guerriera preferita ha spento 22 candeline ed io, clamorosamente in ritardo, le faccio tantissimi auguri!!!!

Alessandra ha avuto l'onore di vedere da vicino nientepopodimeno che John Kirwan.
Ciò ha scatenato la mia legittima invidia. Anch'io avrei fatto la mia porca figura sugli spalti di Varese con tanto di felpa rossa e ricci al vento, ed invece mi dovrò accontentare dei miei soliti sogni pseudo erotico rugbistici.
Per la cronaca, l'ultima volta è stato il turno di un ignudo Mirco Bergamasco. E quando dico ignudo, intendo proprio ignudo.
Ignudo come mamma Bergamasco l'ha fatto.
Ovviamente, anche questa volta, mi sono svegliata prima che il fattaccio si consumasse.
Tutti gli anni di catechismo hanno distorto per sempre il mio inconscio e rovinato irrimediabilmente la mia vita onirica.
Che amarezza.

Sun mi ha fatto credere per due minuti di essersi completamente bevuta il cervello.
Per un attimo ho pensato che l'arguta ed acida blogger avesse lasciato il posto ad una novella e sdolcinata Giulietta.
Non che la cosa sia di per sé negativa, ma io ho una certa età e cambiamenti tanto radicali mi dovrebbero essere comunicati con anticipo e delicatezza, altrimenti potrebbero anche essermi fatali.
Quindi Sun, la prossima volta, mettiti una mano sulla coscienza.

La Volpe ha presentato alla rete il nipotino: il tenero Volpacchiotto.
Un latin lover in erba a cui la famiglia sta tentando, inutilmente, di tarpare le ali.
Vola Volpacchiotto, vola e sbaciucchia in libertà.
Jane e Ciccio sono con te!

Mario continua il percorso che lo porterà di fronte alla Santa Inquisizione prima, ed al rogo poi.
Io, da amica premurosa quale sono, mi sto attrezzando con estintori e cartelli di protesta, tipo "Giù le mani dal Notaio Mannaro" o "Libero Notaio in libero Stato".

Eppi, dopo aver combattuto e vinto la propria personale battaglia contro il cambio di stagione ed un armadio riottoso, ha trovato il tempo per omaggiarmi con codesto francobollo. E' proprio il caso di dire che "è il pensiero quello che conta".
Io, nel ringraziarla, ne faccio a mia volta dono a lei e a tutti i blogger sopracitati.

Non l'avevate capito che era un premio-meme?
Ebbene si, lo è.
Tornando tra le montagne ho trovato il nuovo elenco telefonico di Trento.
Sulla copertina troneggia quest'immagine.
Mi piace molto.
Ma non porterà un po' sfiga?

Vi avverto fin d'ora, miei fedeli lettori, che se dovesse ripetersi un inverno come quello dell'anno scorso dovrete sorbirvi decinaia e decinaia di post a carattere meteo-lamentoso.
Sappiatelo.
Non vorrete mica lasciarmi da sola a pedalare sulla famosa bicicletta?


Immagine di Andrea Pregl.
Al telefono.

Ciccio: "Quando torni mia principessa? Questa dimora è vuota senza di te."

Jane: "Come sei dolce mio cavaliere dall'armatura scintillante. Soffri molto per la mia assenza?"

Ciccio: "Si, il cuore mi duole e sospiro guardando il tuo ritratto."

Jane: "Ma cosa ti manca di più? Dischiudimi il tuo animo."

Ciccio: "Mi manca tutto.
Mi manchi tu.
Mi manca... mi manca... mi manca..."

Jane: "Cosa amore mio? Non indugiare. Esprimiti liberamente."

Ciccio: "Mi manca soprattutto il tuo rompermi costantemente le pa##e."

Da quando divido la mia vita con Ciccio mi sento come Beatrice.
Anzi no.
Come Silvia.
Anzi no.
Come la fidanzata di Vito Catozzo.
Ecco, così.
Io detesto quando mi si dice:
"Hai voluto la bicicletta e ora pedala"

Quant'è stupida quest'espressione?
Quant'è irritante?

Anche se una determinata situazione l'ho scelta volontariamente, ciò non mi priva del sacrosanto diritto di lamentarmi.
E poi magari io pensavo di andare a fare una semplice scampagnata e mi sono ritrovata sul Passo del Pordoi, sotto la grandine, con le ruote sgonfie ed una carogna di trecento chili sulle spalle.

Se mi confido, mi apro, ti parlo dei miei disagi, il minimo che mi aspetto da te, amico mio, e che tu metta in moto quei quattro neuroni addormentati che hai nella capoccia e ti sforzi di rispondermi con qualcosa di più che un banalissimo modo di dire del cazzo.

Ho voluto la bicicletta, ma non ho mica il sedere incollato al sellino.
Quasi quasi ora scendo e te la tiro dietro!
Ecco. Ora mi sento meglio.
...in un paesino di montagna.

Costei, tornando a casa di sera, a piedi, da sola, per una strada poco illuminata non avrà paura di essere scippata, aggredita o fatta a pezzi da un pericoloso serial killer.
Ma guarderà con preoccupazione ogni ombra ed ogni angolo buio, perché ormai nella sua mente malata e melodrammatica avrà sviluppato il timore di essere aggredita da un orso.
E a poco varranno le rassicurazioni di fidanzato e amici che "gli orsi raramente scendono così tanto di quota", che "adesso hanno cibo in abbondanza tra i boschi" e che "alla nostra altitudine fa ancora troppo caldo".
Ella avrà comunque paura di incappare in un plantigrado anarchico, ingordo e amante dei climi miti.

* * * * *

A forza di stare tra i monti, Jane non riesce più a guardare con serenità il faccino giallo di Winnie the Pooh, ed anche negli occhioni dolci di Bear, l'Orso nella Grande Casa Blu, le sembra di cogliere un lampo crudele ed omicida.

Si, Jane forse è un tantino paranoica.

Restare sveglia fino alle 2:30 per colpa di un'ulcera bastarda.
Strisciare fuori dal letto alle 6:30.
Riuscire a mettersi in strada nel traffico impazzito di una giornata di pioggia.
Arrivare al lavoro già sfatta.

Avere a che fare con la numerosa e varia umanità che costituisce i donatori di sangue.
Dallo scorbutico al lumacone.
Dal sessantenne giovane-dentro che vuole donare dritto su un piede solo, al ventenne terrorizzato che esige la presenza della mamma che gli tenga la manina.
Dall'esile ragazza che ha scritto in fronte "mi sentirò male entro 2 minuti" alla possente signora con le braccia da camionista e le vene nascoste sotto 10 centimetri di morbidosa ciccia.
Questo è il mio habitat naturale, mi ci trovo bene, mi ci muovo con sicurezza: ignoro il maleducato, tengo a bada il provolone, sono inflessibile con il supereroe, coccolo il pauroso, cullo l'acciughina e mi affido all'esperienza e al c#lo per beccare le vene balorde.
Sono professionale, efficiente e cordiale.

La mattinata sta per finire, vedo il traguardo, mi rilasso.
Ma entra lui.
Giovane e gentile.
Mi sorride, si siede sulla poltroncina e attende.
Io gli chiedo di togliersi la felpa, lui obbedisce.
Io preparo le provette e sistemo la sacca sulla bilancia.
Per la prima volta guardo il suo braccio.
C'è Mussolini.
Sopra il braccio.
Mussolini.
Braccio.
Benito.
Il ragazzo educato e carino ha il faccione di Mussolini tatuato sull'avambraccio interno.
Un tatuaggio enorme, impossibile da ignorare.

Che faccio?
Lo prendo a testate?
Lo vampirizzo direttamente dalla giugulare?
O lo mollo là e me ne torno a dormire?

Niente di tutto ciò.
Il mio viso non tradisce nessuna reazione. Nascondo la sorpresa, la stizza ed il rimprovero. Forse sollevo un po' il sopracciglio sinistro, ma per il resto sono una maschera impenetrabile.
La mano è ferma e leggera.
Prima passo il cotone e poi prendo l'ago.
Prima disinfetto il faccione e poi buco l'elmetto.
Ho disinfettato il faccione di Mussolini.
Ho bucato l'elmetto di Mussolini. In quanti possono dirlo senza paura di smentita?

Mi viene un po' da ridere, ma riesco a trattenermi.
Prelievo finito.

Il donatore è contento: non ha sentito niente.
Io sono contenta: questo è materiale da post.
Benito un po' meno: è dispiaciuto per l'elmetto.
Novembre 2007




Dicembre 2007




Ottobre 2009



La mia testa è piemontese, anzi torinese.
A Torino sono nata ed a Torino ho sempre vissuto.
Torino è masticare il cicles, svoltare nel controviale e togliere le macchie dai vestiti con la conegrina.
Torino è il bicerin alla Consolata e la cioccolata calda da Fiorio.
Torino è l'autunno mite con le foglie dorate e l'inverno freddo con la bisa che ti ghiaccia la faccia.

Il mio cuore è siciliano.
I miei genitori vengono da Lercara Friddi, in provincia di Palermo.
I miei nonni erano di Lercara.
I miei bisnonni pure ed i miei trisavoli anche.
La Sicilia è NonnoA, che non ho mai conosciuto e che è mancato poco prima che tutta la famiglia si trasferisse al Nord.
La Sicilia è l'infanzia di mia madre.
La Sicilia è i miei capelli ricci ed i miei fianchi da donna.
La Sicilia è la Cuccia mangiata il 13 dicembre.
La Sicilia è dire a Ciccio che è "camurruso", perché non esiste nessun'altra parola in italiano altrettanto efficace.
La Sicilia è la mia famiglia.

In questi giorni la Sicilia piange ed io con lei.
L'ingresso del digitale terrestre in CasaCole risale all'aprile scorso.

Le SorelleCole recarono in dono un minuscolo, inoffensivo ed elementare decoder, che venne prontamente posizionato accanto al televisore.
Ai genitori furono fornite poche e semplici indicazioni per ridurre al minimo le possibilità di errore e rendere poco traumatico l'impatto della novità tecnologica.

Tutto è filato liscio fino a quando PapàCole non si è imbattuto per caso in Rai Sport Più, un canale che per 24 ore al giorno trasmette solo sport, con una particolare predilezione per le discipline più astruse e di nicchia, dalla corsa coi sacchi al tamburello, dal tiro alla fune al torneo di freccette, dal ping pong dell'oratorio alla finale di Briscola di Villa Arzilla.
Ormai da qualche mese a questa parte, ogni volta che è a casa, il capo famiglia si piazza davanti alla tv a rivestire i panni di giudice, arbitro, commentatore, telecronista o tifoso a seconda dell'ispirazione del momento.

MammaCole non l'ha presa benissimo.
Non ha ancora deciso se chiedere il divorzio o soffocare il coniuge nel sonno.
Anche lei si affiderà all'ispirazione del momento.
Ciccio mi ha confidato che, anche quando non sono con lui, mi sente vicina.
Non è romantico?
No.

Ciccio entra in casa con le scarpe inzaccherate ed una vocina isterica nella sua testa gli ricorda: "Attento al tappeto, sciagurato!"
Ciccio si scofana una teglia di lasagne e la stessa vocetta lo rimbrotta: "Vergognati: sei a dieta!"
Ciccio schiaccia troppo l'acceleratore e la signorina del Tom Tom acquista improvvisamente un sospetto strascico piemontese: "Ti dispiacerebbe andare un po' più piano? Neeeee"

La cosa più grave non è che il mio fidanzato senta le voci, ma che lui veda in me il suo personale Grillo Parlante.
Il personaggio più saccente, scassaballe ed antisesso della letteratura mondiale.

Son soddisfazioni.
Un pigro sabato pomeriggio.
Un bambino legge ad alta voce mentre il papà, severo ed intransigente, corregge gli errori di pronuncia e sottolinea le incertezze.
La madre si trova in un'altra stanza, in altre faccende affaccendata.

La donna è sovrappensiero quando viene sorpresa dalla voce del marito che, lasciato il figlio ai suoi compiti, fa capolino sulla soglia: "Entro?"
"No"
"Entro e chiudo la porta?"
"Nooooo"
"Ma come no?"
"No!"
"Neanche una sveltina???"

Situazioni del genere si verificano in tutte le famiglie.
Conversazioni di questo tipo avvengono spesso, in particolar modo tra le coppie che si trovano a dover conciliare una sana e soddisfacente vita sessuale con la presenza di figli più o meno piccoli.

La particolarità del momento sopra descritto non sta quindi nel quadretto familiare, banale nella sua normalità, ma nella posizione in cui si trovava chi ve lo ha appena raccontato.
Jane era fuori dalla porta con il ditino ad un millimetro dal campanello.
Scioccata dall'orrore di essere stata brutalmente ed involontariamente catapultata nell'intimità dei suoi vicini acidi e bacchettoni.
E sconquassata dall'assoluta, incontrovertibile, dilaniante, disperata necessità di rotolarsi a terra dal ridere.

(Jane ha tante qualità, ma non il super udito. Sono la porta ed i muri ad avere la consistenza della carta velina)

(Sottotitolo: La sociologa pazza che alberga in Pancrazia) 

Vivere all'estero, anche solo per pochi mesi, ti fa comprendere un paese e la sua gente in maniera molto più profonda di qualsiasi vacanza, guida o documentario. 

Mi avevano presentato Berlino come la città dei single e dei gay. Mi trovai nel regno degli adolescenti che slinguazzano in ogni dove e dei genitori con pargoli al seguito. 

Imparai ben presto che i tedeschi respirano molto bene dal naso e sono affetti da un esibizionismo cronico: non esiste panchina, autobus, tram o metropolitana senza una coppia intenta in una funambolica pomiciata pubblica. E più pubblico c'è, meglio è. Ma ad attirare la mia attenzione furono soprattutto i bambini. 

Fin da piccoli i germanici sono diversi da noi. E fanno paura. 

I bimbi tedeschi sono fatti di gomma. Indistruttibili nel corpo e nello spirito. Li ho visti superare la barriera del suono, pedalando come pazzi sulle loro biciclette. Li ho visti appendersi ai sostegni della metropolitana, dondolandosi come glabri scimpanzé. Li ho visti tentare di spiccare il volo, lanciandosi da ragguardevoli altezze. Ho visto fare tutto ciò sotto l'occhio vigile di genitori dotati dell'autocontrollo di un monaco buddista, che si limitavano ad ammonirli con un pacato: "Così ti fai male". Mentre io trattenevo a stento la madre ansiosa, ossessiva e scassaballe che alberga in ogni donna italiana, e che avrebbe voluto urlare: "OHMARONNAAAA!!!ATTENTO, CHE TI FAI MALEEEE!!!" Puntualmente i piccoli kamikaze si schiantavano a terra e, trattenendo le lacrime, sopportavano a testa alta e senza batter ciglio il sintetico rimbrotto materno: "Te l'avevo detto." 

I bimbi tedeschi hanno lo stomaco foderato d'amianto. Mangiano qualsiasi cosa, a qualsiasi ora, in qualsiasi condizione. Li ho visti con il biberon in una mano ed un wurstel nell'altra. Li ho visti ciucciare avidi l'olio da patatine strafritte. Li ho visti divorare cheesburger con la rapidità di piraña bulimici. Li ho sentiti emettere dolci ruttini degni di un camionista bulgaro. Queste piccole idrovore, alimentate seguendo i dettami di un nutrizionista pazzo, invece di essere ricoverate per una bella lavanda gastrica, crescono grandi e forti. In grado di digerire anche la peperonata alle 6 del mattino. 

I bimbi tedeschi non esistono. Quegli angeli biondi in giro nei parchi o a passeggio nelle loro carrozzine non sono bambini, ma adulti molto molto molto bassi. Io l'ho sospettato per mesi e ne ho avuto la certezza una mattina in metropolitana. Quel giorno mi trovai seduta di fronte a due esemplari dall' età apparente di 6 e 4 anni ed assistetti allibita ad una conversazione degna di due linguisti in erba.
Il Piccolo: "T-i-e-rgarten. Che significa?" 
Il Grande: "È una parola composta: Tier-Garten. Giardino degli animali." 
IP: "Ma allora Zoologischer Garten?" 
IG: "La stessa cosa: giardino degli animali" 
IP: "Ma com'è possibile? Sono due parole diverse." 
IG: "Tiergarten è tedesco, mentre Zoologischer Garten deriva dal greco." 
IP: "Aaaah, capito."
HAo capito? Ma cosa diavolo hai capito? Avrai 4 anni!!!

Non so quando, non so come, ma è ovvio che prima o poi i tedeschi riproveranno a conquistare il mondo e stavolta ci riusciranno.
Paura, eh? 

Continua... 
Prologo, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11

Quel che si dice: aver poche idee, ma chiare.

Adoro Linus: innocente, sensibile e disarmante.


A soli 10 anni imparai come un uomo doveva guardare una donna. Con amore, dolcezza, ma anche rispetto ed ammirazione.
A chi può capitare di camminare tranquillamente per strada e ritrovarsi bagnata dalla testa ai piedi?

A chi può capitare di rimanere vittima dell'inconsapevole attentato di un'attempata signora, distratta sbrigativa ed anche un po' rimbambita?

A chi può capitare di transitare di fronte al portone della suddetta ottuagenaria nel momento in cui costei ha deciso di gettare sul marciapiede l'acqua saponata con cui ha appena lavato i pavimenti?

A chi può capitare se non a me?
Nonostante la batosta, nonostante i piccioni affetti da dissenteria, nonostante la tentazione di concedermi ore di compiaciuta autocommiserazione, io sto cercando di risollevarmi.
Sto cercando di ripartire.
Sto cercando di riappropriarmi della mia vita.

Sono una donna forte e so che supererò anche questo momento, ma tutto ciò sarebbe più facile se il fato non continuasse ad accanirsi contro di me.
Se gli dei non mi spernacchiassero.
Se almeno qualcosina ricominciasse a girare per il verso giusto.

Ed è per questo che oggi, 8 settembre, mi chiedo perché?

Perché non mi è ancora arrivato il catalogo dell'IKEA?

Perchéééééééé??????????????


(Post ispirato, per il secondo anno consecutivo, da Simone)
Giugno 2009.
Jane si era adagiata su una soffice nuvola rosa.
I piedini nudi affondati nella paciosa morbidezza del nembo cumuliforme.
I ricci scompigliati da una brezza leggera.
Un gruppo di fringuelli a cantare per lei dolci melodie.

Ella aveva finalmente raggiunto l'equilibrio tanto a lungo cercato.

Luglio 2009.
Jane si è ritrovata a terra.
Spiaccicata sull'asfalto.
Con la netta sensazione di essere stata investita da un camion, uno schiacciasassi, un carro armato ed infine, per non farsi mancare nulla, un bambino obeso in triciclo.
I fringuelli canterini se la sono svignata, lasciando il posto a disgustosi piccioni incontinenti.

Ella, sotto shock, ha passato un mese a chiedersi: machecazzoèsuccesso?


Settembre 2009.
Jane è ancora stesa a terra.
Ogni tanto le cose vanno meglio.
Ogni tanto peggio.

A cadere rovinosamente ci si mette un attimo, ma è decisamente un'operazione più lunga e faticosa rimettersi in piedi.
L'idea di questo post risale a maggio.
Tra correzioni, modifiche e rimaneggiamenti queste poche righe hanno rischiato la cancellazione definitiva più di una volta.
Ma, superata la mia rigida censura e l'implacabile autocritica, è giunta l'ora che questo mio caparbio figliastro veda la luce.
Siate magnanimi.



"La Posta del Cuore(?!?)"

Nel corso della mia vita ho maturato una certa esperienza in fatto di uomini. Non è mica da tutti poter vantare tra i propri ex: un fedifrago compulsivo, un filosofo depresso ed un tedesco pazzo. Ci vuole applicazione e talento per collezionare personaggi di tal fatta.

La voce si deve essere sparsa e ultimamente molti visitatori arrivano su queste pagine in cerca di risposte.
Risposte da me.
Poveracci.

Orfani di Susanna Agnelli non crucciatevi, ora che la sorella dell'Avvocato vi ha lasciati, ci penserà Pancrazia ad elargire perle di saggezza.

Un uomo perché ci prova con tutte anche se è impegnato?
Non ti ha insegnato niente la mamma? L'uomo è cacciatore!
Ma non è il caso di piangere e tanto meno di strapparsi i capelli: esiste un'ottima soluzione per ovviare al problema.
No, non consiste nel trovarsi un uomo fedele e innamorato. Scendi dal pero Giulietta dei miei stivali!
No, non è sufficiente neanche trovarsi un uomo dalla moralità ferrea. Il senso di colpa è un concetto profondamente sopravvalutato.
Il trucco è banale nella sua semplicità: bisogna trovarsi un uomo pigro. Tanto pigro. Una via di mezzo tra Homer Simpson e un bradipo.
Il broccolamento richiede un certo impegno psicofisico e quindi avere un compagno allergico alla fatica è un'ottima base di partenza per evitare di collezione più corna di una cesta di lumache.
Purtroppo esiste sempre l'eventualità che egli si imbatta in una donna particolarmente intraprendente (leggasi zoccol@) pronta a farsi trovare già sbucciata e comodamente adagiata tra le lenzuola.
In questo caso consiglio di rassegnarsi al destino crudele e, prima di andarsene via sbattendo la porta, limitarsi a prendere a randellate i due fornicatori.

"Il fascino dell'uomo maturo?"
Vi risparmierò l'abusato esempio di Sean Connery. Più che maturo ormai abbondantemente frollato.
Salterò a piè pari il brizzolatissimo George Clooney. Precipitato dall'Olimpo di Hollywood per diventare "Quello che esce con la Velina".
Per ovvie ragioni, ignorerò quel raffinato gentiluomo, esperto nel low profile, che risponde al nome di Flavio Briatore.
Non rimane che il mio Ciccio. Ma è superfluo che vi spieghi perché mi piace tanto: ormai anche voi lettori lo adorate.

Ho perso la testa per uno più giovane
Brava!
Demi Moore, Madonna e Cher fanno scuola.
Ma mi duole ricordarti che quei maledetti giovani corrono veloci e non sono facili da acchiappare.
Urge quindi un allenamento intenso e mirato. Oppure un lazo.
Per quelle senza scrupoli consiglio un bel giavellotto. Forse un metodo di caccia un po' cruento, ma decisamente di grande effetto.
Tre settimane fa mi sentivo estremamente creativa. Decine di meravigliosi post ribollivano dentro di me: l'Erasmus, la mia infanzia, le esilaranti vicende di CasaCole, la televisione, la pubblicità, etc etc...

Mi sono appuntata tutto, aspettando di avere qualche ora da dedicare al blog. Ma ora che sono più libera tutte quelle idee appaiono meno brillanti e molto più opache, tutti quegli spunti sembrano fiacchi e praticamente improponibili.

Che fare?
Buttarsi sulla musica.

Mentre io cerco di superare il blocco della blogger, godetevi Paolino.
Che ne vale sempre la pena.
Un sabato d'ottobre la Kneipe dello studentato s'inventò "L'Oktoberfest in ritardo".
Il locale era stata addobbato con festoni bianco-azzurri (i colori della Baviera) e riempito con centinaia di ragazzi a vari stadi di ubriacatura.
Quella fu la sera in cui venne coniata l'evocativa espressione "depravazione alcolica".
Ma quella fu soprattutto la sera in cui Sissi, Eli e la sottoscritta svoltammo.
Stufe di vedere sempre le stesse facce, mollammo la festa da poveracci e puntammo verso il centro.

Non ci importava che avremmo impiegato 40 minuti per andare e che al ritorno il Nachtbus ci avrebbe lasciato lontane da Schlachtensee, costringendoci a camminare in piena notte per una strada semibuia, fredda e deserta.
Il nostro posto era tra locali e confusione, non in un quartiere mal servito privo di qualsiasi attrattiva.
Il nostro Erasmus ce l'eravamo guadagnate ed ora avevamo il sacrosanto diritto di godercelo.

Mentre eravamo in attesa alla fermata del bus vedemmo avvicinarsi un gruppo di giovani, anche loro appena usciti dal pub.
C'era il gemello buono di Draco Malfoy.
Biondissimo e snello che tentò un infruttuoso approccio con la sottoscritta.
No, non era brutto.
No, non facevo la preziosa.
Ma i problemi di comunicazione mi rendevano particolarmente timida. Il mio tedesco zoppicante per i primi mesi limitò un po' la mia vita sociale e soprattutto quella sessuale. Non per niente decisi di iscrivermi a ben due corsi di tedesco contemporaneamente.
Pensavate davvero che l'avessi fatto solo per l'università?
Mafatemiilpiacere!

C'era il tipo ubriaco come una cucuzza.
Camminava incerto, sbandando ad ogni passo, con le palpebre semichiuse e l'aria di chi fosse in procinto di vomitare e stesse solo decidendo sulle scarpe di chi.
Sissi, con il suo 42 di piede, era sicuramente quella più in pericolo.

Ed infine c'era lui: il belloccio.
Si avvicinò alla cartina esposta sotto la pensilina e sentenziò lapidario:
"We're in the middle of f#cking nowhere!"

Con una sola frase era riuscito a sintetizzare settimane di nostre lamentele circa l'infelice posizione dello studentato.
Con una sola frase si era guadagnato il nostro incondizionato affetto.

Si chiamava Ben ed era inglese.
Un ragazzo carino, ma non troppo. Quel tipo di bellezza britannica rassicurante e non eccessiva.
Un manager con una carriera ben avviata, ma l'anima dell'adorabile pirla cazzaro.
Quel tipo di persona che prima è l'anima della festa, ma poi beve troppo e perde i sensi su una cassapanca e resta a dormirci sopra per tutta la notte.
Ma anche quel tipo di persona tanto sensibile da percepire il tuo cattivo umore prima degli altri e da fare di tutto per strapparti un sorriso.
Come dite? Non esiste uno così?
Evidentemente non avete mai incontrato Ben.
Una figura mitologica: metà John Belushi e metà Ricky Cunningham.

Il nostro Erasmus non sarebbe più stato lo stesso.

Continua...


Prologo, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10
Io detesto lasciare i libri a metà.

Delle volte mollare il colpo sarebbe la scelta migliore: un atteggiamento sano, maturo ed equilibrato.
Non c'è da stupirsi, quindi, che io faccia così tanta fatica a fare una scelta di questo tipo.

Ci sono tre libri che ormai da anni mi guardano severi dall'alto della libreria. Io non li nascondo, non li regalo, ma li tengo in bella mostra a costante rimando del grave torto che sto facendo loro.

"Der Wanderchirurg" di Wolf Serno lo posseggo dal tempo in cui condividevo la mia vita con il celeberrimo Ex Pazzo.
Il di lui padre ebbe il delicato pensiero di farmi dono di questo romanzo, in cui si narrano le vicende di un chirurgo ramingo nel 1500.
816 pagine. In tedesco.
Nel caso vi fosse sfuggito lo ripeto: 816 pagine.
Io parlo tedesco. Io leggo in tedesco. Io scrivo in tedesco. C'è stato un periodo della mia vita in cui io SOGNAVO in tedesco.
Ma un tomo di tali dimensioni mi ha stroncata sul nascere. Ho provato ad iniziarlo, sperando di appassionarmi immediatamente, superando in scioltezza il blocco iniziale. Ma così non è stato.
Se avessi letto una paginetta al giorno, 5 giorni alla settimana, riposandomi per Natale, Pasqua ed anche 2 settimane ad agosto, a quest'ora l'avrei già finito da tempo. Ma io non sono una persona così lungimirante, o semplicemente neanch'io sono così disturbata da impormi una tale tortura.
E così Der Wanderchirurg sta li, con una cartolina incastrata tra pagina 15 e pagina 16.
Mi osserva dalla copertina. E più mi guarda e meno mi vien voglia di sapere le gesta di questo cacchio di chirurgo. Che avrà mai fatto di tanto speciale? Applicava sanguisughe ed incideva bubboni?
Ma chissenefrega! L'ho detto. Mi sono sfogata. Ora mi sento meglio.

La seconda opera letteraria "abbandonata" rappresenta l'incontrovertibile dimostrazione del fatto che io sia una pazza scriteriata, particolarmente portata a complicarsi l'esistenza.
Non si spiegherebbe altrimenti il mio insano "progetto" di coprire le lacune liceali riprendendo nientepopodimeno che "La Divina Commedia". Rileggendola tutta con tanto di analisi del testo e note a margine.
Non dico quanto presto mi sia arenata, perché mi vergogno.
Ma prima o poi la finirò, dovessi metterci anche 10 anni. Vabbè facciamo 20.

Il terzo libro?
Sta li da quando, poco più che bambina(*), mi rigirai tra le mani questa bellissima copertina verde con intarsi dorati.
Quando accarezzai quei fogli sottili, che parevano sciogliersi fra le dita.
Quando decisi che sarebbe stato molto edificante, molto educativo, molto interessante leggere la Bibbia.
Tutta.
Qualcuno è mai andato oltre la genesi?
Io no. Ovviamente.

(*)Si, lo so: ero una bimba ben strana.
PapàCole è un uomo di una volta.

E' stato contadino in Sicilia, muratore in Germania ed operaio a Torino.
Ora fa volontariato cinque giorni alla settimana, organizza circoli per anziani e spazi espositivi per giovani.
Conosce il valore del lavoro e della fatica, ama la concretezza e la semplicità, detesta i fronzoli.

Ma siamo nel 2009 ed anche gli uomini come PapàCole si adeguano.
"Ma chi ha fatto questa foto?
E' orribile: sembro grassissimo!"

Evidentemente anche dentro un uomo tutto d'un pezzo come PapàCole si nasconde un vanesio tronista.

Se lo becco a sistemarsi le sopracciglia chiedo il disconoscimento!

(I "padri anzianotti" sono fonte di inesauribile ispirazione. Vi consiglio questo post di Sun).

E da voi?
C'è crisi?


Il viaggio.

Sabato, 1.30 am.
Sorella, Cognato e Jane, pieni di entusiasmo e buoni propositi, partono in direzione dell'Umbria, luogo dove si terrà il matrimonio di uno dei tanti cugini Cole.
La strada è sgombra, il cielo sereno e l'umore ottimo.

Dopo qualche ora i tre iniziano a dare segni di cedimento.
SorellaCole cade in un sonno a intermittenza, in cui alterna momenti di completo abbandono a risvegli repentini e fastidiosi
"...ronf ronf ronf...sono sveglia, sono sveglia, sono sveglia!...ronf ronf ronf...amore mi raccomando: non dormire!...ronf ronf ronf...ti faccio compagnia io, eh?...ronf ronf ronf..."

Jane passa la notte ad imbottirsi di Coca Cola e salatini. All'alba ha acquistato due kg ed almeno una decina di tic nervosi.
CognatoCole sopporta stoicamente la moglie molesta e la cognata isterica e si ripromette di non passare mai più tante ore da solo con entrambe.


L' arrivo.

Il piano diabolico dei tre sciagurati consiste nell'arrivare in mattinata, mollare i bagagli in albergo e correre a visitare le innumerevoli meraviglie dell'Umbria.
In realtà, dopo aver attraversato mezza Italia in piena notte ed essere giunti a destinazione alle 7, i tre svengono sui propri giacigli, morti dal sonno ed assolutamente indifferenti a qualsiasi proposta socio-artistica-culturale che non includa un riposino.


Il Pomeriggio.

Un'allegra combriccola di cuginiCole si dirige a Gubbio, dove trascorre un'ora in un parcheggio a pagamento, aspettando che il diluvio, improvvisamente scatenatosi, abbia fine.
La vana attesa viene condita dagli aggiornamenti meteo forniti da Ciccio, anch'egli in arrivo per l'occasione.

"Sono a Perugia: grandina!"
"Sono a Gualdo: piove a dirotto, non vedo niente, vado ai 20 all'ora!"
"Sono a Fossato: voglio la mamma!!!!"



La Cena.

Tutta la famiglia Cole si riunisce intorno ad un enorme tavola.
Ciccio viene scaraventato per la prima volta in mezzo a questa pazza, rumorosa, simpatica e variegata umanità.
Gli bastano 5 minuti per farsi amare da tutti.
Jane è una donna felice.


Il giorno del matrimonio.

Vengono assunte millemilioni di calorie.
Jane, individuata un'invitata con il suo stesso abito, la elimina e ne nasconde il cadavere dietro le bomboniere.
Ciccio fa troppe fotografie alle smandrappone amiche della sposa e per questo viene condannato a dormire per una settimana sul pavimento.
Porco!
SorellaCole si lascia travolgere dai balli di gruppo. I suoi parenti più prossimi prima fingono di non conoscerla e poi l'addormentano tramite lancio di freccia avvelenata.
Dulcis in fundo, uno dei cuginiCole chiede a Ciccio
"E voi quando vi sposate?"
Il pingue fidanzato, per evitare di rispondere, si butta a terra fingendosi morto.


Lunedì.

Dopo essere riusciti finalmente a visitare la bella Gubbio, tutti i Cole si avviano ognuno per la propria strada.

Ciccio e Jane tornano assieme, felici e innamorati, sui monti trentini.
Nonostante le foto alle smandrappone.
Porco!
Come gli ex insistenti che periodicamente si rifanno vivi.
Come Iva Zanicchi nuovamente seduta al Parlamento Europeo.
Come i peperoni qualche ora dopo averli mangiati.
Abbassi un attimo la guardia e loro ti si ripropongono.

La si credeva relegata alle foto in bianco e nero delle mamme, ai film della Loren o alle cantanti britanniche tanto talentuose quanto svalvolate.
E invece no: lei era in attesa, pronta a rinascere dalle proprie ceneri.

La Cofana è tornata!

Non so se andremo davvero in giro tutte conciate come delle novelle Moira Orfei, ma evidentemente le ditte produttrici di lacca ci contano. Altrimenti non si spiegherebbe la necessità di mortificare due bellezze come quelle di Bar Rafaeli e Penelope Cruz con queste terribili impalcature.



Per delle acconciature così ci sarà bisogno di un condono?
Da quasi dieci mesi conduco una vita dissociata: metà del mio tempo lo trascorro in Trentino, l'altra metà in Piemonte.
Se all'inizio soffrivo un po' l'isolamento montano e la mancanza di stimoli socioculturali, ora patisco maggiormente la routine torinese.

Ormai sono affetta da un grave sdoppiamento della personalità.

Sulle dolomiti sono carica di energia: mi divido tra l'ambulatorio, lo studio e la casa con l'efficienza e l'operosità di una formichina.
Nei pochi attimi liberi mi reinvento cameriera e arredatrice con sorprendenti risultati.
Nonostante la stanchezza, ho un sorriso radioso, la pelle morbida ed i capelli lucenti e setosi.

In terra sabauda perdo il buonumore e la voglia di fare.
La mia pelle invecchia di dieci anni in mezza giornata, i capelli prendono la consistenza della lana infeltrita ed il sorriso si trasforma in un ringhio sinistro.

Da cosa potrà dipendere questa curiosa patologia che mi ha colpita?

a)L'altitudine.
Forse discendo da una famiglia di sherpa ed il mio organismo rende meglio ad alta quota.

b)L'amore.
La vicinanza di Ciccio mi alleggerisce ogni fatica.

c)Mamma e Papà Cole.
Superati i trent'anni la convivenza, anche se part time, con i propri genitori è contro natura e psicologicamente deleteria.

Voi che dite?
C'è chi ha la suocera presente, ossessiva e soffocante.
E si lamenta.

C'è chi ha la suocera perennemente assente.
E si lamenta.

C'è chi ha la suocera che adora e vizia i nipotini.
E si lamenta.

C'è chi ha la suocera che ignora i nipotini.
E si lamenta.

C'è chi ha la suocera indipendente, competitiva ed ipercritica.
E si lamenta.

C'è chi ha la suocera imbranata.
E si lamenta.

Io ho la suocera che ama Berlusconi.
Che dovrei dire, eh?
Maestra E. sognava di trascorrere la propria vecchiaia leggendo i tuoi libri. Te lo ricordi, Jane?

Assolutamente no.
Ma non potrò mai dimenticare quando il mio professore di italiano mi raggelò con un: "Lei non sa proprio scrivere signorina Cole."

Una brillante carriera da romanziera è stata stroncata da una crudele memoria selettiva.
Una serie di meravigliosi best seller non vedranno mai la luce a causa di un professore un poco stronzo.
La facciona di Moccia troneggia nelle vetrine della Feltrinelli al posto del mio adorabile visino per colpa del destino beffardo.

Per fortuna c'è il blog per sfogare l' incontinenza verbale e gli attacchi di incoercibile stupidera.

Jane oggi ha conosciuto Rabb-it.
Il mondo virtuale e quello reale si sono uniti, permettendo a due donne che non si erano mai viste prima di passare qualche ora assieme, chiacchierando come se si conoscessero da tempo.

Jane oggi ha incontrato Elastigirl.
L'ha guardata con adorazione, l'ha ascoltata rapita, ha riso ad ogni sua battuta, le ha stretto la mano e si è sentita completamente cretina.
Avere di fronte una persona di cui sai tante cose, mentre lei ignora anche il tuo nome, dà una certa sensazione di straniamento.

Jane oggi ha parlato con la favolosa Tata Lucia.
La vostra blogger, messa di fronte al proprio mito televisivo, non sapeva se piangere, ridere o buttarsi in ginocchio in adorazione.
Per fortuna è riuscita a darsi un contegno e si è limitata a farsi autografare un libro.

Nonostante la pioggia battente, gli autobus impazziti ed un fastidioso mal di testa, Jane si dichiara completamente soddisfatta del pomeriggio appena trascorso.
Dopo l'agghiacciante plastico della villetta di Cogne.

Dopo essersi aggirato tra i terremotati e le macerie d'Abruzzo come un vampiro pronto a succhiare fino all'ultima goccia di dignità ai propri concittadini.

Ieri Bruno Vespa ha dedicato l'ennesima puntata al delitto di Garlasco, con la teatrale e assolutamente inutile presenza di una bicicletta in mezzo allo studio.

Quando pensi che abbia raggiunto il fondo, lui è in grado di stupirti: prende una pala e si mette a scavare.
Poco prima della mia partenza per Berlino, mammaCole venne colpita da uno dei suoi frequenti ed inopportuni attacchi da "chioccia psicopatica":
"E se io e papà venissimo con te in Germania? Solo i primi giorni, giusto per aiutarti?"

Io declinai gentilmente l'allettante proposta:
"Ma sei matta?"

E anche papàCole catalogò l'ideona di mia madre come: follia momentanea da ansia per l'imminente distacco.

Per farla stare tranquilla le proponemmo un viaggio in terra teutonica a novembre: sarebbero venuti a trovarmi per sincerarsi delle mie condizioni e portarmi tutte le cose che, nel frattempo, avrei sicuramente scoperto di aver dimenticato.

Quando andai a prenderli all'aeroporto, facemmo fatica a riconoscerci tra noi.
Loro, in mezzo ai tedeschi, mi sembrarono ancora più bassi del solito.
Ed io ero ormai mimetizzata con la popolazione indigena, essendo passata dallo stile "Lady Marian dei Gianduiotti" a quello "Meg Ryan Dei Poveri" ed avendo cominciato ad abbinare colori e vestiti in maniera del tutto casuale.(*)

Berlino accolse i miei genitori come, due mesi prima, aveva accolto me. Con lo smarrimento dei bagagli.
Trascorremmo due ore tra l'ufficio della Swissair ed il deposito degli oggetti smarriti: palleggiati tra una ragazzetta svizzera, simpatica come una forma di groviera andata a male, ed una coppia di operai tedeschi, decisamente più gentili, ma altrettanto disinformati. Quando ormai avevamo perso ogni speranza riuscimmo a rientrare in possesso delle valigie e, soprattutto, del mio lettore cd che tanto mi era mancato fino ad allora.

Per i tre giorni successivi, vestendo i panni della guida turistica, scorrazzai i miei genitori per tutta la città.
Per prima cosa li portai allo studentato dove, nel giro di cinque minuti, conobbero i miei vicini più surreali:
il misterioso ragazzo coreano che, causa insormontabili problemi di lingua, parlava poco e solo con pochi eletti;
il "professore" vietnamita, docente momentaneamente prestato all'Europa, che custodiva nella propria camera la strumentazione sufficiente per procedere indifferentemente alla fusione a freddo, alla costruzione di uno shuttle o alla preparazione dei tortelli di zucca;
il cinese ipercinetico, strabordante così tanto entusiasmo ed energia vitale, da essere considerato dai più molesto o semplicemente molto strano;
e "laDonnaFantasma", ragazza di ignota provenienza, che usciva dalla propria stanza solo per riempire un bollitore in cucina e poi, veloce com'era venuta, tornava a rinchiudersi in camera. Senza proferire parola alcuna e senza alzare lo sguardo dal pavimento.

Dopo essersi assicurati che non dormissi sotto un ponte e che non condividessi la mia vita con spacciatori, terroristi o serial killer, i miei genitori furono pronti per il tour de force che avevo preparato per loro.
Il tempo era poco e le cose da vedere tante.
Iniziammo con il Mauermuseum, dove potemmo osservare i numerosi e sorprendenti reperti che testimoniano i tentativi di fuga attraverso il muro.
Proseguimmo con la Nuova Sinagoga che, oltre ad essere il più grande luogo di culto ebraico in terra tedesca, è un edificio di una bellezza disarmante.
Godemmo di una suggestiva vista della città dalla cupola del Duomo.
Ci perdemmo tra le mille sale del Pergamon-Museum, dove sono raccolte imponenti opere monumentali e la riproduzione dell'uomo dei miei sogni: Attalo. (Voi non avete idea di quanto sia bello visto dal vivo!)
Passeggiammo davanti al Reichstag: il parlamento dall'avveniristica cupola trasparente.
Restammo incantati di fronte alla Porta di Brandeburgo, a cui nessuna fotografia potrà mai rendere giustizia.
E ci arrampicammo per la mitica Siegessaule, che con i suoi 285 gradini mise a dura prova la resistenza psicofisica di papàCole.

Dimostrando che lo spirito di adattamento è un tratto genetico, durante la loro breve permanenza berlinese i coniugi Cole, tra una scarpinata e l'altra, riuscirono anche a stringere amicizia con una coppia spagnola, ospite nel loro stesso albergo, e con un panettiere che aveva un negozio nelle vicinanze. Quale lingua utilizzassero per comunicare mi è tuttora oscuro.

*(promemoria: ricordarsi di bruciare tutte le foto che mi ritraggono bionda e procedere all'eliminazione fisica sistematica di tutti coloro che sono stati testimoni di quel buio periodo del mio look)

Continua...

Prologo, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9


Il giorno di Pasqua CuginoA, SorellaCole e Jane hanno fatto una cosa che non facevano da tanto: si sono ritagliati del tempo solo per loro.
Niente mariti, niente fidanzati, niente mogli: solo loro tre, come quando erano piccoli. Quando Jane era una bimbetta di quattro anni, con la testa piena di ricci e le guanciotte tonde; quando CuginoA, di poco più grande, sfoggiava delle orecchie con cui avrebbe potuto sfidare Dumbo in una gara di volo; quando SorellaCole, ancora preadolescente, era solo un pallido abbozzo della splendida ragazza che sarebbe diventata in seguito.
I tre marmocchi adoravano il telefilm di Batman, quello con il protagonista più pingue che palestrato, le scenografie di cartapesta ed i combattimenti esilaranti.
Amavano così tanto lo show da cercare di reinterpretarlo a loro modo. Cugino A., in piena sindrome da maschio alfa, si auto eleggeva uomo pipistrello. SorellaCole, in qualità di "donna" del gruppo, esigeva per sé il ruolo di Batgirl.
Jane, la più piccola del trio, veniva costretta dagli altri due a rivestire i panni di Robin. Personaggio minuto e sfigato, la cui unica funzione era quella di cacciarsi nei guai.

In occasione di questa rimpatriata i tre compagni di giochi, ormai troppo cresciuti per entrare nelle calzamaglie da supereroi, hanno preferito un passatempo molto più banale: sono andati al cinema.

Dopo aver incrociato le pellicole in programma, con le sale più vicine ed i gusti personali, la loro scelta è caduta su la commedia di Carteni: “Diverso da chi?”
Un film divertente, soprattutto nella rappresentazione del mondo della politica, con i giochi di potere, le primarie farlocche, il centrosinistra sempre sull’orlo dell’autodistruzione ed il centrodestra sfacciatamente populista.
Meno riuscita la parte in cui la vicenda pubblica lascia lo spazio a quella privata: la trama tende a sfilacciarsi un po’, il ritmo ne risente ed Argentero non risulta all'altezza del ruolo, non riuscendo a dare spessore al proprio personaggio, ma riducendolo a tratti all'ennesima macchietta gay.
Promossi, invece, Nigro e la Gerini.
Nel complesso 102 minuti gradevoli, arricchiti dalla buona compagnia ed una confezione extra di pop corn.

Ora vi saluto: io ed i miei compari dobbiamo correre a salvare il mondo!
Tutto ebbe inizio con un innocuo viaggio a Padova insieme a Bortolami. L'Italia del rugby era in crisi e noi decidevamo di fondare una nuova squadra con l'obiettivo di garantire un futuro alla palla ovale azzurra.

Due settimane fa fu la volta dell' Ex Pazzo. Il crucco aveva aperto un blog ed era diventato famosissimo scrivendo centinaia di post improntati al dileggio della di lui ex fidanzata: io.

Mercoledì scorso, in un crescendo surreale e preoccupante, godevo di una cena con annessa piacevole conversazione in compagnia di quell'ominide che risponde al nome di Fabrizio Corona.

Per finire, l'altra notte mi sono ritrovata seduta ad un convegno del Popolo delle Libertà con l'imperatore Silvio che pontificava dal palco ed io, in mezzo agli altri, a bermi ogni parola in religioso silenzio e composta rassegnazione.

Nell'attesa che il mio inconscio riacquisti l'equilibrio (evidentemente) perduto, mi affiderò alle flebo di caffè: meno dormo e meglio è.

(Foto tratta dal sito de La Repubblica )
Ciccio è interista.
Jane juventina.

Ciccio ama il calcio.
Jane preferisce il rugby.

Sabato sera i due innamorati andranno allo Stadio Olimpico di Torino a vedere il "derby d'Italia": juventus-inter.

Ciccio è agitato come un bambino alla vigilia di Natale.
Jane un po' meno.
C:"Mi porto la macchina fotografica e pure il binocolo"
J:"Io potrei portarmi qualcosa da leggere"
C:"Ma come? Non sei contenta? Non sei eccitata?"
J:"'nsomma"

Jane qualche mese fa andò a vedere la nazionale di rugby e, come ben ricorderete, allora era decisamente più impaziente.
Perché?
Ma come perché? E ve lo devo pure spiegare?
(Sergio Parisse, meraviglioso capitano della nazionale italiana di rugby: bravo e bello)

(Zlatan Ibrahimovic, attaccante dell'inter: bravo e basta)

Non c'è paragone. No no.
Nel 1976 in Friuli viveva un ragazzotto dinoccolato, con una simpatica faccia da schiaffi, poca voglia di studiare e molta di correre dietro alle ragazzine.
Una sera, mentre giocava a calcio con gli amici, un boato sordo squarciò l'aria e la terra gli tremò sotto i piedi.

Nei giorni successivi vide solo distruzione e morte. E quando una scossa di assestamento particolarmente forte lo colse nel sonno, non ebbe la prontezza di cercare riparo, ma si accucciò sotto le coperte, convinto che fosse giunto anche il suo momento.
Ma così non fu.

Quel ragazzino è cresciuto ed ora è un uomo. Il mio.
No, non sono scappata ai Caraibi.
No, non mi hanno rapita gli alieni.
No, non mi è esploso il PC. Anche se ultimamente sta dando preoccupanti segni di insubordinazione.

In questo periodo latito dal mio e dai vostri blog a causa di una gravissima e cronica mancanza di tempo.
Peccato, avrei vari argomenti interessanti di cui parlarvi:
la suocera che vorrebbe farmi il bagno nell'acqua santa;
Tutankamon, il collega infermiere, simpatico come un gatto attaccato alle mutande e vitale come una mummia egizia;
e la sorprendente mammaCole che, rassegnatasi all'idea di avere Ciccio come genero, ha deciso di farmi il corredo. Aiuto!!!

Per ora dovrete "accontentarvi" di una delle cose più carine che offre la TV in questo periodo: "La storia minima dell'arte" di Natalino Balasso.

Originale e divertente.

In terza media Jane andò in gita in una ridente località piemontese, dove ci si poteva dedicare all'equitazione, al tennis, al tiro con l'arco ed anche al nuoto.

Durante un'ora trascorsa in piscina, la piccola e fragile ragazzuola fu vittima di uno scherzo da parte di Max. Un compagno affatto piccolo ed affatto fragile: un metro e 60 per 100 kg.
L'"esile virgulto" attaccò la malcapitata alle spalle e cercò di infilarle la testa sott'acqua, ma la giovine se ne stava appoggiata con i gomiti al bordo della vasca e così, invece di finire direttamente sotto, prima subì un'iperestensione del collo.
Un dolore pazzesco!!!

Nel giro di pochi minuti ella divenne rigida come uno stoccafisso e per qualche giorno non poté girare la testa né a destra né a sinistra.
Ma quando mammaCole, furiosa con il buzzurro che tanto dolore aveva provocato alla sua bambina, minacciò di andare a parlare con i genitori di lui, la piccola Jane si oppose.

Il misfatto,dunque, passò impunito, ma la vostra blogger non ne ha mai perso memoria. A distanza di anni, il collo continua a darle periodicamente fastidio. Finora erano doloretti sopportabili, ma la settimana scorsa, per un banale colpo d'aria, si è ritrovata completamente bloccata.

L'altra notte, nel proprio letto di dolore, ella ha passato il tempo a pensare al suo compagno di scuola ed a pentirsi di non averlo preso a mazzate o almeno ad insulti quando se lo sarebbe meritato.
Insonne e dolorante, si è cullata nell'illusione che, per giustizia divina, anche il perfido Max fosse sveglio, preferibilmente in balia di un attacco di colite.

Jane Pancrazia Cole ha compreso cos'è il Rancore.
Sabato, mammaCole e le sue figliole hanno tessuto la tela del loro piano diabolico. Obiettivo da perseguire: raggirare lo sprovveduto papàCole e mantenerlo all'oscuro della festa prevista in suo onore alle 22 e zerozero.

La mamma ha cercato di tenerlo occupato tutto il pomeriggio, stordendolo con una serie infinita di compiti da svolgere e richieste da evadere. In pratica è stata rompiballe come al solito, ma questa volta l'ha fatto per una buona causa.
Jane si è occupata della parte dolciaria: ha ordinato una torta mastodontica e delle paste secche dal peso specifico pari a quello del piombo e poi ha occultato il tutto; resistendo stoicamente alla tentazione di intrattenersi in una solitaria orgia di panna e cioccolato.
SorellaCole, detta anche GolaProfonda, si è concentrata sul compito affidatole: non spifferare niente. Lei, consapevole dei propri limiti, per sfuggire qualsiasi tentazione, si è chiusa in casa, ha staccato il telefono e si è imboscata nello sgabuzzino a risolvere sudoku per tutto il giorno.

Alle 20 e zerozero, in perfetto orario con il rullino di marcia, l'allegra famigliola ha messo i propri piedini sotto il tavolo del ristorante ed ha proceduto all'ordinazione di lussuriosi piatti a base di pesce.
Tra vongole, cozze e scampi il tempo è volato, ma mentre il festeggiato si abbandonava all'estasi ittica, i cospiratori non hanno perso d'occhio l'orologio ed alle 21 e quarantacinque erano tutti sazi, incappottati e pronti per tornare a casa.

La mater familias, preso il consorte sotto braccio, ha proceduto lentamente, molto lentamente, molto molto lentamente verso la Cole macchina.
Mentre le figlie ed il genero preferito (beccati questa Ciccio!) sono zompati sull'auto di quest'ultimo. SorellaCole non ha avuto neanche il tempo di esclamare: "Mi raccomando, dobbiamo fare in fretta!", che il di lei marito era già partito sgommando.
Un percorso di un quarto d'ora è stato compiuto in 5 minuti scarsi: Jane, per la paura, ha perso un paio di anni di vita, ha acquistato qualche capello bianco ed ha visto la Madonna ad un semaforo.
Ma l'importante è che i tre siano arrivati in tempo per tirar fuori le vettovaglie ed accogliere gli ospiti.

Alle 22 e zerozero, papàCole ha aperto la porta ed ha trovato ad attenderlo una casa piena di parenti ed una tavola imbandita.

All'1 e 30, quando l'ultimo invitato si è chiuso la porta alle spalle, il capofamiglia ha esclamato: "Che fortuna che abbiano avuto tutti l'idea di presentarsi qua alla stessa ora. Sembrava quasi una cosa organizzata!"

E' ufficiale: non siamo noi ad essere delle moderne Mata Hari, abili nel tessere piani diabolici, è lui ad essere un tantino rimbambito.
Ma a noi piace così.

Tanti auguri papà!
Domani, 7 marzo, papàCole compirà la bellezza di 70 anni tondi tondi.
Per l'occasione le sue donne hanno organizzato una cena con annesso party a sorpresa.
In un tripudio di cozze, spaghetti allo scoglio, torta e pasticcini il pater familias verrà festeggiato da tutto il parentame al gran completo.

Ci saranno tutti.
Tutti tranne Ciccio.
Egli non può sollevare l'augusto sederone dal Trentino, ha da fare, si scusa tanto, ma non può abbandonare degli impegni inderogabili.

Jane non è arrabbiata.
No.
E' proprio inc@zz@ta nera.
Il senatore Franco Orsi del PDL ha prodotto una bozza di legge per liberalizzare la caccia. Il risultato è un'accozzaglia di mostruosità rivoltanti.
L'elenco completo lo trovate a questo link, io intanto vi segnalo alcune perle:
  • eliminazione delle specie "particolarmente protette", come orsi, lupi o aquile reali, che in Italia non godranno più delle protezioni previste dalla normativa comunitaria;
  • licenza di caccia a partire dai 16 anni, del resto non si è mai abbastanza giovani per imbracciare un fucile;
  • sanzioni amministrative per le regioni che oseranno proteggere più del 30% del proprio territorio.

Volete un orso marsicano impagliato in salotto? O preferite un lupo adattato a portaombrelli?
Niente di più facile. Basta che attendiate che questa legge aberrante passi ed ogni vostro desiderio potrà essere avverato.

Se invece, come me, inorridite di fronte a tutto ciò, correte a firmare questa petizione e spargete la voce.

2 anni fa vedeva la luce Radio Cole.
Avrei potuto ignorare la ricorrenza, oppure farne solo un sobrio accenno, ma perché???
Meglio un post di pura e delirante autocelebrazione: molto più soddisfacente!







Si ringraziano per la gentile partecipazione Marilyn, Stevie, Tina e Paul.
L'inizio della giornata era annunciato dalla sveglia del mio vecchio cellulare, potente quanto la sirena di una nave ed irritante quanto l'antifurto di un'auto.
Dopo averla lasciata suonare più volte, mi decidevo a sgusciare da sotto il piumone mossa a pietà dalle suppliche della mia vicina:
"Janeeeeeeee bitteeeeeeeeeee"


Avvolta in un pigiamone da Teletubbies strisciavo ad occhi chiusi fino alla cucina, dove incontravo il mio "compagnuccio di merende" preferito: Fumiki aus Japan.
Io pucciavo dei burrosissimi biscotti crucchi in un caffè macchiato, lui ingurgitava rumorosamente una zuppa liofilizzata, giunta direttamente dal Sol Levante.
Tra uno sbadiglio e l'altro ci scambiavamo le nostre quattro chiacchiere di rito:
"Quand'è nato Gramsci?
Quand'è morto?
E Mazzini?
Ma Jane non ti ricordi niente???"


Grugnendo e maledicendo i giapponesi appassionati di politica italiana, correvo ad occuparmi della mia trasformazione da informe pupazzone colorato a giovane e fascinosa studentessa. Il più delle volte però, data la mancanza di tempo, la muta non era completa ed il risultato finale lasciava molto a desiderare.

In perenne ritardo, correvo a prendere l'autobus per dare inizio alla mia transumanza, che mi avrebbe portato dallo studentato all'ospedale.
Più di un'ora tra bus, U-bahn e poi ancora bus.
Mezzi pubblici puntualissimi, a differenza di quelli italiani e pieni di adolescenti brufolosi, rumorosi e molesti, proprio come quelli italiani.

Finalmente giunta alla clinica universitaria Benjamin Franklin mi tuffavo nell' Humanmedizin, scoprendo ogni giorno nuove differenze tra la facoltà berlinese e quella sabauda.
Dal punto di vista prettamente didattico, Torino non ha niente da invidiare a Berlino, anzi.
Ma per quanto riguarda la qualità della vita degli studenti, in Germania stanno su un altro pianeta, più evoluto e civile.

A Berlino molti studenti di medicina addobbano il proprio camice con foulard e spillette. Niente di eccessivo o ridicolo, ma solo un tocco di colore adatto alla giovane età e comunque mai in contrasto con la serietà richiesta dal luogo.
A Torino, se fai una cosa del genere, nella migliore delle ipotesi uno specializzando ti cazzia, nella peggiore il primario stesso ti umilia davanti al maggior numero di persone possibile.

A Berlino gli studenti hanno a disposizione un guardaroba con tanto di gentile e paciosa guardarobiera.
A Torino, se sei fortunato puoi depositare le tue cose in un armadietto, ma il più delle volte devi abbandonare borse e giacconi sulle panche degli spogliatoi, affidandoti speranzoso all'onestà degli altri o imbottendoti il camice con portafogli, cellulare, chiavi, etc...

A Berlino gli studenti spesso mangiano a lezione davanti ai professori. Non parlo di veri e propri pasti, ovviamente, ma di snack e bibite necessari per non crollare dopo aver corso da una lezione all'altra e da un reparto all'altro, senza aver avuto il tempo di andare in mensa.
A Torino mi è capitato di assistere ad una scenata per una bottiglietta d'acqua:
"Le sembra educato bere mentre io spiego?"
"Ma avevo sete"
"E allora? Le sembra il caso???"
"Ma ci sono 30 gradi in quest'aula"
"Voi giovani non sapete cos'è il rispetto!"


A Berlino una studentessa veniva a lezione con il bimbo nel passeggino e nessuno, tranne me, sembrava trovare la cosa degna di nota.
Lei era iscritta a medicina, ma aveva anche un figlio da allattare, quindi lo portava con sé e le rare volte che il piccolo cominciava a frignare, usciva dall'aula rapida, senza disturbare nessuno.
A Torino: la gravidanza durante il corso di laurea? Fantascienza.
Durante la specializzazione? Mal tollerata.
Durante i primi anni di lavoro? Ma scherziamo?

Vi state chiedendo perché sono tornata in Italia?
Me lo sto chiedendo anch'io.



Continua...

Prologo, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8
Vi ricordate la foto che postai il 30 novembre del 2008?
In Trentino nevicava e il paesaggio era completamente imbiancato, perfetto per le feste natalizie che si stavano avvicinando.



Durante questi mesi la neve ha continuato a scendere ad intervalli regolari.
Silenziosa, infida ed inarrestabile si è depositata sugli strati precedenti.
Fiocco dopo fiocco, centimetro dopo centimetro ha preso il controllo delle nostre vite senza darci la possibilità di opporci.

Il sole primaverile è ancora lontano e la situazione attuale è questa:



Non vi facciamo neanche un po' di pena?

L'amico blogger si vede nel momento del bisogno!
Munitevi di spargi sale o spazzaneve.
Troppo impegnativi?
Ok, andranno bene anche delle semplici pale.
Troppo faticoso spalare?
Sono ben accetti pure pentole di acqua bollente o phon.
Ma venite a darci una mano.
Vi prego!!!!!

Corriamo il rischio di aprire la finestra e ritrovarci la neve in soggiorno ed a quel punto le mie urla belluine
"Accidenti a me e a quando mi sono messa con un montanaro! La prossima volta mi trovo un fidanzato ai Caraibi!!!"
potrebbero provocare una valanga.
Buon viaggio.


(1/2/2009 "Che tempo che fa")
Jane e Ciccio sono fatti l'uno per l'altra.
Il loro è un perfetto connubio di corpi ed anime.

Lui sporca?
Lei pulisce.

Lui guarda rapito un orrido film di Steven Seagal?
Lei lo tormenta fino allo stremo per potersi vedere SOS tata.

Lui, affetto da sbadataggine cronica, perde ogni giorno il cellulare in giro per l'ufficio?
Lei lo chiama in modo che, seguendo lo squillo, il telefono venga ritrovato.

Lei parte periodicamente verso la città dei gianduiotti?
Lui resta inamovibile tra le montagne trentine.

Lei beve un caffè veloce in cucina, ma si strozza ed inizia a tossire come un'ottantenne bronchitica?
Lui, che fino ad un secondo prima dormiva profondamente, zompa giù dal letto per soccorrerla e sincerarsi di non essere diventato prematuramente vedovo.

Lei guarda per la milionesima volta una pubblicità chiedendosi: "Ma che cavolo dice il babbione???"
E lui finalmente le svela l'arcano: "Tutti i de'. Tutti i giorni."

Ma voi l'avevate capito?
Domani uscirà nelle sale cinematografiche l'horror "Il respiro del diavolo".
La trama è la seguente: un bambino viene rapito, ma egli si rivela ben presto non un indifeso frugoletto, bensì un essere demoniaco.
I rapitori da carnefici diventano vittime, perendo uno dopo l'altro sotto gli occhi spiritati e il sorriso soddisfatto dell'orrido nano malefico.

Vi starete chiedendo: "ma perché la nostra cara Jane, donna di squisita intelligenza, simpatia travolgente e fascino irresistibile, dedica un post a cotale vaccata?"
Vi rispondo subito.
Ad attirare la mia attenzione è stato il trailer che sta passando in questi giorni in TV e soprattutto la frase con cui si conclude:
"ispirato ad un'inquietante fatto di cronaca"

Ma de che?
In quale parte del mondo è mai successo un fatto riconducibile a questa storia?
A voi risultano bambini posseduti recentemente rapiti? Dove? Nella mente bacata del "signorEaglePictures" forse?

E' risaputo che per fare pubblicità ad i propri film le case di distribuzione se ne inventino di ogni, ma questa è davvero tremenda.
I navigatori chiedono.
Jane risponde.


Come faccio a sposare Mirco Bergamasco?
Mirco Bergamasco? Quel Mirco Bergamasco?
Il quarto di manzo ritratto mentre si copre le pudenda con un pallone da rugby?
Come fai a sposarlo? Ma che domanda è?
Il problema vero dovrebbe essere: "come faccio a sedurlo ed approfittare ripetutamente del suo statuario corpo?"
"Come faccio a legarlo al letto?"
"Come faccio a ridurlo in mio potere?"
Chissenefrega del matrimonio: con uno così BISOGNA vivere nel peccato!


tette troppo grosse
ho le tette troppo grosse
ingrassata: ora ho le tette
ingrassata: ora ho le tette grosse
Cara morbida lettrice,
perché ti crucci?
Cambia guardaroba e sorridi al destino che con te è stato tanto benevolo!


tema:quali sono le cose che dovrebbe poter fare un ragazzo di 12 anni
Ehi tu!
Dico proprio a te!
Scioperato di un preadolescente che invece di farsi i compiti da solo, googleggia in cerca di un tema preconfezionato: vergogna!!!
Spegni il computer e fila a studiare!

Non ci sono più i giovani di una volta.

(Foto tratta dal sito Giuda Maccablog)


I was having a good sleep
in my car
In the, parking lot of the
Showboat Casino hotel

I say, "I remember you
you drive like a PTA mother"
You brought me draft beer
in a plastic cup

I'm feeling thankful
for the small things, today
I'm feeling thankful
for the small things, today

Happy, Happy Birthday to me
Happy Birthday to me
and to you

Happy, Happy Birthday to me
Happy Birthday to me
and to you-ah

I'm feeling thankful
for the small things, today
I'm feeling thankful
for the small things, today

I remember you
I crashed your wedding
With some, orange crepe paper
and some Halloween candy

A sometimes
I wish I were Catholic
I don't know why
I guess I'm happy to see your face
at a time like this

Happy, Happy Birthday to me
Happy Birthday to me
and to you-ah

Happy, Happy Birthday to me
Happy Birthday to me
and to you-ah

Happy Birthday baby, to me
Happy Birthday, to me
Happy Birthday, to me
Happy Birthday, to me

(La qualità audio del video è una vera ciofeca, se non conoscete la canzone vi consiglio di ascoltarla qui)


Oggi Jane ha tagliato il traguardo dei 32 anni.
E pensare che ne dimostra 22 e se ne sente 12!

In queste ultime settimane Jane è stata risucchiata dal delirio degli acquisti prenatalizi, dalla tradizione del tipico Natale di casa Cole, dall'organizzazione del capodanno tra i monti, dalla casa perennemente da ordinare e ristrutturare e dal lavoro da rincorrere e difendere con le unghie e con i denti.

Le giornate lunghe ed intense hanno logorato Pancrazia che, oltre a non riuscire più a dedicare del tempo al proprio blog e soprattutto a quelli dei suoi amichetti, sta dando inquietanti segni di stanchezza.

L'apoteosi è stata raggiunta questa mattina.

La vostra blogger è stata svegliata dalla fragorosa risata di Ciccio.
Egli la guardava e rideva.
E più la guardava e più rideva.

Jane allibita osservava il proprio consorte, iniziando a dubitare seriamente della di lui sanità mentale.
Lui la guardava e rideva. Ella lo guardava e non capiva.
E più lo guardava e meno capiva.

Ma improvvisamente, a forza di guardare, la vostra blogger ha capito: Ciccio era nitido, perfettamente a fuoco.

Quella rimbambita di Jane ha dormito tutta la notte con gli occhiali sul naso: urge una vacanza.
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