questa è la prima lettera che ti scrivo.
Te la scrivo per farti gli auguri di buon compleanno ma, com'è nel mio stile, sono in ritardo. Avrei dovuto farlo prima ma testa e cuore erano troppo confusi. Sentimenti, pensieri, emozioni, ci ho messo tutti questi giorni per farci un poco d'ordine.
Quando due anni fa ho saputo che saresti arrivato, arrivato per davvero, che non eri solo un sogno o una speranza ma un puntino lontano in lento ed inesorabile avvicinamento, mi si è aperto un mondo tutto nuovo. La famiglia Cole si allargava e soprattutto si allungava. Gettava il cuore oltre l'ostacolo. Spostava i propri orizzonti un poco più in là.
Io per molti, troppi, anni sono stata la più piccola, l'ultima arrivata. Quando sono venuta al mondo c'erano già tutti: il nonno, la nonna e persino la tua mamma. Sì, tecnicamente non erano ancora entrati a far parte della famiglia il tuo papà o lo zio Ciccio ma di tutti noi, di quelli con lo stesso sangue, io ero l'ultima.
Lo stesso sangue, appunto. Due anni fa dissi a tuo zio proprio così: "Voglio bene ai miei nipotini acquisiti ma lui sarà una cosa diversa, lui sarà figlio di mia sorella, sangue del mio sangue."
Lo so che, per quello che ci riguarda, tecnicamente questa è una fesseria ma insomma quello che volevo dire era che: la vita è imprevedibile, le persone vanno e vengono, le famiglie si allargano e si restringono, gli amori finiscono e le amicizie si sfilacciano ma i bambini, che siano figli o nipoti, quelli no, quelli arrivano e restano per sempre.
Fra 5, 10, 15 o 20 anni tu ci sarai ancora ed io ci sarò. Per te. Sempre.
Per la maggior parte delle persone "aspettare un bambino" significa guardare una pancia crescere. Poi ci sono quelli come noi, quelli per cui "aspettare un bambino" significa aspettare, aspettare sul serio.
Aspettare una telefonata ed un abbinamento. E così che lo chiamano, un abbinamento. Una famiglia per un bambino. La famiglia giusta per il bambino giusto.
Prima ci sono gli psicologi, poi gli assistenti sociali, gli incontri, i gruppi di supporto. E intanto si aspetta, si spera, delle volte si ha l'impressione che basti allungare un poco di più le braccia per arrivarci e delle volte sembra che per quanto si faccia, per quanto si aspetti, per quanto si sia delle brave persone, questo bimbo non arriverà mai.
La tua mamma ed il tuo papà ti hanno aspettato tanto e noi con loro.
Quanta è stata lunga la strada e quanto sembra breve ed insignificante a ripensarci adesso. Una strada che i tuoi genitori hanno intrapreso ancora prima che tu poggiassi i tuoi piedini su questa terra. Una strada che per quasi due anni tu hai dovuto percorrere da solo. Anzi no, solo no, solo mai, perché hai avuto chi si è preso cura di te, gente per bene che ti ha aperto il proprio cuore e la propria casa e che per questo avrà per sempre la mia riconoscenza.
Tu non avrai memoria di loro ma loro di te, il bimbo forte che amava la musica.
Sei così piccolo, PrincipeV, ma hai già tante persone al mondo che ti amano e ti portano nel cuore. Non scordarlo mai.
Finalmente, una settimana fa, la tua mamma ed il tuo papà sono venuti a prenderti, hanno attraversato terre e lingue diverse, hanno macinato chilometri e perso ore di sonno. In questi giorni vi state conoscendo e amalgamando, state intrecciando i fili delle vostre esistenze, state scambiandovi baci e urla, tenerezze e capricci.
Per adesso io ho potuto vederti solo in cam ma siamo già diventati grandi amici, non è vero? Ieri, per la prima volta, hai detto "ciao zia" ed io ho scoperto cos'è l'amore, l'amore vero. Tu sei l'uomo della mia vita, zio Ciccio già lo sa e si è messo l'animo in pace, sei il piccolo di casa, sei la nuova gemma sull'albero, il fiume che arriva fino al mare, la tartaruga che corre verso l'acqua. Tu sei un miracolo ed una benedizione.
Tu sei tutte queste cose assieme e sei soprattutto mio nipote.
Nipote, mi riempio la bocca ed il cuore con questa parola e trabocco d'orgoglio perché neanche nei miei più rosei sogni tu saresti potuto essere meglio di quello che sei.
Tu sei tu.
Era te che stavamo aspettando.
Spesso in questi mesi, quando raccontavo di te la gente mi diceva "E' un bambino fortunato", ed io rispondevo "Siamo noi ad essere quelli fortunati". Ed è proprio vero. E' così. Siamo noi ad essere fortunati perché il destino ha fatto incrociare le nostre vite. Perché noi avremo l'onore di vederti crescere. Perché sei un gran testone ed un terremoto, perché quando ti arrabbi urli con una vocetta acuta che non perdona e quando ridi ti si muove tutta la pancia, perché sei uno spericolato con un sorriso dolce, perché sei un tiranno con l'animo del Re Buono. Insomma perché tu sei un normale e sano bambino di due anni.
Fra qualche settimana finalmente ci incontreremo, intanto io continuo ad aspettarti. Sono qua per te e ci sarò per sempre perché tu sei mio nipote, sangue del mio sangue.
Tanti auguri PrincipeV,
tua zia Jane,
anzi no, tua zia Rò.
L'avevate capito che amo darmi un tono da grande pensatrice ma in fondo sono ignorante ed intellettualmente pigra. L'avevate capito che faccio la sofisticata ma in realtà sono di gusti semplici e molto nazionalpopolari. L'avevate capito che dietro questa scorza di donna tutta d'un pezzo si nasconde una mollacciona. L'avevate capito che ho un cuore tenero. E soprattutto l'avevate già capito che di musica io non c'ho mai capito una mazza. No?
Non l'avevate capito?
Vorrà dire che lo capirete ora.
Ora che dovrete finalmente aprire gli occhi e guardare coraggiosamente in faccia la realtà. Ora che non potrete più nascondervi dietro l'affetto che provate per me. Ora che è giunto il momento che anche voi sappiate, amici miei.
Che sappiate ciò che ho cercato di celare agli occhi di tutti, ciò che ho nascosto persino a me stessa. La mia gioia e la mia vergogna.
Ebbene sì.
Mi piace.
Mi piace tanto.
Non riesco più a farne a meno.
Mi esalta. Mi commuove. Mi smuove l'anima. Mi alleggerisce la testa e riempe il cuore. Mi fa agitare il sedere ed alzare le braccia. Mi tarantola i piedi ed elettrizza i riccioli.
Io, Jane Pancrazia Cole, quando ascolto l'ultima canzone di Jovanotti butto alle ortiche dignità e buon gusto e mi esalto come l'ultima delle romantiche quattordicenni sprovvedute.
Mi piace il ritmo, mi piace l'energia, mi piace l'idea "che attraversiamo il fuoco con un ghiacciolo in mano", mi piace persino la voce inadeguata e la zeppola dell'eterno Lorenzo.
Amici miei, vi chiedo aiuto.
Lo chiedo soprattutto a voi, Alligatore, Marco ed Alessia, gente che di musica ci capisce sul serio. Ma lo chiedo anche a tutti gli altri, che mi vogliono bene, che mi leggono con pazienza e simpatia.
Mettetevi una mano sulla coscienza e aiutatemi. Fatemi uscire dal tunnel. Consigliatemi qualcosa di più dignitoso d'ascoltare quest'estate. Qualcosa che mi faccia tornare sulla retta via. Che mi esalti. Che mi commuova. Che mi smuova l'anima. Che mi alleggerisca la testa e mi riempia il cuore. Che mi faccia agitare il sedere ed alzare le braccia. Che mi tarantoli i piedi ed elettrizzi i riccioli.
Niente di più, niente di meno.
Ariecchime, sono di nuovo qua.
Lo so cosa state pensando: "A questa le dai una mano e si prende tutto il braccio"
"Ha scoperto il fascino dei riflettori e ora non ce ne liberiamo più"
"Il prossimo anno, minimo minimo, ce la troviamo all'isola dei famosi, 'sta fanatica!"
E invece no!
Razza di carogne malfidate!
La mia presenza qua è giustificata. Giustificatissima.
E' vero che avrei potuto usare il mio spazietto, la mia cuccia, la mia bellissima colonna laterale ma questo è un argomento importante, non volevo vi sfuggisse e quindi ho scelto di invadere nuovamente il centro della scena.
Non temete non sarà un'abitudine: supereroe ed alter ego devono condurre, per definizione, vite separate ma in alcuni rari, rarissimi casi è giusto fare delle eccezioni.
"Delitto perfetto", dissero dallo schermo.
"Otro, por favor!" disse lei.
Alzò il bicchiere e brindò a se stessa.
Batman, smesse le orecchie a punta e tirata indietro la pancetta, diventa quel gran pezzo di Bruce Wayne. Fascinoso miliardario perennemente in smoking che, con la scusa delle pubbliche relazioni, organizza un party diverso ogni sera, costringendo l'anziano maggiordomo sottopagato a lavorare fino a tardi ramazzando da terra le briciole dei salatini e buttando nell'umido il caviale avanzato.
Superman, pettinato indietro il tirabaci e riposti nel comò gli immancabili mutandoni rossi di flanella, torna ad essere Clark Kent, giornalista imbranato e disperatamente invaghito dell'odiosa gallina che risponde al nome di Lois Lane. Un'ingrata che tratta lui come una pezza da piedi ma che, nel frattempo, sogna di essere selvaggiamente e ripetutamente posseduta dal supereroe in tutina blu. A dimostrare chiaramente che la gatta morta, oltre ad essere simpatica come la peste bubbonica, ha il Q.I. di un cocomero: si vede lontano un chilometro che quei due sono la stessa persona! Svegliaaaa!!!
Spiderman, sceso dai grattaceli e smesso di limonare duro e alla rovescia con la sciacquetta rossocrinita del suo cuore, prende la macchina fotografica e rimette i panni di Peter Parker, reporter freelance e professore di scienze precario. In pratica uno di noi, che se becca quello spocchioso brevilineo di Brunetta gli fa il culo a strisce!
Jane Pancrazia Cole, superblogger supergnocca dalla penna arguta e la vivace ironia, sfilato il costumino schiacciaciccia ed il mantello ricoperto di paillettes, assume in rete le anonime sembianze di Rossana R. Non una miliardaria in abito da sera. Non una giornalista. E neanche un fotografo d'assalto. Ma una semplice articolista che, invece di parlare delle proprie sfighe o del bolso fidanzato che non la vuole sposare, discetta di argomenti serissimi e persino utili.
D'ora in poi, per seguire le gesta della seriosa Rossana R. vi basterà dare un'occhiata alla colonna di destra.
Lui non disse una parola e lei riempì la valigia.
Lui la guardò con occhi vuoti e lei gli voltò le spalle.
Lui perse l'ultima goccia di sangue e lei chiuse la porta.
Qual è uno dei più grandi spauracchi di tutti i cuochi del mondo?
Non lo sapete?
Velo dico io: il soufflé!
Che sia dolce o salato l'infido piatto fa venire i sudori freddi a tutti coloro, professionisti o meno, che si apprestino a prepararlo.
Ed un romanzo è proprio come un soufflé: ci vogliono abilità, ingredienti di qualità e concentrazione.
Ottimi cuochi e penne felici. Uova fresche ed una trama ben sviluppata. Non aprire il forno fino a cottura avvenuta, non raffazzonare un finale poco convincente.
Non siete convinti? Volete un esempio? Zafòn, sempre lui. Il mio amato/odiato Zafòn.
Nella stesura del suo libro di maggior successo, "L'ombra del vento", l'autore catalano aveva preparato un piatto dal sapore delizioso e l'aspetto incantevole. Ma gli ingredienti alla fin fine non si erano rivelati freschi, le uova probabilmente non arrivavano dal contadino di fiducia ma dal discount sotto casa, ed il soufflé invece di essere leggero come una nuvola, una volta superata brillantemente la prova del palato, ti si riproponeva peggio di una peperonata.
Zafòn allora ci ha riprovato con "Il gioco dell'angelo", ci si è messo d'impegno, ha sudato e faticato, creando una trama avvincente, meno furba e più sofisticata del libro precedente. Uova fresche e tanto genuino amore per il proprio mestiere.
Tutto sembrava procedere alla perfezione, ad ogni pagina da lui scritta e da me letta mi esaltavo, "Bravo! Così si fa, si cresce, si migliora, ogni libro deve essere un'evoluzione del precedente", blateravo nel mio orgasmico delirio da lettrice felice.
Ma poi è successo il disastro, Carlos Ruiz ha aperto il forno prima che la cottura fosse ultimata ed il soufflé si è sgonfiato triste e misero peggio del pallone di un bimbo addentato da un barboncino isterico. Lo scrittore catalano ha pasticciato, ingarbugliato, realizzato un finale così povero d'idee valide da essere quasi imbarazzante.
Che delusione.
Cosa c'è peggio di un soufflé sgonfio? Una bella storia con una fine non all'altezza.
Loro tendevano al caos primigenio.
Lei dovette soccombere.
Essendo io una donna volubile e sensibile alle lusinghe è bastato un commento della mia amica La Coniglia,
"guarda, non ti ho mai vista ma lo penso pure io...sei troppo simpatica per essere fuori forma!!!",
per farmi accantonare l' idea celebrativa del post precedente e propendere invece per un progetto leggermente diverso.
Voi cosa mi consigliate?
La tenera opzione 1?
La dinamica 2?
O la solenne 3?
Google immagini è una fonte inesauribile di scoperte e rivelazioni, che vanno dallo sfacciatamente ridicole al francamente inquietanti. Io ci passerei le ore.
Sembra incredibile. Sembra impossibile. Ma, nascosti tra la massa, dispersi in mezzo ad una folla di deficienti, esistono anche loro: gli Uomini capaci di dire la cosa giusta al momento giusto.
"Ho cambiato regime alimentare ed ho ripreso a fare un po' di moto, spero proprio di riuscire a perdere peso."
"Davvero? E perché? Secondo me stai bene così."
Santo subito!
Su YouTube lo troverò un tutorial per costruirgli un monumento celebrativo?
All'inizio avevo pensato ad una banalissima statua equestre ma quasi quasi adesso propenderei per qualcosa di discreto, minimal e molto più originale. Voi che ne dite?
Dove? Davanti alla stazione.
Quando? Dopo un mese di separazione.
Chi? Due morbidi amanti a caso.
"Amore mio, sei sempre più bella ogni volta che ti vedo"
"Tesoro mio, davvero?"
"Sì, a te invecchiare fa bene"
"..."
"No, cioè, volevo dire..."
"..."
"... non mi sono spiegato, anzi no, non hai capito..."
"Non ho capito? Mi stai dicendo che sono rimbambita? Una vecchia rimbambita?"
"Nooo"
"..."
"Non so quello che dico"
"..."
"Non sto bene"
"..."
"Sono posseduto da un alieno"
"..."
"Voglio la mamma!"
"..."
"Ti prego, di' qualcosa."
"Stanotte ti ucciderò nel sonno"
"Ma non vale! Ho anche detto che sei sempre più bella: questo non conta?"
"Certo, infatti farò in modo che la tua morte sia rapida e indolore"
"Ah, ecco. Grazie amore"
"Prego tesoro"
Gentile Sig.ra
Jane Pancrazia Cole
via degli Sbertucciati, 1
Paese dei Fessi.
OGGETTO: sinistro n. 11335262 a polizza n. 172000
Jane P. Cole
Con riferimento al sinistro in oggetto, abbiamo preso attenta nota di quanto inviatoci e ci siamo fatti sonore e grasse risate alla facciaccia sua. Ma Lei, povera illusa, davvero credeva che le avremmo rimborsato il danno? Beata innocenza!
Noi ci siamo divertiti come dei pazzi a immaginarcela mentre correva da una parte all'altra della città per fare fotocopie, recuperare scontrini e spedirci persino una raccomandata con ricevuta di ritorno e Lei, emerita boccalona, c'è cascata con tutte le scarpe. Non ci si crede!
E pensare che sarebbe bastato avvertirla immediatamente che il danno era al disotto della franchigia ma, converrà con noi, così non sarebbe stato altrettanto divertente. Non trova?
In considerazione di quanto sopra, non ci è possibile accogliere favorevolmente la richiesta di rimborso. Ma la ringraziamo con tutto il cuore, adorabile Pancraziuccia nostra, per la gioia che la sua solerzia ha portato nei tristi stanzoni della nostra assicurazione: qua erano anni che non ci si scompisciava così!
Distinti saluti.
Mondial Assicurazione "I 40 ladroni" via dei Burloni, 9000
Paese dei Drittoni.
Sarà che il treno mi stimola sempre grandi riflessioni filosofiche, sarà che un libidinoso panino con prosciutto e formaggio può ipereccitare persino i miei neuroni sopiti, sarà che da più di dieci anni gioco a fare la splendida ragazza con la valigia, sarà che considero facebook una boiata senza eguali dall'ingiustificato successo.
Sara quel che sarà ma mentre mi scapicollavo tra un binario e l'altro in quel di Milano sono stata colpita da un fulmine, da una di quelle domande che si fanno strada nella mente e richiedono a gran voce una rapida ed esauriente risposta.
Una bruciante curiosità, uno spietato tarlo, una masturbazione mentale che voglio condividere con tutti voi, miei amatissimi e pazienti lettori.
Se il ragazzotto che ha inventato il faccialibro è diventato extrasupermegamilionario, l'omino che ha avuto l'illuminazione di mettere le ruote sotto le valigie quanti soldi avrà fatto?
Per caso ne sapete qualcosa?
Si accettano solo buone notizie e lieti fine.
Vi prego non ditemi che gli hanno rubato il brevetto, che è stato infinocchiato da qualche multinazionale, che è morto solo e in povertà.
In questo periodo ho bisogno di credere nella meritocrazia.
Fatemi sognare.
Mentite pure se è necessario.
La Nutella, insoddisfatta dall'arido cracker, si lasciò irretire dalla sfacciata Baguette e dalle sue promesse d'inesplorati sapori.
E' un periodo un po' così.
Abbiate pazienza.
Burro e marmellata si unirono senza imbarazzi in un voluttuoso letto di pane caldo.
Twitter con i suoi 140 caratteri può avere un effetto nocivo ma stimolante su chi, come me, per diletto e passione scrive racconti.
Che sia ben chiaro, non m'illudo di aver inventato un bel niente, la microletteratura, nelle sue varie declinazioni, è già molto diffusa in rete.
Questo è solo un piccolo contributo, calorico ma lieve, com'è nel mio stile.
Lo sgambettare allegramente in acqua non ha accelerato minimamente la mia lipolisi ma ha affinato il mio spirito d'osservazione. E così durante i mesi passati, immersa nella broda calda con la pressione ai minimi storici e gli occhi miopi a fessura, mi sono dedicata allo studio di una curiosa figura umana e professionale: il Maestro di Acquagym. La mia è stata un'osservazione distaccata, scientifica e quasi spietata. Perché io quando faccio sport e quindi fatica divento cattiva, anzi cattivissima.
Avete presenti i nuotatori o i tuffatori?
I muscoli scolpiti?
Le spalle larghe?
Gli occhi arrossati dal cloro?
Ecco, scordateveli.
I maestri di acquagym sono una specie a parte, costoro in acqua neanche ci entrano e sono gli orgogliosi possessori di possenti fisici da lanciatori di coriandoli. Spalle strette, addominali inesistenti, gambe storte e piedi piatti.
A questo aspetto irresistibile si accompagna spesso un carattere altrettanto amabile, essi infatti dimostrano una spocchia ed un autocompiacimento che sarebbero eccessivi persino in un campione olimpionico bello come un modello di Calvin Klein, figurarsi in questi impiegati del catasto dal gluteo iposviluppato.
Ma la cosa più interessente è che, come tutti gli insegnanti che si rispettino, anch'essi sono facilmente catalogabili in due distinte categorie: i Buoni ed i Cattivi.
Nella nostra piscina si alternavano: il mercoledì ci coccolava il PoliziottoBuono, il venerdì ci massacrava quello Cattivo.
Per il primo sei sempre "Bravissima!", anche quando pisoli facendo il morto a galla, quando stai ferma come una boa a grattarti il sedere, quando fatichi a tenere il ritmo di un gruppo di arzille ottantenni. Il suo obiettivo è probabilmente quello di continuare a stimolarti ma il risultato che ottiene è solo quello di farti nascere il fondato sospetto che ti stia prendendo per il c... (Non fatemi essere scurrile, avete capito, no? Come no? Echecazzo!)
Il PoliziottoCattivo invece è fatto di tutt'altra pasta. Egli si fa beffe della tua fatica anche quando ormai sei a un passo dall'infarto. Ride dei tuoi crampi pure se piangi come un pupetto il primo giorno di nido. Ti tratta come una cacca persino quelle poche volte che, per intercessione divina, riesci ad essere più leggiadra e coordinata di Ester Williams. L'essere spregevole probabilmente non ha alcun obiettivo particolare ma ama soltanto abusare della propria posizione di potere.
Ovviamente, non c'è bisogno che ve lo dica, il primo non se lo fila nessuna mentre il secondo va via come il pane.
Non c'è niente da fare: il tipo stronzo è un evergreen che non stanca mai.
Dicono che il tempo cambi le cose,
ma in realtà le puoi cambiare solamente tu.
(Andy Warhol)
L'estate, anche se non si direbbe, si avvicina.
La prova costume è ormai dietro l'angolo.
Ed io ho finalmente concluso le lezioni di acquagym. Alleluia alleluia!
Dopo mesi di sgambettamento a mollo, di sgraziate evoluzioni acquatiche, di dimostrazioni pubbliche della mia inadeguatezza sportiva posso dire con orgoglio di non aver perso neanche un etto che sia uno. E son soddisfazioni!
Tutta la mia ciccia è rimasta saldamente ancorata a pancia e fianchi perché io, non per vantarmi, sono una donna tutto d'un pezzo e ad i miei rotoli e cuscinetti ci tengo. Guai a chi cerca di privarmene!
Mi ci sono voluti anni di sacrificio e dedizione, di carbonara e sacher torte, di cene e pranzetti con quello spacciatore di grassi e calorie che, non a caso, risponde al nome di Ciccio de Ciccis, per raggiungere l'attuale forma sferica e non potevo certo permettere che pochi mesi di finto movimento mi facessero tornare orrendamente snella come quella gatta morta, mezza rimbambita della Sirenetta.
Volete mettere con il burroso fascino e la scaltra perfidia di Ursula? Non c'è paragone.
Un post senza pensieri per far correre felici le dita sulla tastiera.
(Dal sito www.affaritaliani.libero.it)
Udite, udite: Fox, l'oroscopante dai colori pastello, ha annunciato l'inizio di una nuova meravigliosa fase per il Capricorno. Io gli credo ciecamente.
Chi di voi dubita della sua parola è sicuramente di un altro segno e quindi lo fa per invidia. Perché è cosa nota che voi poveri reietti, no corna, zoccoli e coda di pesce muniti, siate tutti solo dei gran rosiconi.
Nel giro di pochi giorni io ho già potuto constatare i primi cambiamenti. La settimana scorsa ero una donna di sana e robusta costituzione ed ora sono una larva gracchiante. Ma anche se tossisco come una novantenne bronchitica ed ho l'occhio da moribonda, sappiate che la mia voce ne ha guadagnato parecchio, passando dal registro "gallina strozzata" a quello "maialona ruggente".
Attualmente sto valutando due allettanti proposte di lavoro. Secondo voi è meglio l'intrattenitrice da linea erotica o la stalker telefonica su commissione?
A Jane, donna volubile e tendenzialmente instabile, sono bastate poche ore ad Ajaccio per perdere completamente la testa.
Sono bastati il vento che le scompigliava i capelli ed il colore del mare che le riempiva gli occhi per innamorarsi della Corsica tutta. Sono bastati il fascino di una cittadina stropicciata e la bellezza di un entroterra senza fronzoli per sentirsi a casa. E' bastata la fiera di San Pancrazio, che l'ha accolta appena sbarcata al porto, per farle credere di aver trovato finalmente il proprio posto nel mondo, la tessera angolare del proprio puzzle.
Travolta da questi sentimenti Ella si è vista camminare in riva al mare con un cappello a tesa larga ed i piedi nudi, bellissima e snella. Perché i sogni devono essere esagerati per definizione.
Si è riconosciuta mentre cercava l'ispirazione stringendo tra le proprie mani un quaderno a quadretti ed una penna stilografica. Perché i sogni devono racchiudere una poesia che la tecnologia rovinerebbe.
Si è scoperta in una piccola fattoria a sfornare romanzi epocali e formaggi di pecora. Perché i sogni devono avere sapori e odori forti.
La tentazione di mollare tutto e restare tra i carruggi corsi per sempre è stata grande ma per fortuna Jane ha un degno compagno che l'ha costretta a rinsavire in fretta.
"Bello qua, vero Ciccio?"
"Sì."
"E' una terra così ispirante."
"Mi hai tolto le parole di bocca."
"Io vorrei restare qua per sempre."
"Davvero? Anch'io vorrei restare qua."
"Potremmo prendere una fattoria e vivere dei prodotti della terra."
"Io veramente avrei un altro progetto. Vorrei diventare importante e potente come Napoleone. Partire da qua per conquistare il mondo. Lui ha fatto tutto ciò che ha fatto in soli 52 anni di vita. 52, capisci? Io sono indietrissimo!"
Jane, dimenticate pecore, formaggio, carruggi, cittadine stropicciate, cappelli di paglia, quaderni a quadretti e fiere in suo onore, ha trascinato il di lei consorte sulla terraferma cercando, nel frattempo, di rintracciare il primo psichiatra o, in alternativa, il primo esorcista disponibile.
Fiera di San Pancrazio
NdA: La mente labile del titolo ovviamente non era la mia.
O perlomeno la mia non era la più labile.
A breve tornerò.
Abbiate fede.
Vi eravate accorti che non postavo da un po', vero? Vero? Verooo???
Marco, appoggiato al grande ciliegio, urla a squarciagola: "50 e 51, non conto più per nessuno!" e comincia la sua ricerca.
Il vecchio meticcio drizza per un attimo le orecchie ma poi sbadiglia e si rimette a dormire all'ombra, sognando amori e battaglie, poesie e tormenti. L'età carolingia è sempre stata la sua passione e da almeno dieci anni cerca di comporre un poema epico. Vuole narrare le vicende di un cavaliere coraggioso che cacciò e stanò ad uno ad uno i propri nemici. Ma la sua ispirazione sembra ormai essersi prosciugata e lui giace afflitto col muso a terra.
Ecco un ciuffo di capelli biondi, gialli come la carta delle gomme al limone.
"Silvia, dietro lo steccato!"
I due bambini corrono spalla a spalla verso l'albero, sollevando polvere e risate.
"Tana per Silvia!"
"Uffa, Marco, tu sei troppo veloce per me", gli fa lei, sbatacchiando i codini a turacciolo e le ciglia piegate all'insù.
La gatta, spelacchiata e anarchica, soffia arrabbiata e si allontana con la coda dritta e l'aria offesa. Quanta nostalgia per i tempi andati della sua gioventù, quando le femmine combattevano alla pari accanto ai propri compagni. Spalla a spalla uniti per un'ideale. Come lei ed il suo perduto amore, rosso di pelo e sanguigno di carattere, che sacrificò se stesso per il bene di tutti i felini della valle. Lasciandola vedova orgogliosa ma inconsolabile.
Una maglietta azzurra per un attimo spunta alla finestra.
"Tana per Sandro al primo piano. Scendi, non vale!"
"E chi l'ha detto?"
"Lo dico io e comunque t'ho preso."
"Vaffanbrodo!"
"Vaffanbrodo te!"
"Faccia di cacca!"
"Specchio riflesso!"
"Specchio riflesso a te: io mi abbasso e tu sei fesso!"
Le lucertole sul davanzale restano indifferenti a un tale sfoggio di dialettica e continuano a disquisire tra loro di Leibniz e Spinoza, monadi e monismo. Non troveranno mai un accordo ma continueranno a provarci perché nulla le stimola di più che un sano confronto, basato sul rispetto dell'altro e l'arricchimento intellettuale reciproco.
L'invadente puzzo di un vecchio paio di scarpe da ginnastica non può più essere ignorato.
"Tana per Luca, sento il tanfo da qua, stai dietro al muretto!"
"Mi devi vedere con gli occhi mica sentire col naso", risponde piccato il proprietario di un paio di piedi grossi come pinne e puzzolenti come cani bagnati, tirando fuori da dietro i mattoni una testa sporca e riccia ed un naso moccioloso.
"E infatti mo t'ho visto, scemo!"
"Ma no, non è giusto!", frigna disperato Luca, spargendo a terra moccio e forfora.
Una lumaca senza guscio, dalla nobile anima ma l'infelice aspetto, sente ormai vicina la fine. Percepisce il proprio corpo rattrappirsi sotto ai raggi crudeli dell'infida stella ed affida le sue ultime preghiere a SBropFrop, il dio dei gasteropodi terrestri.
"Ora tocca a me. Andate a nascondervi", e la bella Silvia, piazza i suoi ginocchi puntuti verso il grande ciliegio e comincia a contare.
Elena è nascosta dietro la Casa Vecchia. "Prima o poi si ricorderanno di me", pensa, "Prima o poi si accorgeranno che sono tre giri che aspetto che qualcuno mi venga a cercare". E si rimette buona buona a giocare con la cacca secca, "Questa ha la forma di Saturno, quest'altra invece sembra il profilo del sommo vate Alighieri", spiega ad un vecchio grasso rospo, docente d'Arte presso l'Ateneo dell'OmbraScura, che osserva, commosso e sorpreso, il talento e la dignità di un esserino tanto inferiore.
N.d.A: questa sciocchezza, questo delirio, questo gioco insensato mi è stato ispirato da un delizioso commento di Elena.
Fate scorta di generi di conforto, cercate un posto sicuro, tenetevi stretti i vostri cari, è ora di cominciare a prepararsi seriamente: la fine del mondo, come lo abbiamo sempre conosciuto, è ormai alle porte.
Già i Maya ci avevano avvertito con largo anticipo e secondo me si erano persino tenuti larghi. Altro che 21 dicembre 2012! Qua finiamo tutti a gambe all'aria molto ma molto prima.
E' inutile che facciate scongiuri vari. I segnali sono inequivocabili. Rassegnatevi all'evidenza.
E se non sarà proprio tutto il pianeta a venire stravolto, sicuramente lo sarà la nostra penisola, il nostro elegante stivale-tacco12.
Non ci credete? Fate male! E ora vado a dimostrarvelo.
La mia tesi verte su tre prove, tre segnali, tre indicazioni che, ne converrete presto con me, non danno adito a dubbi.
1)Dopo millemilioni di anni di pigrizia, nullafacenza e ignavia, dopo che le mie articolazioni si erano fatte rigide come quelle di un novantenne e rumorose come i cingoli di un carro armato, io me medesima, Jane Pancrazia Cole, mi sono rimessa a fare sport. Da qualche tempo mi dedico all' acquagym.
E se è pur vero che questa attività sta solo un gradino sopra alla ginnastica della terza età, comunque sta di fatto che la qui presente blogger, la nemesi di qualsiasi tipo di attività sportiva, la donna con gli addominali di burro e le anche di marmo, due volte a settimana indossa il costumino schiaccia ciccia, calza la cuffia da Ester Williams e si dedica anima e corpo alla propria forma fisica.
Per ora la somiglianza con una balena spiaggiata è ancora evidente ma Pancraziuccia vostra si sta facendo di settimana in settimana più sciolta ed aggraziata.
Iniziate a fare scorta di acqua minerale. Datemi retta!
2)La seconda prova la potete verificare voi stessi entrando in una qualsivoglia libreria, giornalaio, supermercato o straccivendolo. L'augusto principe Emanuele Filiberto di Savoia, il testimonial dei cetriolini sottaceto, il quasi vincitore di Sanremo, l'uomo di fronte al quale tutti ci sentiamo improvvisamente più intelligenti, si è dedicato alla letteratura.
Ebbene sì, Fili ha scritto un libro. In realtà egli si era già cimentato in una autobiografia un paio di anni or sono, ma adesso ha fatto di più, molto di più. Le sue nobili manine hanno prodotto un ispirato romanzo dal Mocciano titolo "Mi fai stare bene".
Ripetete tutti con me: "Se ne sentiva proprio il bisogno!"
Riempite la cantina di scatolette di tonno. Ascoltatemi prima che sia troppo tardi!
3)Siete pronti per sentire l'ultima aberrazione? La definitiva dimostrazione che ormai siamo agli sgoccioli e che il nostro povero paesello affonderà nel Mediterraneo con un sonoro PLOP?
Sedetevi, che è meglio, non vorrei avere sulla coscienza i vostri traumi cranici. I tedeschi hanno iniziato a venderci le scarpe.
Il popolo famoso per i sandali coi calzini, il paese del cattivo gusto e del sintetico elevati a forma d'arte, la nazione riconosciuta a livello mondiale come la peggio vestita, che pure inglesi ed americani al confronto sono dei damerini, ha deciso d'invaderci con le sue scarpe lowcost.
Gioiellini di eleganza e ricercatezza nei materiali. Modelli che vanno dalla cubista coi calli alla vecchietta con l'alluce valgo, passando per la teenager tamarra crucca, il tutto prodotto in raffinata plasticaccia.(*)
Ormai non c'è più rispetto per niente. Sono saltate tutte le regole. E' giunta la fine.
Non avete ancora preso il latte in polvere? Che state aspettando?
Si salvi chi può!
(*)Mi rifiuto di mettervi il link, anche perché i germanici sono permalosi assai, ma sappiate che sto parlando di quella ditta che da mesi ci martella di spot televisivi. Le scarpe che iniziano con deich e finiscono con mann.
Ovvove!
Ho saputo dell'iniziativa solo questo pomeriggio e quindi rispondo all'appello quasi allo scadere del tempo.
Oggi, 12 aprile 2011, su molti blog e social network si parla della scuola italiana. Ognuno porta la propria opinione ed esperienza.
Io non ho figli, non ancora almeno, ma se un giorno ne avrò spero che frequentino una scuola come quella che ho frequentato io.
Nella mia classe delle elementari eravamo solo in 15.
15 bambini ognuno diverso dall'altro. C'era il ragazzino con gli occhi verdi che mi faceva battere forte forte il cuore e che ogni tanto se ne arrivava in aula senza calze o col maglione scucito. Ma c'era anche la mia compagna di banco, una bambolina bionda, tutta volant e fiocchetti rosa, con un guardaroba da principessa.
Eravamo tutti uguali ma tutti diversi. Vedevamo le differenze, eravamo piccoli mica stupidi, ma per noi non avevano importanza. E lo stesso valeva per la maestra ed i nostri genitori.
Ad ogni festa di compleanno venivano invitati tutti ed ogni gita veniva scelta in modo che tutti potessero parteciparvi.
O tutti o nessuno.
La mia era un'orgogliosa scuola pubblica dove non ci mancava mai niente. C'erano i gessetti e la carta igienica, non ce li dovevamo portare da casa o autotassarci. E per le grandi occasioni il bidello Aldo tirava fuori dallo stanzino delle meraviglie un televisore, un videoregistratore, uno stereo e persino un proiettore di diapositive. Certo, quest'ultimo s'incastrava spesso. Ma quale proiettore non lo fa? E' nella natura stessa dei proiettori, no? Una botta qua, un colpetto là, l'immagine al rovescio, gira, riprova, ecco ora funziona.
Sarò naif oppure è il (tanto) tempo passato a rendere i ricordi troppo romantici, ma a noi queste cose bastavano, le lezioni non erano mai noiose ed in cinque anni ho imparato moltissimo ed ho partecipato ad attività che ancora ricordo con piacere.
La maestra Egle c'insegnò la storia, l'italiano, la geografia e la matematica. Ci fece fare l'Iliade a fumetti ed un fotoromanzo dei Promessi sposi. Un'ora alla settimana poi venivamo divisi in gruppi e seguivamo i laboratori d'inglese, scienze e teatro. Io ricordo soprattutto la maestra Bruna che mi regalò l'emozione del ruolo di Colombina e la maestra Anna che ripeteva sempre quanto le mie fossero "domande molto intelligenti", facendomi diventare rossa dall'imbarazzo e la contentezza.
Io sono stata fortunata. Ho avuto il privilegio d'incontrare molte insegnanti piene di passione ed iniziativa. Ma sono sicura che il corpo docente attuale sia ancora ricco di soggetti di questo tipo. Persone che amano il proprio lavoro e che, se messe nelle condizioni adeguate, possono davvero fare la differenza e lasciare ricordi indelebili e doni preziosi agli adulti di domani.
In terza elementare arrivò Fabio, un compagno nuovo con una famiglia complicata alle spalle, un carattere aggressivo e molta difficoltà nel leggere. E con lui arrivò anche Carla, la sua maestra di sostegno. Vorrei che i miei figli, anzi vorrei che i figli di tutti, potessero avere la fortuna d'incontrare un Fabio sulla loro strada e che tutti i Fabio d'Italia potessero esercitare il diritto di essere guidati dalla loro maestra Carla.
Lui imparò a far parte di un gruppo, a smussare i propri spigoli ed anche a leggere. A noi venne insegnato che fermarsi ad aspettare qualcuno non è mai una perdita di tempo e che si può essere tanto orgogliosi anche per le conquiste di qualcun altro.
La mia scuola elementare era (ed è ancora) intitolata a Martin Luther King ed un indimenticabile mattina la maestra Egle ci fece uscire dal portone tutti in fila per leggere la targa: "Sapete chi era questo signore?" ci chiese e poi ci raccontò la sua vita, i suoi ideali ed il suo sacrificio. Il mio petto si riempì d'orgoglio: quel signore era stato forte, coraggioso e giusto, e anche noi eravamo un po' speciali a cominciare il nostro percorso sotto il suo nome.
E' così che vorrei la scuola italiana di adesso. Esattamente come quella che ho fatto io.
Per far dimenticare agli sciocchi pazienti l'atavica paura che il suo mestiere naturalmente suscita, l'astuto cavadenti ha elaborato un piano semplice ma efficace: tenere l'aria condizionata in sala d'attesa ad una temperatura polare.
In questo modo lo sprovveduto cariemunito, seduto tra un morbido orso polare con l'alito fetente ed un elegantissimo pinguino piagato dal tartaro, è costretto a mettere da parte l'ansia per un po' di sopportabile dolore e a concentrarsi invece sul fondato rischio di decedere per ipotermia.
Il mio dentista è un genio.
Del male.
(I credits per le immagini: 1)http://nature.ca; 2)http://www.thisblogrules.com; 3)http://ourfunnyplanet.com; 4)http://www.answersingenesis.org.)
La sorellanza è quella foto che ci fecero a Rimini un milione di anni fa e che tengo ancora sulla scrivania. O quelle del mio terzo compleanno dove io assomiglio a Renato Pozzetto e tu al maggiordomo degli Addams.
La sorellanza è un televisore che fermasti appena in tempo prima che mi schiacciasse come una sottiletta. O quel terremoto durante il quale mamma e papà ci portarono in braccio per cinque piani di scale. Pure a te, anche se eri già la più alta della famiglia. O ancora il mio risveglio dall'anestesia, quando MammaCole sollecita mi chiese: "Come stai tesoro?", ed io risposi solo: "Dov'è SorellaCole? Quando torna? Voglio lei."
La sorellanza si fonda sulla consapevolezza dell'ineluttabilità della presenza dell'altra quando vorresti stare da sola, ma anche sulla certezza della presenza dell'altra quando hai bisogno di qualcuno.
La sorellanza non è un dubbio ma una risposta.
E' la sicurezza che pure se fai una stronzata, anche una bella grande, l'altra non se ne va.
La sorellanza è diversa per tutti. Ognuno ha la propria. La nostra è fatta di morbillo e varicella, di migliaia di colazioni assieme a base di galletti e caffè, della predilezione per il salato piuttosto che il dolce, e delle altre decine di abitudini uguali che neanche ci rendiamo conto di avere.
La sorellanza è un post che mi è girato in testa per tutto ieri ed oggi può finalmente essere pubblicato.
Buon Compleanno SorellaCole!
Che quest'anno ti porti: un lungo viaggio, un incontro spettacolare e l'amore più grande che c'è.
Pensavate davvero che la mutazione del blog fosse solo uno scherzo o un passeggero momento di follia? Illusi! Non l'avete ancora capito che la mia stupidera non è assolutamente momentanea ma irrecuperabilmente cronica? Forse, in alcuni momenti, posso dare l'impressione di essere una persona lucida, matura e persino seria, ma si tratta solo di attimi, brevi, brevissimi attimi.
Ross e Mario, due menti diaboliche anzichenò, con i loro commenti al penultimo post mi hanno ispirata e così è nata la seconda ricetta di "Cucina Cole, il food blog che non ti aspetti".
Un piatto perfetto per cuochi comunisti, golosi di sinistra, crudeli mangiatori d'innocenti e streghe di fiabe crucche: il Nipote Bollito.
L'ingrediente è unico e di facile reperibilità: un quasi treenne in moto perpetuo, simpatico ma molesto, dolce ma isterico, divertente ma ingestibile. Voi scegliete chi volete, io ho preso PiccolissimoE: la creatura che, sotto i miei increduli occhi, in poco tempo si è trasformato da adorabile biondo puttino in adorabile biondo scassamaroni.
Prendete il suddetto treenne, strappatelo dal letto all'alba, legatelo come un salame al seggiolino e sottoponetelo ad un viaggio in macchina di almeno trecento km.
Arrivati a destinazione liberate la bestia che, nel frattempo, si sarà trasformato in una pallina da flipper e non riuscirà a stare fermo neanche per 120 secondi consecutivi. In ordine: si rotolerà nella neve; prenderà a pallate oggetti animati ed inanimati compresi amici, parenti, sorelle, auto parcheggiate e vecchiette con deambulatore; si rotolerà nella neve; tenterà di rapinare a pannolino armato un rifugio ad alta quota; si rotolerà nella neve; urlerà a squarciagola per esprimere indifferentemente gioia, rabbia, dolore, tristezza o semplicemente voglia di provocare una valanga e, ovviamente, si rotolerà nella neve.
A questo punto i vostri ingredienti principali forse saranno già cotti a puntino ma PiccolissimoE no! Egli ha la pellaccia dura e ci vuole ben altro per cucinarlo a dovere.
L'ideale per (dargli il colpo di grazia) completare la cottura è farlo passare di fronte a delle allettanti giostrine. Il fanciullo, ebbro di gioia, ignorerà il vetro che lo separa dal Nirvana e, alla massima velocità consentita dalle sue corte gambine, prenderà un' epica craniata con annesso "SDENG!!!" udito nel raggio di 5 km.
Solo ora il Nipote sarà davvero Bollito e, dopo aver ululato come un bassotto alla luna ed essersi accessoriato con un elegantissimo corno frontale, perderà al fine i sensi. Permettendovi un po' di pace per almeno 10 minuti. Se siete fortunati.
Buon appetito!
(Nessun Nipote è stato maltrattato durante la produzione di questo post. Lo giuro!)
Io odio il Primo d'Aprile.
Per quanto mi riguarda dovrebbe essere cancellato dal calendario.
Il mondo è pieno di persone che detestano il Natale oppure il Capodanno. A me sta sulle balle il Pesce d'Aprile.
Tutto ebbe inizio molti, molti, molti, ma proprio molti anni or sono.
Era il lontano 1987, alcuni di voi non erano neanche ancora nati (e per questo vi odio, sappiatelo), ma io già frequentavo la quarta elementare. Ero un mucchietto di ossa con due guanciotte paffute ed una montagna di ricci sulla capoccia. La mia infanzia scorreva placida e serena tra la puntata giornaliera di Bim Bum Bam e le ossessive repliche di Happy Days, il mio unico mito era Alessandra Martines ed il mio sogno proibito Marc Lenders, i miei improrogabili impegni consistevano nel catechismo e le lezioni di danza con la maestra Marina (la ballerina con il culo più grande dell'universo, che se l'avesse vista la Celentano l'avrebbe fustigata sulla pubblica piazza). Insomma, andava tutto bene, fino a quel maledetto, maledettissimo primo aprile.
La maestra Egle, insegnante dal sorriso gentile e l'animo giocherellone, quella mattina ci riportò i nostri quaderni di matematica corretti.
15 bambini. 15 quaderni. 15 pesci di carta, con annessa spiritosissima e personalizzata frase, occultati tra le pagine a quadretti.
Oh che ridere!
Oh che gran divertimento!
Lo so che vi starete chiedendo in questo momento: "Che cavolo ci sarà stato mai scritto su quello della piccola Jane? E' possibile che lei sia così permalosa da ricordare ancora con astio un'innocente scherzo fatto un'eternità fa?"
Ve lo dico subito cosa c'era scritto: un bel niente!
In effetti i pesci non erano 15, ma 14!
Quella rimbambita della maestra si era dimenticata di farne uno anche per me. Eravamo solo 15 in classe mica 300, ma lei se ne dimenticò comunque uno: il mio.
Io ancora non mi sono ripresa dal trauma. Sob.
N.d.A (1) Avete notato la raffinatezza? Disprezzo talmente tanto il primo d'aprile che questo post l'ho scritto il 2.
N.d.A (2) Guai a voi se provate a convincermi che anche la povera maestrina, una volta resasi conto dell'errore, ci sarà rimasta molto male. Echissenefrega! I commenti solidali con quella stordita scateneranno la mia rabbia cieca. Vi ho avvertito.
Mi sono stancata di appartenere all'affollato sottobosco dei blogger sfigati!
Quelli che, se gli va bene, ricevono un centinaio di visite al giorno, quelli che non possono vantare frotte di commentatori adoranti ad ogni post, quelli che non vengono arruolati dalle riviste, quelli che non vengono contattati dalle case editrici, quelli che non vengono intervistati in radio o in tv, quelli che, diciamo la verità, manco i vicini di casa se li filano di striscio.
Ho deciso che voglio svoltare.
E, che la blogosfera mi sia testimone, svolterò! Ecchecavolo!
Prima di tutto devo affrontare in maniera razionale ed obiettiva la faccenda. Qua non contano l'istinto o le naturali inclinazioni. Al bando la creatività ed i facili ingiustificati entusiasmi.
La soluzione è una ed una sola: trattare gli argomenti che attirano più visite.
Cos'è che va più di moda negli ultimi anni nella blogosfera? Semplice: figli e cibo. Bimbi e ricette. Pannolini e carbonara. Biberon e cheesecake.
Per quanto io sia combattiva e motivata, vi pare che mi possa riprodurre solo per avere qualche lettore in più? No, direi di no. In fondo ho ancora una coscienza e non me la sento di vendere l'anima al diavolo solo per aumentare il mio ranking. Non ancora, almeno.
Quindi non mi rimane altra scelta che buttarmi sulle ricette.
In realtà non sono una gran cuoca, ma questo particolare non mi sarà di alcun impiccio. La rete è il regno del virtuale ed io virtualmente posso essere anche meglio di Suor Germana.
Siete dunque pronti per la svolta epocale?
Indossate l'abito lungo per l'occasione, tirate fuori lo smoking dalla naftalina, stappate il chinotto e brindate con me:
"Al diavolo Radio Cole!
Benvenuta Cucina Cole!"
Ed ora inauguriamo il nuovo percorso con la prima ricetta: un piatto originale, una raffinatezza, una leccornia per sofisticati gourmet.
Mettete a soffriggere in un tegame un po' d'Insonnia con una punta d'Inizio Primavera.
Rosolate la Ciccia di Blogger per qualche minuto e poi innaffiatela con abbondante Ora Legale.
Coprite il tutto e lasciate cuocere a fuoco lento per almeno 40-45 minuti.
A fine cottura aggiungete una bella grattugiata di Piovosa Domenica Pomeriggio.
A questo punto potete togliere dal fuoco e servire: la Pancrazia brasata è pronta.
Buon Appetito!
NdA: Sì, lo so, avrei potuto semplicemente dirvi che domenica scorsa mi sono trascinata per casa sveglia come una marmotta in letargo, attiva come un bradipo e vitale come un'ameba. Ma che gusto ci sarebbe stato? Molto meglio imbastire tutto questo delirante post, no?
Una volta, quand'ero poco più di una bambina, mi piaceva il calcio.
Di quell'epoca ormai lontana ricordo con particolare affetto la Sampdoria, quella del bel Roberto Mancini, del riccio Gianluca Vialli e di "nonno" Cerezo.
Toninho Cerezo era un esuberante calciatore brasiliano, dall'età indefinita ed il sorriso contagioso.Tutti lo amavano e, qualunque fosse la personale squadra d'elezione, era impossibile rimanere indifferenti alla naturale simpatia di quella faccia da commedia.
Ieri, per caso, ho ritrovato il "nonno" alle Invasioni Barbariche ed ho scoperto che è rimasto uguale nel corpo e nello spirito. Gli occhi buoni ed il sorriso sincero sono gli stessi di un tempo e sono la perfetta espressione di un cuore grande e di una grande anima.
Toninho Cerezo ha una figlia. Una modella bellissima che si chiama Lea T. Una trans con gli occhi scuri e dolci del suo papà.
Lui le ha dedicato questa lettera:
“Non possiamo essere bravi in tutto e tu, Lea T. Cerezo, sai fare molto più che semplici palleggi.
Hai avuto il coraggio, con eleganza, di tentare di rompere i paradigmi e di mostrare al mondo che dobbiamo accettare le differenze, essere tolleranti con la diversità. Capire e non giudicare ciò che non conosciamo.
Il cammino può essere lungo ma sicuramente non sarà lo stesso senza di te.
Bambino o bambina, Leandro o Lea, non importa più. Sarò sempre tuo padre e tu, orgogliosamente, una parte di me”.
E' vero non si può essere bravi in tutto, ma il "nonno" ha dimostrato di non essere bravo solo a fare semplici palleggi. Toninho Cerezo è un meraviglioso Padre (sì, con la "p" maiuscola), a cui va almeno in parte il merito di aver cresciuto una persona in grado di lottare contro i feroci demoni che stanno dentro e quelli stupidi, ignoranti e cattivi che stanno fuori.
La "transizione" è una delle condizioni umane più complesse e dolorose. Non si riconosce il proprio corpo, ci si sente prigionieri della propria pelle, si è murati vivi dentro un estraneo. Può esistere davvero qualcosa di peggio?
La "transizione" è un lungo viaggio durante il quale si cerca l' equilibrio tra corpo e cervello. La destinazione finale può essere il cambiamento di sesso o l'accettazione di una condizione di mezzo, ma comunque l'unico vero obiettivo è semplicemente la serenità.
Coloro che guardano queste persone come fossero fenomeni da circo, coloro che le definiscono creature del maligno, coloro che le disprezzano alla luce del sole ma poi le cercano quando calano le tenebre, probabilmente non posseggono metà del loro coraggio, un quarto della loro forza, una punta della loro determinazione.
Provo da sempre pena per gli ipocriti bigotti e da ieri una grande incondizionata stima per Cerezo. Semplicemente: un Padre.
L'11 marzo scorso in Giappone si è verificato un terremoto terribile, seguito da uno Tsunami devastante.
Questo lo sapete tutti.
In seguito al sisma più di una centrale nucleare ha riportato danni importanti.
Sicuramente sapete anche questo.
Non avevo ancora trattato la recente catastrofe perché, dal punto di vista dell'informazione, non avevo niente di originale o esclusivo da offrirvi e, dal punto di vista umano, ero in silenziosa e scaramantica attesa di una buona notizia da condividere.
Una calamità di tale portata è difficile da immaginare, il numero di morti e dispersi può sopraffare. E così, credo che faccia parte della natura umana distogliere lo sguardo dal disastro nella sua interezza e concentrarsi sul particolare.
Con la testa ed il cuore si può cercare di essere vicini ad un popolo, ma è sempre una vicinanza artefatta e quasi irreale. Loro poi sono così lontani. Noi siamo qua e loro là, dall'altra parte del mondo.
Istintivamente il pensiero si allontana dal popolo nipponico nella sua globalità, fatta di volti sfocati e stranieri, e si focalizza su visi e luoghi a noi familiari. Nelle ultime due settimane cittadini di tutto il mondo hanno cercato di rintracciare amici e parenti che si trovavano nel paese dei ciliegi. Hanno chiesto notizie e rassicurazioni.
Io, ad esempio, mi sono immediatamente attivata per contattare lui: Fumiki. Il mio compagno di Erasmus. L'uomo che confezionò per me meravigliosi origami che ancora conservo gelosamente. Il pazzo che a colazione mangiava carbonara fredda. Il samurai che si sobbarcò il mio trasloco senza bisogno che glielo chiedessi e senza possibilità alcuna che potessi rifiutare il suo aiuto.
Anche se non avevo sue notizie da anni, l' ho cercato prima sul vecchio indirizzo e poi ho setacciato la rete in cerca di un suo nuovo recapito.
Ho spedito due email ed ho atteso.
Non lo sentivo da tantissimo tempo, non lo vedevo da un'eternità, ma volevo saperlo al sicuro con le sue stramberie ed il suo sorriso timido, con la sua austerità e le sue camice improbabili, con i suoi capelli neri come l'inchiostro ed il suo cappottone color cammello.
I giorni passavano e l'ansia cresceva. Magari non legge spesso la sua posta, mi dicevo. Ma sta bene, deve stare bene per forza, cercavo di autoconvincermi.
Ho aspettato pazientemente.
Ho pregato anche se non credo più da tempo, ma si sa che in certi momenti uno spera di essersi sbagliato e che lassù ci sia davvero qualcuno in ascolto.
Ho ricordato i nostri discorsi su Buddha e cristianesimo, Italia e Giappone, storia e attualità. Ho pensato a quanto eravamo giovani e pieni di progetti per il futuro. E mi sono un po' commossa.
Ho continuato ad aspettare e sperare. Anche se non dovesse rispondermi non significa mica niente, mi ripetevo, possono esserci mille buone ragioni.
Stasera, dopo quasi due settimane è arrivata finalmente l'email che tanto attendevo.
Ed ora sono felice come una bambina a Natale.
Forse il Giappone non è dall'altra parte del mondo, forse le distanze non contano, forse non importa neanche per quanto tempo non si rimanga in contatto. Molte persone entrano nella nostra vita e sono destinate a rimanerci per sempre. Molte persone distanti appartengono comunque alla stessa enorme comunità.
Fumiki non lo sa, ma anche lui fa parte della storia della famiglia Cole, altrimenti non si spiegherebbe perché Mamma, Papà, sorellaCole e Ciccio stasera abbiano gioito per lui e perché io ora stia condividendo questa bella notizia con tutti voi.
Poche righe dedicate al mio amico ritrovato ed alla sua famiglia, felice di saperli al sicuro.
Poche righe dedicate ad un popolo ed una terra che stanno là, dall'altra parte del mondo, dove sorge il sole ed inizia il giorno.
MammaCole: "Fox ha detto che il Capricorno deve smettere di vedere le cose come crede che stiano e cominciare a vederle come stanno veramente." Jane: "E che significa?" MammaCole: "Boh!"
Fox, tesoro, ascolta Pancraziuccia tua: io lo so che puoi dare solo indicazioni generali ma, considerando che la famigliaCole tutta ti segue con affetto dai tempi oscuri in cui ti vestivi solo di colori pastello e sembravi un pupazzetto da mettere sulla torta della cresima, non potresti ogni tanto darci qualche suggerimento facilmente interpretabile e magari un poco utile?
Che cappero significa che non devo vedere le cose come mi sembrano ma come sono in realtà?
Se fossi capace di essere così obiettiva non credi che lo starei già facendo?
Ti pare che, se fossi dotata di una tale capacità di analisi, perderei tempo a dare retta alle tue illuminate indicazioni?
Per una volta, non potresti sforzarti di essere più chiaro? Devo vedere più ottimisticamente ciò che mi sembra stia andando male o più negativamente ciò che mi sembra stia procedendo a vele spiegate?
Converrai con me che tra i due approcci c'è una netta differenza.
Noi tutti ti siamo molto affezionati ma sappi che ormai stai appeso ad un filo: continua così e ci convertiamo a Branko!
Ieri sera Giuliano Amato a "Che tempo che fa":
"Non ha proprio senso storico pensare ad una patria padana distinta dalla patria italiana in un mondo in cui la dimensione europea sarà una dimensione troppo piccola per aver voce.
Il giorno in cui ci sarà un tavolo con il Presidente degli Stati Uniti, quello della Cina, quello del Brasile, quello dell'India, noi ci mandiamo l'Atalanta???"
E' vero Giuliano Amato ha l'aria da sorcetto.
E' vero in passato ha fatto scelte che non condivido.
E' vero "ai tempi d'oro" stava culo e camicia con Craxi.
Ma, preso atto di tutto ciò, quant'è piacevole sentire un politico pacato che padroneggia la lingua italiana, i propri neuroni ed un senso dell'umorismo gustoso e non sguaiato?
Come si chiama questa cosa qua?
Ah sì! Quasi quasi non me la ricordavo più: Intelligenza.
In onore dei 150 anni dell'unità d'Italia Pancraziuccia vostra ha una proposta fresca fresca per l'illuminato governo attuale e un giochino facile facile per voi.
Caro Silvio,
fascinoso Presidente del Consiglio,
ti chiedo cortesemente di trovare un secondo per dare retta a questa povera infedele.
Nella mia stoltezza e profonda coglionaggine ho sempre votato e probabilmente sempre voterò a sinistra ma tu cerca, nella tua infinita bontà, di dedicarmi comunque un poco del tuo prezioso tempo. Cerca di farlo, anche se con la presente non ti invio una mia foto in bikini o i numeri di telefono delle mie giovani cugine appena diciottenni (no, minorenni purtroppo non ne ho).
Dato che, come dici sempre anche tu Piccolo Grande Uomo, la riforma della giustizia è l'unica vera emergenza del nostro paese, ho avuto un'idea per contribuire anch'io col mio piccolo cervellino di sinistra a questa svolta epocale. E con ciò voglio pure dimostrarti che persino noi, brutti, cattivi e divoratori di pargoli, possiamo essere propositivi.
Che ne dici, Principe dalla Chioma Fluente, d'istituire il "Confino Per Manifesta Stupidità"?
Non sarebbe magnifico poter spedire in qualche sperduto ed arido isolotto tutti coloro che si distinguono per le idiozie che le loro menti riescono a partorire, per le mostruosità che le loro boccucce riescono ad articolare, per le stronzate in cui i loro corpi riescono a spendere quantità industriali di energie?
Io stessa, per dimostrare la mia buona volontà, sono pronta ad offrirmi volontaria per costruire con le mie manine sante e gli stecchini dei ghiaccioli una zattera per Borghezio. Perché onestamente non ne posso proprio più di quel viscido faccione tondo e delle flautolenze che si ostina periodicamente a produrre.
Che dici, Imperatore dal Sorriso Sincero, me lo fai questo regalo?
In attesa di una tua risposta invio i miei più cordiali saluti a te e (già che ci sono) un abbraccio stretto stretto stretto stretto stretto a Capezzone.
Con immutata stima,
Jane Pancrazia Cole.
E voi per chi sareste disposti a gonfiare un canotto, noleggiare un pattino o rubare una gondola pur di vederlo partire per sempre verso l'orizzonte?
No, non fate i furbi. Lui, l'illuminato, l'illustre, il diversamente alto non vale. Sarebbe troppo facile!
Lunedì sera la bella Jane ha sciolto i propri fluenti e selvaggi ricci.
Ella era gnoccherrima. O almeno così si sentiva.
CognatoCole: "Ma come cavolo ti sei pettinata?...uahuauahuauha..." LaMati: "Con i petardi!...uahuahuah..." Ciccio: "...uahuahuahuahuahauahuah...i petardi...uahuahuauah...carina questa...uahuahuahuahuah...i petardi...uahuahuahuahuahuah..."
Jane non c'è rimasta male.
No.
Non c'è rimasta male proprio per niente.
Ma sappiate, crudeli parenti acquisiti, ingrate amiche e fidanzati senza cuore che voi siete: malvagi, brutti e solo invidiosi!!!!!
E vi puzzano pure i piedi! Ecco.
LAmicaMeri: "Ho preso un altro micetto per far compagnia a Luna." Jane: "Davvero? Che bello! Un maschietto?" LAmicaMeri: "Sì, dovresti vederlo, è un amore. L'ho chiamato Lyn." Jane: "Lyn? Che nome curioso. E' cinese?" LAmicaMeri: "No, è il diminutivo di Marilyn." Jane: "Marilyn???" LAmicaMeri: "Sì, da cucciolo era uguale a Marilyn Monroe. U-G-U-A-L-E!" Jane: "..." LAmicaMeri: "blablablablablablabla" Jane: "..." LAmicaMeri: "blablablablablablabla" Jane: "..." LAmicaMeri: "blablablablablablabla" Jane: "..." LAmicaMeri: "Jane? Ma mi stai ascoltando???" Jane: "Sì, no, cioè, veramente ero un po' distratta. Mi chiedevo..." LAmicaMeri: "Dimmi" Jane: "Questa storia del gatto sosia della Monroe..." LAmicaMeri: "Si?" Jane: "La posso scrivere sul blog? Ti prego ti prego ti pregooooooooo"
Può succedere di ritrovarsi al quarto giorno consecutivo di lavoro da casa. In pieno abbrutimento, con le occhiaie da panda, l'umore da Tirannosauro ed il portamento da gobbo di Notre Dame, a forza di starsene piantate davanti al pc.
Può succedere di decidere di resistere in questo stato devastante e devastato ancora per 24 ore, per poi l'indomani, a prescindere che il lavoro sia finito o meno, dedicarsi alla propria rinascita fisica e spirituale.
Può succedere però che, 5 minuti dopo aver preso questa saggia decisione, si presenti alla vostra porta la cugina perfetta, quella col lavoro perfetto, il marito perfetto, il guardaroba perfetto e la piega perfetta, facendovi sentire ancora più sciatte e miserrime.
Può succedere quindi di mandare alle ortiche i piani appena stabiliti ed anticipare il tutto di un giorno. Preparare la maschera per i capelli, quella per il viso, il gel contorno occhi e gli impacchi per la pelle secca. Aprire l'acqua bollente e gettarcisi sotto.
Può succedere che a fine doccia, uno dei vetri del box, inspiegabilmente, vi si sbricioli letteralmente addosso, lasciandovi scioccate ma illese.
Può succedere. A Jane Pancrazia Cole può succedere.
Ma secondo voi: tutto ciò, quando succede, rientra in qualche corollario della legge di Murphy o semplicemente nella sezione "Il destino cinico e baro sta cercando di eliminare fisicamente la povera Jane ma ella, miracolosamente, tiene botta"?
Io sono una persona tranquilla.
Anzi no, io sono una persona con un forte autocontrollo.
No, non è vero, io sono una povera repressa senza speranza.
Una di quelle che hanno così tanta paura di sbroccare che da anni piuttosto mugugnano, rimuginano, digrignano i denti di notte e convivono con l'acidità di stomaco di giorno.
Per fortuna però alcune volte, anche se mai abbastanza spesso, la serratura cede e la porta si spalanca.
Quant'è liberatorio poter fare una bella scenata? Lanciare quattro urla senza rimpianti, esplodere in almeno un paio di parolacce come si deve e poi girare i tacchi ed andarsene. Andarsene sorridendo. Sentendosi più leggeri e piacevolmente, crudelmente, legittimamente indifferenti allo sguardo da cane bastonato dell'incolpevole, ma neanche troppo, interlocutore di turno.
La felicità è concedersi, dopo mesi di sacrifici e privazioni, un doppio tuffo carpiato nella morbida, untuosa, lievitata libidine della celeberrima pizza casereccia di MammaCole.
...burp...
Per scoprire Lia Celi , che pensa ciò che pensi anche tu ma riesce a scriverlo come tu non riusciresti mai. Brava!
LAmicaMeri è stata un mese in India.
LaMati dieci giorni in Cambogia.
Jane Pancrazia 48 ore a Bardonecchia.
C'è qualcosa di profondamente ingiusto in tutto ciò.
Carlos Ruiz Zafón ha il dono del racconto.
Questo autore catalano non è certamente la penna più sofisticata o talentuosa in cui io, nella mia lunghissima carriera da lettrice, mi sia mai imbattuta, ma è sicuramente una delle più ipnotiche.
Zafón è in grado di condurre il lettore nel suo mondo magico con incredibile abilità. Solo una volta che ci si è lasciati alle spalle anche l'ultima pagina del libro e che si ha finalmente riacquistato il senno ed il raziocinio, emergeranno prepotentemente le incoerenze e le ingenuità della storia appena letta. Ma intanto, per giorni o settimane, si sarà piacevolmente soggiaciuto alla trascinante malia dell'autore.
Un sortilegio che ha l'effetto di un forte vino rosso spagnolo: ti rende la testa leggera, ti mette allegria e ti fa buttare alle ortiche il senso critico.
Carlos Ruiz Zafón ha il dono del racconto e la mia è tutta invidia.
Stasera, in occasione del giorno della memoria, l'Accademia dei Sensi ha organizzato la lettura del libro "Fratture".
Risparmiata dalla tragedia ma scottata dalle perdite, la scrittrice ebrea Irit Amiel mescola passato e presente, Polonia ed Israele, dolore e speranza.
Appuntamento alle 18.
Un video (allucinante) in cui mi sono imbattuta grazie a Giorgia Vezzoli ed il suo twitter.
La cara Godot del delizioso Daily Godot's Weblog ha gentilmente premiato Radio Cole con il Sunshine Award. Un nome che è tutto un programma.
La suddetta blogger partenopea ha avuto però la bella pensata di estendere il dono anche a Ciccio.
In pratica, Jane scrive "simpatiche" sciocchezze, sceglie immagini e canzoni, seleziona gli aneddoti e, se particolarmente in vena, si diletta persino in veri e propri racconti, mentre il di lei consorte guarda la tv spiaggiato sul divano come un'otaria ma poi, alla fine dei conti, il premio se lo intascano entrambi.
Ma stiamo scherzando???
Questo blog inizia ad essere troppo stretto per tutti e due.
Perché?
Come perché?
Perché tutti e 12 mi fanno ridere e m'illuminano la giornata. E questo è il Sunshine Award, o no?
MammaCole: "Figliola mia adorata, in onore del tuo genetliaco ho deciso di regalarti qualcosa che ti potrà essere utile per il corso di aquagym che stai per cominciare" Jane: "Ti ringrazio mia lungimirante mammina. E, se è lecito domandarlo, in cosa consisterà il dono?" MC: "Indovina. E' facilissimo" J: "Ma che simpatica giocherellona la mia augusta madre. Va bene, ci provo: un costume olimpionico con cui apparire tonica e sportiva?" MC: "Assolutamente no"
J: "Un accappatoio caldo e morbido per essere più glamour di Marilyn?" MC: "Neanche" J: "Delle ciabattine colorate?" MC: "Ma per carità!" J: "Un borsone con cui trasportare tutto l'ambaradan?" MC: "Noooooo" J: "Ma allora cosa?" MC: "Figlia mia, ti facevo più perspicace. Non ti arrendere. Ritenta." J: "Una cuffia?" MC: "No" J: "Un lucchetto per chiudere l'armadietto?" MC: "No" J: "Un abbonamento annuale dall'estetista per essere sempre depilata e morbida come i polpaccetti di un neonato?" MC: "No" J: "Un paio di pinne???" MC: "Ma nooo" J: "Ciambella? Braccioli? Tavoletta?" MC: "No. No. No." J: "Madre, la mia pazienza sta raggiungendo il suo limite, saresti così gentile da svelare il mistero prima che mi venga un attacco d'ulcera?" MC: "Mi stai dicendo che ti arrendi?" J: "Si" MC: "Che peccato, era così divertente. Ma ne sei sicura?" J: "Mai stata così sicura in vita mia!" MC: "Allora te lo dico?" J: "Sputa il rospo...ops...volevo dire...svelami l'arcano, di grazia." MC: "E va bene: una tuta." J: "Eh???" MC: "Una tuta." J: "Per la piscina?" MC: "Sì, come hai fatto a non indovinare? Era ovvio."
...bah...
Ogni anno la stessa storia.
Io amo festeggiare il mio compleanno. E detesto festeggiare il mio compleanno.
Mi piace l'eccitazione dell'attesa, le dimostrazioni d'affetto che mi riempiono il cuore e persino la carta regalo colorata e rumorosa che mi entusiasma come se avessi ancora 5 anni.
Non mi piace il tempo che scorre, la giovinezza che fugge ed i bilanci che si chiudono inesorabilmente in negativo.
Anche quest'anno ero pronta ad affrontare questa giornata divisa tra la gioia e la tristezza, l'entusiasmo ed il malumore.
Ma tutto è cambiato.
Tutto è cambiato alle otto e trenta di questa mattina quando LAmicaMeri dall'India, dov'è in vacanza, mi ha spedito un'email di auguri.
Sapere che la mia storica, adorata, insostituibile amica si sia ricordata dell'occasione nonostante si trovi a più di 6000 km di distanza da me ha trasformato una giornata uggiosa in un fantastico giorno di sole.
Al diavolo le paranoie, la pioggia e tutto ciò che non funziona come dovrebbe: questa è la mia giornata!
Io sono la Regina ed ordino a tutti di far festa!
Anzi, dirò di più, quest'anno festeggio oggi e pure domani. Ecco!
La Relatività è passare da -10° a -2° centigradi e ritrovarsi ad esclamare convinti: "Che bello, oggi non fa freddo!"