Pancrazia in Irpinia (Undicesima Parte)

Preparazione del formaggio, filatura delle mozzarelle, abile manipolazione dei cavatielli, imbarazzante degustazione dell'olio, goduriosa degustazione del vino, teorica produzione di ceste di vimini, corso di macrofotografia a spizzichi e mozzichi. Tutto questo e anche di più riempì il mio agreste sabato.

Una giornata intera a bere, mangiare e stare, letteralmente, con le mani in pasta.
Una giornata sotto il sole cocente e accanto ad animali poco inclini alla socializzazione.
Una giornata con un cappello villico ben calato in testa e l'aria svagata della tizia di città.

Furono ore pregne, calde, stancanti.
Così stancanti che, prima di cena, scappammo tutti a casa per farci una doccia e prepararci alla serata finale.

Finale che vedeva al centro dei festeggiamenti Lei, l'Unica, la Sola.
La Tarantella.

Chi mi conosce lo sa: io sono la regina dei balli di gruppo. L'unico mio problema è che non mi piace mantenere un basso profilo e omologarmi con gli altri. Io sono un'individualista, una prima donna, un'anarchica.

Non ve la sarete mica bevuta, vero?

Io schifo i balli di gruppo, soprattutto perché sono una scoordinata, imbranata, timida.
Quando so di avere gli occhi degli altri puntati addosso avvampo, il cervello mi va in pappa, e le articolazioni si piegano e stendono secondo una loro volontà propria. Questo fa sì che i miei tempi di apprendimento, di una seppur semplice coreografia, siano nettamente superiori a quelli degli altri.
Gli altri stanno al terzo passo? Io ho appena finito di arrancare con la memorizzazione e realizzazione del primo. Primo che, molto probabilmente, avrò già dimenticato una volta giunta al terzo.

E pensare che da piccola ho fatto danza classica, e non me la cavavo neanche troppo male. Ma, a quei tempi, ero dotata dello spirito lieve e menefreghista che quasi tutti i bambini possiedono. Quello spirito che non ti fa preoccupare del giudizio de pubblico. Ma, tutt'al più, che tra quel pubblico abbiano fatto in tempo a prendere posto anche mamma e papà.
A ben pensarci, quello spirito mi ha accompagnata almeno fino ai 20 anni. Ma, tra una cosa e l'altra, a un certo punto devo essermelo perso per strada. Abbandonato in uno scantinato polveroso, accatastato tra la leggerezza e il chisenefotte.

Ma quella sera decisi che fosse giunto il momento di riaprire quel maledetto antro. La serratura all'inizio fece resistenza, la vecchia Me urlava "Non ti alzare da quella panca per nessuna ragione al mondo! Non lasciare il tuo posto sicuro all'ombra! No..."
Ma poi la porta si aprì di scatto ed io fui vista in piedi, seppur imbarazzata, dirigermi decisa verso il centro del cortile.

Fu così che, in fila con tutti gli altri, di fianco a Simona e di fronte a SuperGra', ci provai. Con scarsi risultati ma ci provai. Con la netta sensazione del ridicolo ma ci provai. Con l'orgoglio per una piccola battaglia vinta, ci provai.
Mi scatenai nella mia prima tarantella. Consapevole che, se lo stagionato capoballo, al secolo ZìPeppino, non "teneva vergogna" a fare lo svenevole con SuperGra', io potevo anche ancheggiare a caso, senza che il mondo si fermasse o il mio amor proprio ne risentisse.

Non c'è quindi da stupirsi che a questo piccolo viaggio in Irpinia io stia dedicando così tanto spazio. Non è questione di km. Non è questione di tempo trascorso. Certe esperienze, giunte al momento giusto e con le persone giuste, ti alleggeriscono le spalle, sollevano gli angoli della bocca, e aprono la testa. Una volta e per sempre.

Continua...

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