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"Wow", scrivo.
(1977)
Il rischio di rimanere bloccata a Roma l'avevo già messo in preventivo.
I tempi di migrazione dal treno all'autobus erano molto ristretti. Anche solo un minimo ritardo mi avrebbe costretta nella capitale per qualche ora.

Inizialmente, quand'ero ancora all'ombra dei portici torinesi, la prospettiva non mi aveva affatto turbata. Anzi.
L'idea di trascorrere qualche ora a spasso per Roma mi aveva divertita. Ed il divertimento era continuato fino a quando un amico, molto più lungimirante di me, mi aveva fatto notare che il mix letale tra sole allo zenit, afa cittadina, e pressione bassa cronica mi avrebbe procurato qualche piccolo problema.
Lo cito testualmente: "Andrai incontro a disidratazione. Morte. Ed evaporazione del cadavere. Di te  non rimarrà neanche un corpo da piangere"

Inizialmente non lo presi molto sul serio ma poi, con l'avanzare del caldo torrido anche a Torino, realizzai finalmente che egli era sì un poco ansioso ma anche dotato di un certo buonsenso. E fu per questo motivo che al progetto "a spasso per Roma" decisi di sostituire quello "a spasso per la stazione Tiburtina".

A sorpresa, una volta scesa dal treno, anche questo mio secondo piano si rivelò impraticabile.
La stazione Tiburtina è nuova, avveniristica e architettonicamente interessante. Ma anche e soprattutto VUOTA. Desolatamente, tristemente, irrimediabilmente vuota. Non c'è nulla. Nulla. Nulla. Neanche una panchina.
Gli unici luoghi degni di nota sono un chioschetto perennemente privo di acqua fredda e dei bagni esterni a gettone.

A proposito di questi ultimi vorrei rivolgermi direttamente a te.
Sì, dico proprio a te, geometra, architetto, ingegnere, visionario, imbecille che hai progettato i suddetti bagni, ascoltami con attenzione: queste roventi, soffocanti, disgustose ritirate pubbliche DEVONO avere almeno un gancio. Un gancio per appenderci qualcosa.
Cosa? Un cappotto, una sciarpa, una borsa.
Una borsa!
Io, donna, dove appoggio la mia immancabile marsupialica appendice mentre sono in altre faccende affaccendata?
Dove? Al collo sperando di non strozzarmi?
Oppure, secondo te, emerito minchione, dovrei metterla a terra?
A terra? In un bagno pubblico? Ma hai presente lo schifo che c'è in questi luoghi?
No? Ecco. Lo sospettavo.
Allora ti condanno a una settimana di scopettone e anitra WC in codesti cubicoli infernali e poi ne riparliamo.

Scusate la digressione.
Cosa stavo dicendo?
Ah sì! Nella stazione Tiburtina non c'è niente da fare o vedere, trascorrerci quattro ore sarebbe stato un incubo. Quindi, mettendo a rischio la mia preziosa vita ed il mio disidratabile corpicino, depositai il bagaglio e m'inoltrai nella calda, caotica, umida, tentacolare ma splendida Roma.

Continua...
Strajk! Strajk! Strajk!
Urliamo tutti a Danzica.
(1980)
Sono la più veloce al mondo. 
200 metri in 1’54”82.
Medaglia d'oro a Pechino. 
Sarò anche un poco antipatica, ma chi se ne frega?
(2008)
All'inizio doveva essere un festival di musica folk. Poi divenne un week end in fattoria. Infine, la mia vacanza  si trasformò in 5 giorni da trascorrere facendo di tutto un po'.

Fu per questo motivo che la comare Gra', nelle ore che precedettero la partenza, si premunì di darmi precise indicazioni su cosa mi sarei dovuta portare.
"Un golfino e una sciarpa, che qua di sera fa sempre fresco."
"Un costume da bagno, così andiamo in piscina indossando delle meravigliose cuffie a fiori tipo Ester Williams"
"Un vestito retrò, per fare un giro su alcune auto d'epoca"
"Un paio di stivali da cowboy, in modo da camminare con disinvoltura in mezzo alla cacca di mucca"
"Un abito da cerimonia, un cappello stile Ascot, un freesby, un frustino da cavallerizza, due trenini elettrici, un'antica anfora romana, 2 kg di farina, una caciotta, una foca ammaestrata, un orso bruno, due coccodrilli, un orangotango, due piccoli serpenti, un'aquila reale, il gatto, il topo, l'elefante, non manca più nessuno, solo non si vedono i due liocorni"

Io, indecisa se presentarmi in terra campana con un TIR o un gruppo di sherpa, optai per un minibagaglio riempito fino alla soglia di deflagrazione con lo stretto indispensabile. E qualcosa di più.
Sì al golfino. No agli stivali. Sì al costume. No all'anfora. Sì all'abito "estate caprese negli anni '60". No ai coccodrilli.

Trascinato il mio monolitico trolley fino a una deserta e surreale Porta Susa, mi accasciai sul sedile del treno per rialzarmi solo 4 ore dopo.
"Roma Tiburtina. Siamo in arrivo alla stazione di Roma Tiburtina", disse il train manager.
"Con 20 minuti di ritardo", aggiunsi io, la train passenger.
Train passenger che perse quindi la coincidenza con la "corriera" e si ritrovò a dover trascorrere 4 ore a Roma.
A fine luglio.
Dalle 11 alle 15.
Temperatura: 35° gradi.
Umidità: 90%.
Possibilità di sopravvivenza: "cheDiomelamandibuona".

Continua...
Un'esplosione. E poi un'altra.
Ci rifugiamo nel nono compartimento.
Siamo in 23.
Attendiamo soccorsi.

"Un saluto a tutti. Non dovete disperarvi"
(2000)
Ed è buio. Ed è luce.
(1999)
Inizio ad orbitare attorno a Venere.
Sono la sonda spaziale Magellano.
(1990)
Nel parco di  Knebworth davanti a 120.000 spettatori. Forse di più.
Per l'ultima volta.

"God Save our gracious Queen!
Long live our noble Queen,
God save the Queen!
Send her victorious, happy and glorious,
long to reign over us,
God save the Queen!
O Lord, our God, arise,
scatter her enemies,
and make them fall.
Confound their politics,
frustrate their knavish tricks,
on thee our hopes we fix,
God save us all.
Thy choicest gifts in store
on her be pleased to pour,
long may she reign!
May she defend our laws,
and ever give us cause
to sing with heart and voice,
God save the Queen!"
(1986)
Siamo in 20.000.
Un esercito.
Un esercito d'invasori.
Un esercito di disperati.
(1991)
Ammazzata nello studio dove lavoro.
Divento il giallo dell'estate.
Divento uno dei tanti misteri irrisolti.

Avrei preferito diventare vecchia.
(1990)
Delle volte si decide di prendere la propria vita e ribaltarla come un calzino. Dal dentro al fuori.
Così. Pop! Con un solo colpo.
Oppure. Sguisccc. Con una manovra più lunga ma altrettanto inevitabile.

Certe decisioni possono essere giuste o sbagliate. Sane o malate. Efficaci o deleterie. Ma sempre, sempre, sempre destabilizzanti.
Pochi mesi fa, nel bel mezzo di uno di questi momenti, nell'attimo preciso della perdita dell'equilibrio e dello slancio in avanti, decisi che avevo bisogno di piccoli progetti, utili programmi, segni sul calendario. Decisi che avevo bisogno di punti e virgole a cui aggrapparmi, date a cui tendere, appuntamenti da fissare in un mare di nuove opportunità. Un mare tanto grande. Troppo grande. Così grande da far quasi paura.

In bilico sulle punte dei piedi, zompettando felicemente terrorizzata tra scatoloni e futuro, decisi che sarei tornata ad Ariano Irpino. Luogo di leggerezza ed allegria l'estate scorsa. Nonché residenza di una delle mie storiche amiche berlinesi.

Gettai nei flutti il mio messaggio in bottiglia e attesi fiduciosa.
La risposta arrivò. Solerte. Pronta. Vivace. Solerte. Pronta. Accogliente.
Perché gli amici dell'Erasmus sono una razza speciale. Un dono. Una continua scoperta.
Perché ci si può allontanare e avvicinare. Ma l'elastico che tiene uniti è sempre saldo. E, invece di farsi più sottile e fragile col passare del tempo, ogni anno diventa più forte del precedente. Nonostante la vita che cambia e ci cambia. Nonostante le scelte diverse. Nonostante le puntate perse ed i silenzi. Nonostante.

A fine luglio, dunque, impacchettai mille cose in una valigia lilla. Chiusi la mia piccola nuova casa tra pennellate tenui e guizzi di sole. E, nel buio di una Torino ancora addormentata, partii.

Continua...
"Positivo".
(2012)
Crolla il tetto della miniera.
Siamo in 33 e siamo vivi.
(2010)
Dopo 44.724 giorni oggi, finalmente, mi riposo un po'.
(1997)
Vengo eletto Presidente.
Il sesto Presidente della grande Repubblica islamica dell'Iran.
(2005)
10:25
Si ferma tutto. Finisce tutto.

5 minuti dopo.
Riapro gli occhi. Sono a terra.
Dov'è Sonia?
Qualcuno ha visto Sonia?
(1980)
Accendo la televisione. Mi accomodo sul divano. Sistemo bene gli occhiali sul naso e la pipa leggermente stretta tra i denti.
Dall'apparecchio giunge improvviso un fracasso insopportabile.
Ohibò, ma che cos'è?
Un nuovo canale.
Un canale di sola musica assordante per ragazzetti nullafacenti.
Non avrà mai successo.
(1981)
Mio fratello mi cede il governo.
(2006)
Lo lucido con un panno. E' perfetto. Ed è l'ultimo dopo 21 milioni di esemplari e 65 anni di produzione.
(2003)
9.887
L'oro è mio. Mio soltanto.
(1996)
Davanti a una telecamera annuncio:
"The leadership of Óglaigh na hÉireann has formally ordered an end to the armed campaign. This will take effect from 4pm this afternoon. All IRA units have been ordered to dump arms."
(2005)

 "I declare open the Games of London celebrating the XXX Olympiad of the modern era"
(2012)
Una viaggio di lavoro a Mumbai. Un giorno intero chiusa in albergo a guardare la pioggia scendere. Quasi un metro d'acqua in sole 24 ore.

(2005)
Prendo in braccio per la prima volta la piccola Louise. Figlia in provetta. Figlia mia.
(1978)
Da bambino sedetti sopra un trono. Da oggi occupo una poltrona.
Sono Simeone II di Bulgaria.

(2001)
 Yes, I do.
(1986)
Caro PrincipeV,
ieri hai compiuto quattro anni. 
Una gran bella età per un gran bel bambino.

Ogni giorno ti fai più grande e impari qualcosa di nuovo. E oggi voglio essere proprio io a darti una lezione che potrà esserti utile nel futuro. Voglio raccontarti l'amore. L'amore ai tempi delle medie. 

Tu ancora non lo sai, ma le medie sono quel limbo tra elementari e superiori in cui i corpi cambiano, le voci si fanno più profonde, le scarpe più puzzolenti e gli amori diventano passione bruciante e infelice.

Alle medie le femmine perdono la testa per i ripetenti, perché sono più grandi, perché sono irraggiungibili, perché sono veri uomini. Veri uomini che usano poco la doccia e mai il congiuntivo.
Sì, le femmine possono essere stupide quanto e più dei maschi. Ma non soffermiamoci su questo e andiamo oltre.

In seconda io, tua zia, m'innamorai struggevolmente di Domenico.
Domenico era in terza C quando io ero in seconda A.
Domenico avrebbe dovuto essere già alle superiori da un  paio d'anni quando io ero in seconda A.

Devi sapere che alle medie esistono ripetenti e ripetenti. Ci sono quelli che "non ci arrivano", quelli che "se ne fregano", quelli con "famiglie difficili".
Il ripetente del mio cuore apparteneva un poco alla terza e un poco alla seconda categoria. O almeno così mi piaceva, e mi piace tuttora, credere. Egli, oltre ad essere bello, era intelligente e sensibile. Erano gli altri a non capirlo, poverino!
Così doveva essere. E così era. Nella mia testa.
E, data l'assoluta unilateralità e platonicità del nostro rapporto, la mia testa era l'unico posto importante. L'unico posto in cui noi due ci amavamo come nessuno si era amato mai.

Domenico aveva morbidi capelli castani, o almeno così sembravano dato che non mi ci sono mai avvicinata abbastanza da constatarlo di persona, profondi occhi scuri e lineamenti perfetti.
Assomigliava in maniera impressionante a John Taylor, il bassista dei Duran Duran. 
Per te, PrincipeV, e i lettori più giovani o smemorati allego una foto esplicativa.
Domenico era così, ma senza cotonatura, colpi di sole ed espressione languida.

Noi innamorate dei ripetenti eravamo come delle fan. C'erano quelle a cui piaceva Daniele, frontman sfacciato. Quelle a cui piaceva Andrea, rockettaro maledetto. E quelle a cui piaceva Domenico. Bello ma poco appariscente. Silenzioso. Riservato. Non incline agli atteggiamenti da divo.

Una mattina in terza C si ritrovarono con un'ora buca e, nell'impossibilità di procurare un supplente al volo, la classe venne divisa in piccoli gruppi e spedita a far tappezzeria nelle altre aule.
Domenico finì, insieme ad un suo compagno, in seconda A. La MIA seconda A.

Egli passò un'ora a guardare fuori dalla finestra,
Io passai un'ora a osservarlo di sottecchi, con la tachicardia, la salivazione azzerata e la sudorazione moltiplicata.
Poi suonò la campanella. Il mio taciturno amore si alzò e io lo guardai allontanarsi verso il tramonto.
Questo sognante quadro venne interrotto da una voce gracchiante: "Domenico guarda cosa c'è scritto là!", urlò quel viscido del mio ex fidanzatino.
Urlò il patetico e geloso omino indicando il mio banco.
Banco ornato da me medesima con deliziosi deliri d'amore ed un elaborato graffito "Dome&PancriXever".

Mi alzai di scatto, coprii la scritta col diario, mentre l'oggetto dei miei desideri si avvicinava inesorabile al mio posto. Si avvicinava, arrivava, si fermava.
Quelli che seguirono furono i 30 secondi più mervigliosamente orribili della mia vita. O almeno delle medie.
Da una parte c'era il ripetente curioso, dall'altra la ragazzina che cercava di proteggere gli ultimi brandelli di dignità. In mezzo un diario a celare l'imbarazzo.
"Mi fai leggere?", chiese lui.
"No", sussurrai io.
"Dai..."
"No"
"Ma..."
"No, Domenico, per piacere no"
Lui allungò la mano verso il diario. La mia presa era di pastafrolla. Sarebbe bastato un secondo. Un secondo, uno strattone e una risata per spezzare il mio fragile cuore e ferire il mio orgoglio.

Lui allungò la mano. Poi, però, mi guardò negli occhi.
Non so cosa vide nei miei piccoli occhi all'ingiù. Probabilmente terrore, panico e disperazione.

Domenico non era solo bello ma anche gentile. Gentile in un momento della propria vita in cui raramente lo si è.
Non mise alla prova la mia presa di pastafrolla.
"Non ti preoccupare", disse rivolto a me.
"Tu impara a farti i fatti tuoi, che fai più bella figura!", disse a quel vigliaccone del mio ex.
Poi mi sorrise e se ne andò.

PrincipeV, mio adorato nipote, ti ho raccontato questa storia perché vedo la tua bellezza e conosco il tuo cuore buono.
Ricordati sempre di essere gentile con tutti.
Ma ricordati soprattutto di essere gentile con le femmine. Con quelle che ti piacciono e, a maggior ragione, con quelle che non ti piacciono.
Perché un sorriso sincero ed un gesto educato valgono molto più di un'espressione da piacione. E lasciano tracce indelebili con cui nessuno sguardo da conquistatore sarà mai in grado di competere.

E ricordati pure di studiare: così non sarai mai ripetente.
Non ne hai bisogno: sei così bello che le ragazze s'innamoreranno lo stesso di te.
Oggi cadono 3777 bombe sulla mia testa.
3777 bombe su Sarayevo.
(1993)
Comincio prima di cena. Finisco all'alba.
I have stuck with Harry until the very end.

(2007)
O muoio da eroe o vivo tanto a lungo da diventare il cattivo.
Decido di diventare il cattivo.

Sono Joker.
Bang Bang!
(2012)
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