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Iniziano le avventure di Mario e Luigi.
(1985)
Corro i duecento metri in diciannove secondi e settantadue centesimi.
(1979)
A differenza dell'estate precedente, questa volta feci il viaggio sopra un autobus comodo e dotato di aria condizionata. Una vera sciccheria. Una bellezza con persino i posti prenotati. Peculiarità di cui mi avvidi solo dopo il terzo sfratto.

"Scusi quello è il mio posto", mi disse un vecchietto zoppicante.
"Ma certo", mi alzai solerte pensando di aver usurpato il diritto di un disabile.
"Scusi là...", mi disse una ragazzina.
"Ok, per me è lo stesso", mi alzai molto meno solerte, pensando che la cafona volesse mettersi vicino alla sua amica del cuore e, per questo motivo, non si facesse remore d'infastidire le persone educate ed accomodanti come me.
"Scusi..."
"E no, eh! Di nuovo?"
"Beh, ma io ho il 41 e quello è il 41, no?"
"Ma ci sono i posti prenotati?"
"Certo. Guardi il suo biglietto. Vede. Qua. Lei ha il 60. Sessanta. Sei Zero", mi spiegò una signora scandendo le parole come se mi credesse straniera o cretina. Come se.

Ma stenderei un pietoso velo sull'increscioso episodio, premunendomi però di giustificarlo con: stanchezza, mancanza di sonno, colpi di calore, pneumatici forati, eccessivo costo del taxi, tragedie familiari passate presenti e future, crolli di edifici, terremoti, inondazioni e cavallette! Le cavallette!
Non è stata colpa mia!
Io non sono così rimbambita era il numero ad essere scritto piccolissimo!
Lo giuro!



Ma torniamo all'autobus e ai miei compagni di viaggio. Questi erano tutti diretti nel foggiano.
Ridente zona che, per me, significa una cosa sola: taralli. I taralli di Cerignola! Anzi Cerignöla!
Ogni volta che mia zia, sposa di un cerignolano D.O.C., torna dalle sue vacanze pugliesi e riguadagna le sponde del Po, io l'accolgo con tutti gli onori. E lo faccio solo per interesse, che sia ben chiaro! Lo faccio per la mia dose annuale di taralli. Dose che non dura mai abbastanza.
Raramente mi lascio tentare e li compro anche qua, ai piedi delle fredde Alpi. Ma non c'è niente da fare: m'imbatto sempre in pallide e tristi imitazioni.
Il tarallo cerignolano è una forma d'arte locale, irripetibile altrove.(*)

Fu per questa mia debolezza che, nonostante la stanchezza, non mi appisolai neanche un minuto. Troppo forte era la tentazione di cercare soci per il trasporto e lo spaccio di deliziosi manufatti gastronomici dalla Puglia a Torino. Da Cerignola a casa mia.
A impedire che mi mettessi a importunare chicchessia bastarono, per fortuna, la timidezza e il desiderio di mantenere il faticosamenteraggiuntopesoquasiforma.

Fu dunque un lungo viaggio, all'insegna della stanchezza e dell'ipersalivazione.
Quando finalmente arrivai a destinazione, a scendere dal mezzo non fu una fascinosa blogger ma uno straccetto informe e, mi duole dirlo ma il dovere di cronaca lo richiede, francamente bruttino.

Ad aspettarmi trovai la mia amica Gra' che, invece, splendeva di luce propria.
"Ciao Jane!"
"Azz Gra', ma quanto bella sei? Hai deciso di mortificarmi? Ti odio!"
"Davvero?"
"No, ti voglio ancora bene, ma in questo momento mi stai un poco sulle palle!"

E così, dopo baci ed abbracci, salimmo in macchina e ci avviamo verso l'inizio ufficiale delle mie vacanze. Destinazione: una doccia, prima, e una pizza, poi.

Non una pizza qualunque. La pizza di Zì Pumpilia.

Continua...

(*) Nel caso in cui qualche lettore pugliese desideri spedirmi prova della bontà dei taralli provenienti da altri centri del tacco, sarò felice di fornire il mio indirizzo privatamente.
Guardo i corpi precipitare al suolo.

(2001)
"I'm worse at what I do best
And for this gift I feel blessed
Our little group has always been
And always will until the end"

(1991)
Mi consegnano il Leone d'Oro alla carriera.
Faccio la mia migliore espressione "senza cappello".
(2000)
Lo faccio per l'ultima volta.
Lo facciamo per l'ultima volta.
Pistola e coltello. Assassini e compagni di merende.
 
(1985)
Provano ad uccidermi. Non ci riescono.
Dio è dalla mia parte.
(1986)
Muore Leningrado. Rinasce San Pietroburgo.
(1991)
16,918 km.
Guido attraverso il traforo del Gottardo.
(1980)
Mi chiamo Lawrence, Larry per gli amici.
Il mio socio è Sergey.
Un anno fa abbiamo messo in rete il nostro gioiello. 
Oggi fondiamo ufficialmente la nostra azienda: la Google Inc.

Sì, siamo schifosamente ricchi.
(1998)
Sono testimone di uno dei più disumani atti di terrorismo che la storia ricordi.
Sono una madre di Beslan.
 
(2004)
Ci rapiscono a Beirut.
Siamo due giornalisti italiani. Io mi chiamo Graziella. Il mio collega Italo.
Nessuno di noi tornerà mai più a casa.
(1980)
Dopo 143 giorni e 5373 chilometri devo smettere di correre.
Il mio nome è Terry Fox.
(1980)
Li abbiamo ritrovati.
Disperati.
Struggenti.
Simbolo dell'angoscia umana l'uno. Della passione mistica e carnale l'altro.
(2006)
Voto per l'indipendenza del mio paese.
Voto per l'indipendenza di Timor Est.
(1999)
6:10 am
Il vento soffia a 190 km/h
Gli argini dovrebbero reggere.
Gli argini non reggono.
New Orleans è sott'acqua.
(2005)
Con il naso all'insù a guardare lo spettacolo delle frecce tricolori.
La festa.
La meraviglia.
Lo schianto.
Le fiamme.
La morte.
(1988)
Passo a 55.758.005 km dalla Terra.
Non sono mai stato così vicino negli ultimi 60.000 anni.
Sono Marte.

(2003)
"Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam!
Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum,
Dominum Albinum,
Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Luciani
qui sibi nomen imposuit Ioannes Paulus"

(1978)
Assisto impotente al rogo della mia città, del mio quartiere, della mia casa.
Assisto impotente all'incendio del Chiado. 
(1988)
Nano. Mi declassano a pianeta nano. 
Io, Plutone, non mi sono mai sentito così offeso.
(2006)
Ci teniamo per mano.
Formiamo una catena lunga 600 km. 
Da Tallin fino a Vilnius, passando per Riga.
Protestiamo pacificamente contro l'invasore sovietico. Reclamiamo la nostra indipendenza.

(1989)
Sono stata a Roma più di una volta.
Prima fu una gita invernale con due compagne d'università.
Ci ammazzo di fatica. Ci irritammo vicendevolmente. Rompemmo equilibri che non si sarebbero più ristabiliti.
Poi fu un ferragosto insieme al mio teutonico amore.
Macinammo km. Rischiammo il colpo di sole.
Infine furono gli Internazionali di tennis al Foro Italico con Ciccio.
Guardammo gli Internazionali di tennis al Foro Italico.

Sono stata a Roma più di una volta.
Ma non la conosco. O, meglio, la conosco con tutta la superficialità di cui è capace un turista qualsiasi.
Mi piacerebbe raccontarvi che so a memoria le sue mille stradine. Che ne ho bevuto l'essenza. Che ne ho succhiato il midollo. Ma mentirei.
Il mio rapporto con la capitale non conosce profondità. E' patinato, fatto di cliché e scorci da cartolina.
Per questo motivo, trovandomi bloccata nella città eterna, non fui in grado di scegliere percorsi originali e alternativi. Ma mi limitai a prendere coscienza che, considerando i tempi da dedicare agli spostamenti, il pranzo e il ritiro del bagaglio, sarebbe stato saggio decidere per una sola meta da raggiungere.

Scelsi una meta banale e prevedibile.
Una meta che selezionai facendo scorrere il dito sulla cartina della metro.
Linea A. Quella rossa.
A scorrere verso l'alto e a sinistra.
Una pausa. Piazza di Spagna? No. Meglio di no.
Il desiderio di andare oltre. Ottaviano? San Pietro? Sì.
Giusto per poter dire al mio ritorno in Sabaudia: "Quest'estate sono stata anche all'estero...ahahahah..."
Una pessima vecchia battuta, ne convengo. Ma i veri amici sanno ridere anche a quelle.

In mezzo a Piazza San Pietro trovai tutto il mondo. Tutto il mondo sotto mille ombrelli parasole.
Tutto il mondo compresa me. Una riccia che, colpita dal sacro fuoco di Istangram, faceva foto sbilenche al cupolone.
Tutto il mondo a sudare e patire, amando Roma e maledicendola al tempo stesso.

Del resto Roma è così. Troppo calda, troppo rumorosa, troppo caotica.
La capitale di un Impero. Adesso. Sempre. Comunque.
Eterna non per definizione ma per vocazione.

Roma che esaspera ma incanta.
Roma che stressa ma conquista.
Un attimo prima sei felice di lasciartela alle spalle. Dici quello che dicono tutti "Bella sì, ma non ci vivrei mai."
Un attimo dopo già ti manca. E pensi quello che pensano tutti "Ci devo tornare".

Ed è questo che pensai anch'io quando, sudata e stropicciata, presi finalmente posto sull'autobus che mi avrebbe portata in mezzo agli Appennini.
Presi posto e, come suggeritomi dalla mia amica Gra', cominciai a cantare "Marozzi Marozzi te famo li buozzi", inno ufficiale(?) degli studenti irpini in trasferta a Roma. 
Io, in realtà, stavo facendo il percorso inverso, ma l'importante è lo spirito con cui si seguono certe tradizioni. Lo spirito più che la direzione. 
La direzione è una questione di testa. Lo spirito di spirito.

Continua...
Riemergo dalla sabbia un pezzo per volta. Un osso per volta. 
Sono il ragazzo di Turkana.
(1984)
Lascio il mio paese. Lascio tutto. 
Cerco una nuova libertà. Trovo una nuova vita. Perdo mia moglie.
Sono Alexander Godunov.
(1979)
Vengono riconosciuti i miei diritti. 
Dopo essere stata aggredita, svenduta, ed occupata, torno indipendente.
"Mu isamaa, mu õnn ja rõõm"
(1991)
Ci hanno avvertito con dei volantini. 
La voce si è sparsa rapidamente. 
Alcuni ci hanno creduto. Altri no. "Sarebbe troppo facile. Sarebbe troppo bello", hanno detto.

Noi ci crediamo e ci proviamo.
Partecipiamo al Picnic Paneuropeo.
Attraversiamo il confine tra Ungheria ed Austria. 
Siamo più di 600 e ci lasciamo la Repubblica Democratica Tedesca alle spalle.

(1989)
Brucia.
Le mie lacrime non possono spegnere le fiamme.
Il Kapellbruecke brucia.
(1993)
"I did have a relationship with Miss Lewinsky that was not appropriate".
(1998)
Divento ufficialmente la seconda potenza economica del mondo.
Sono la Cina.
(2010)
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