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Vengo estradato in Italia.
E' possibile che mi debbano ancora tormentare per quella vecchia storia?
E' passata una vita! La mia. 
Non quella dei 335 italiani. Quella è passata da un pezzo.
(1995)
Questa sera siamo tutti davanti alla tv.
"Sarà un grande evento", dicono.
The day after, ovunque, non si parlerà d'altro. 
La paura e il clamore.
(1983)
C'è una cosa che non ho mai raccontato del mio Erasmus.
Stonava troppo con il resto della storia. Non c'erano risate. Non c'era follia. In fondo, non c'era neanche Berlino.

Un giorno d'autunno Elisa, la mia amica romana, ed io incrociammo altre due ragazze italiane.
Io non conoscevo loro. Loro non conoscevano me. E, dopo quel giorno, non le avrei più riviste.
Una era di Milano, ricordo solo questo.

"Hai sentito che sta succedendo a Torino?" chiese questa ad Elisa.
"No, cosa?"
"Un disastro. Un'alluvione. Hanno interrotto l'autostrada con Milano. Torino è isolata", disse con una certa morbosa eccitazione.

-Torino è isolata- mi rimbombò nella testa.

La mia città era sola.
La mia famiglia si trovava immersa nell'acqua fino al collo.
E io, come una stronza, stavo a Berlino.

Non dissi una parola. Non so che faccia feci. Ma riuscii a zittire l'eccitata milanese che, guardandomi, si bloccò.
"Tu di dove sei?" mi chiese infine, quasi sottovoce.
"Torino"
"Vedrai che... vedrai che si aggiusta tutto"

-Si aggiusta tutto-
Non avevo internet, non avevo la televisione. Torino affogava e io non ne sapevo un cazzo. Corsi a chiamare i miei e, il giorno dopo, feci incetta di tutti i giornali italiani che riuscii a trovare.

Volevo sapere. Dovevo sapere. 

Seppi.
La mia famiglia stava bene. La mia città un po' meno.
Quei giorni furono gli unici in cui desiderai tornare indietro. Desiderai stare con i piedi nel fango e l'acqua fino al collo. 


"Va tutto bene, stai tranquilla. Goditi quest'esperienza e smettila di preoccuparti!" mi dicevano da casa.
Io un po' gli credevo e po' no.
Non parlai d'altro per giorni, nella costante ricerca di chetare il senso di colpa dato dal privilegio, dalla sicurezza, dall'ingiustizia del caso che mi voleva salva.

L'emergenza in città durò poco. Il mio Erasmus proseguii come sapete.

Ma ogni volta che in Italia la catastrofe si ripete. E si ripete sempre. Io penso a quel giorno.
Penso a quelli sotto l'acqua.
E penso anche a quelli all'asciutto. Quelli fortunati. Quelli stronzi che, però, preferirebbero stare con i piedi nel fango. Costretti, come sono, ad osservare impotenti la propria terra che annega. Senza neanche l'amara consolazione di poterla vegliare.

Questo è solo un piccolo, insignificante, privilegiato punto di vista. Ma è il mio. L'unico che possa raccontare.
 71,5 milioni di dollari e uno.
 71,5 milioni di dollari e due.
 71,5 milioni di dollari e tre.

Mi aggiudico l'"Autoritratto senza barba" di van Gogh.

(1998)
Una delle grandi meraviglie del web è il passaparola.
Passaparola grazie al quale ho scoperto che Federico, dell'Eremo del viandante, ha scritto un libro. Scritto e pubblicato in rete.

Il bello è che io il suo blog lo leggo regolarmente, ma del libro non me n'ero accorta. E perché?
Perchè lui, Federico, l'ha nascosto proprio bene. L'ha messo in una sottopagina che, se non ci finisci per caso, non te ne accorgi. Con un piccolo link buttato lì con nonchalance.

E, va bene, essere di Torino e quindi avere come mantra assoluto il low profile. Ma un poco di pubblicità, a un lavoro che sarà costato tanta fatica, non la vogliamo fare? No???
E allora ci penso io che, soprattutto per i progetti che riguardano gli altri, non mi faccio scrupolo di dotarmi di megafono e fare un gran chiasso.

Quindi, udite udite,  io il libro l'ho letto. S'intitola "Semi" e lo potete trovare qua.

Scrivere un romanzo non è cosa facile, Federico porta a termine il proprio con grande onestà.
Non è un capolavoro, ha qualche ingenuità di troppo e bisogno di un editing professionale.
Ma è un'opera prima valida e sincera.

Lui scrive e scrive benissimo. Nella sua storia è facile ritrovarsi, riconoscere i sentimenti e le delusioni. L'amicizia, quella vera e quella no. L'amore che sembra tutto e poi non è niente. Il dolore di chi non si ritrova dentro la propria pelle. E il tempo che corre veloce ma non va da nessuna parte.

Federico ha generosamente messo a disposizione di tutti questo suo lavoro. Io ve lo consiglio. E, già che ci sono, vi consiglio di leggere anche il suo blog. Non ve ne pentirete.
I'm ready
I'm ready for the laughing gas
I'm ready
I'm ready for what's next
I'm ready to duck
I'm ready to dive
I'm ready to say
I'm glad to be alive
I'm ready
I'm ready for the push
(1991)
Guardo la televisione. Assisto sbigottita a Terminator che diventa governatore della California.
(2003)
La settimana scorsa LaMati ed io ci siamo regalate un giorno da turiste in quel di Milano.

A seguire ciò che abbiamo visto e, soprattutto, ciò che abbiamo detto.


Piazza Duomo
 
"Aspetta che faccio una foto e la metto su Instagram"
"Che ho fatto di male per meritarmi un'amica bimbominkia?"
"Taci, io sono Social e tu sei tecnologicamente inetta!"


Pasticceria in via Monte Napoleone
"Che siamo venute a fare qua?"
"Gianlu, l'amoredellavitamia, vuole che gli porti una sacker da questo negozio"
"E la dovremo scorrazzare in giro tutto il giorno?"
"Sì"
"Ma sei matta? Non sarò complice di questa follia! Non mi macchierò di un tale colpo basso nei confronti della gloriosa tradizione pasticciera sabauda! Mai e poi mai!"
"Ma guarda che te la faccio assaggiare"
"Ok, ti aiuto a portarla"

 
Pinacoteca
"Se un giorno decidessi di trafugare un quadro sceglierei il ritratto di Manzoni"
"Starebbe un amore accanto alla tua scrivania"
"Quant'è vero!"


Castello Sforzesco
 
"Ho fame"
"Pure io"


Pranzo
"Desidera?"
"Io prendo un pezzo di pizza con i pomodorini, un panino con prosciutto cotto non troppo grasso, un cappuccino con una spolverata di cacao, mezzo litro d'acqua naturale, e una fetta di torta riscaldata"
"Va bene. E lei?"
"Un pezzo di pizza e un panino al latte"
"Un pezzo di pizza e un caffè d'orzo?"
"No, un panino al latte"
"Un panino al latte e un caffè d'orzo?"
"No, non lo voglio il caffè d'orzo"
"Vuole solo il panino?"
"No, vorrei ucciderla"


Cenacolo vinciano
"Leonardo era un genio. E la sua scelta della tecnica a secco dimostra che anche i geni ogni tanto fanno delle min#### pazzesche"
"Quant'è vero!"


Santa Maria delle Grazie
 
Senza parole.


Basilica di Sant'Ambrogio
 
"Aspetta, ancora un paio di scatti e arrivo"
"Hai finito di fare foto come se non ci fosse un domani?"
"Guarda che le puoi fare pure tu con il tuo cellulare"
"Sì, ma io non le voglio fare"
"Figurati! Tu non le fai perché non sei capace!"
"Non è vero"
"Sì che è vero"
"No"
"Sì"
"No!"
"Sì!"
 Shhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh!!!!!!!


Passaggio davanti a una scuola elementare
"Hai visto quanti bei bambini della Milano bene?"
"Di sfuggita. Sfocati. Ero concentrata su quel papà sexi della Milano bene"
"Pancrazia, vergognati!"
"Non mi dirai che tu non l'hai notato?"
"Chi? Il figo col maglione grigio, la barbetta incolta, la camminata alla De Niro e i capelli leggermente brizzolati"
"Sì"
"No, non c'ho fatto caso"


Piazza Duomo
"Ok, lo sto per dire."
"Cosa?"
"Non pensavo che sarebbe mai arrivato questo giorno"
"Quale giorno?"
"Il giorno in cui una tale consapevolezza mi avrebbe travolta. Vorrei nascondermi. Ma devo essere forte: la verità deve essere detta!"
"Mi fai paura: parla!"
"Milano mi piace molto"
"Oh cielo! Anche a me! Mi vergognavo a dirlo, ma ora che so di non essere sola mi sento molto meglio"
"Ci abbracciamo?"
"Sì"
"Ti voglio bene"
"Anch'io"
"E ti resterò sempre vicino"
"Pure io"
"Credi che ci toglieranno la residenza una volta tornate a casa?"
"No, dovremo solo fare in modo che non si venga mai a sapere. Comportarci come se nulla fosse. Conservare gelosamente questa nostra debolezza. Questa nostra fatale attrazione per la città che ogni vero torinese dovrebbe guardare con malcelato fastidio e ostentato disprezzo. Non potremo mai parlarne con nessuno"
"Giusto. Saremo il sostegno l'una dell'altra"
"Non potrai scriverlo neanche sul blog"
"Ma è ovvio! Per chi mi hai presa?"
Bip bip bip! 
Urla il Metal Detector.
Bip bip bip!  
14.865 monete romane in oro, argento e bronzo.
Bip bip bip!
Più di 200 pezzi di vasellame e gioielli.
Bip bip bip!
Abbiamo appena trovato il tesoro di Hoxne.
(1992)
Sophie ed io firmiamo il nostro Patto Civile di Solidarietà.
(1999)
Da un anno riempiamo le strade brandendo pentole e mestoli.
Oggi il nostro paese, l'Argentina, dichiara ufficialmente la bancarotta.
 
(2002)
La prima volta che andai al cinema ero al mare. A Rivazzurra, per la precisione.
A godermi la più classica delle vacanze per famiglie in Riviera Romagnola.
Mamma, papà, sorella ed io.

La prima volta che andai al cinema, superate le pesanti tende rosse, mi ritrovai in un cortile.
In alto c'era un cielo pieno di stelle, a terra la ghiaia.
Da un lato un grande telo bianco, dall'altro una spianata di sedie di legno.
Erano quelle classiche da cinema. Quelle che si chiudevano appena ti alzavi. Quelle che, se andavi al bagno durante la proiezione, al ritorno ti dovevi ricordare di spingere giù il sedile con una mano, altrimenti le mancavi e finivi col sedere a terra.

La prima volta che andai al cinema, mio padre mi sollevò e mi depositò sulla sedia accanto alla sua.
Io, all'epoca, ero un leggerissimo mucchietto d'ossa con le gambette corte. Le luci si spensero e la sedia cercò immediatamente d'ingoiarmi.
Dimostrando sprezzo del pericolo e una certa capacità d'iniziativa, invece di frignare o chiedere aiuto, scivolai fino al bordo, e lì rimasi per tutto il film. Con le punte dei piedi a sfiorare la ghiaia e gli addominali contratti a mantenere l'equilibrio.

La prima volta che andai al cinema il programma prevedeva "Innamorato pazzo" con Celentano e Ornella Muti.
Ricordo chiaramente le risate di tutti. E ricordo ancora più chiaramente che, tra la fatica fisica di non finir risucchiata dal sedile, e l'emozione di quel mondo nuovo e un poco magico, non riuscii a seguire la trama.
Per nulla. Figurarsi capirne la comicità!
E così risi a comando. Risi quando ridevano gli altri.
Celentano guidava l'autobus. Tutti ridevano. E pure io.
La Muti si arrabbiava. Tutti ridevano. E pure io.
Ricordo che la Muti si arrabbiava parecchio. Ed era bella. Quando era imbronciata era ancora più bella. Forse era per questo che la facevano sempre arrabbiare.

La prima volta che andai al cinema fu speciale e indimenticabile. Fu un piccolo traguardo da "grande".

Oggi pomeriggio non ci saranno le stelle e neanche la ghiaia.
Le sedie saranno comodissime e non proveranno a mangiare nessuno.
Il film sarà un cartone animato e non una commedia romantica all'italiana.
Ma sarà comunque un momento magico.

Oggi pomeriggio il PrincipeV vedrà il suo primo film al cinema. E io sarò con lui.
E sarò anche un poco emozionata. Orgogliosa di poter essergli accanto mentre taglia questo traguardo.

 
Vengo finalmente liberata. Ma la strada del mio paese, la Birmania, verso la democrazia è ancora lunga e tutta da percorrere.
(2010)
Sono il 125° monarca.
Imperatore Akihito del Giappone.
Crisantemi, samurai, futuro e medioevo.
(1990)
Sono una donna e da oggi posso diventare sacerdote. In Inghilterra.
(1992)
"Por qué no te callas?"
(2007)
Attraversiamo il confine. Passiamo il muro. Mio figlio ed io, l'uno accanto all'altro.
I clacson. I canti. Le risate. Le lacrime.
"Prendine un pezzo da conservare", mi dice il mio vicino armato di martello e un sorriso contagioso.
E' finita. E' appena cominciata.
Addio!
Benvenuti!
(1989)
Voto contro il nucleare in Italia.
(1987)
Convoco una conferenza stampa e lo dico a tutto il mondo.
Sono sieropositivo.
Mi chiamo Earvin Johnson, ma per tutti sono Magic.
(1991)
Piove. Piove tutto il giorno. Piove anche la notte.
L'acqua riempie le strade e i fiumi.
Assisto impotente all'alluvione della mia terra.
(1994)

Cavina è un autore che ama parlare di ciò che conosce. Lui ha frequentato l'ITIS e così ci parla di questo. Ce ne parla con personaggi tratteggiati da poche caratteristiche ma mai piatti. Ce ne parla con episodi forse non veri ma verosimili. Ce ne parla strappando più di un sorriso.

Ma Cavina non è solo questo. Non scrive solo di questo.
Quando pensi di aver inquadrato il genere, la storia, lo stile, lui aggiunge la poesia. Immagini che all'inizio appaiono solo ai bordi della pagina, cominciano a diffondersi a tradimento ad ogni riga.
E così tutto acquista un significato altro, anche la merda d'uccello.
Il sorriso si fa amaro e le dita sfogliano più velocemente. Gli occhi si incollano alle pagine. Le labbra bevono ogni storia, ogni quadro, ogni ritratto.

Come quello di Veroli Wanda, doloroso primo amore del protagonista. Lei, con il suo sguardo che trapassa, diventa il più crudele dei personaggi.
Algida. Spietata. Egoista. Come solo una ragazzina sa essere. Ma come nessuna crudele ragazzina è mai stata adeguatamente descritta. Lei non fa niente e dice ancora meno, ma nel suo distacco si coglie la cifra della vera cattiveria.

O quello di Mamma Creonti. Madre del protagonista che, dopo un libro intero in cui appare come una figura ritagliata da un foglio di carta velina, alla fine si trasforma in forza e sostanza. Si rivela essere consapevole ma protettiva, piegata dalla vita ma lungi dall'esserne spezzata.

Ad essere spezzata è invece la vicina di casa, abusata dal marito. Cavina ce la regala in un singolo episodio, intenta a salvare un giocattolo incastrato tra i rami di un albero. E non serve altro.

Parlavo al mio Big Jim come se fossi stato il capo della spedizione di soccorso mandata dietro le linee nemiche a recuperarlo.
Ero un tipo simpatico, allora. Mica andavo in una scuola seria.
Stavo proprio dicendo al mio Big Jim di tenere duro, quando la mia vicina mi si mise dietro e incominciò a darmi consigli su come disimpigliarlo.
Era divertente.
Sembrava facesse parte anche lei della spedizione di soccorso.
"Tieni duro, passo" diceva al Big Jim, come se parlasse alla ricetrasmittente.
Era una bella idea.
Mi stavo proprio divertendo un sacco.
Riuscimmo a tirarlo giù da quell'inferno di rami senza rompere il paracadute della festa.
E quando mi girai per ringraziarla, perché ero un capo spedizione severo ma giusto, che non tratta i suoi soldati come fossero, chennesò, uccellini da richiamo, vidi che aveva il labbro spaccato, sanguinava.
Tutto il vestito era pieno di sangue.
E aveva solo una ciabatta ai piedi.
Quella fu la cosa peggiore. Vedere che era scesa dall'ultimo piano con quel labbro spaccato senza accorgersi di avere una sola ciabatta.
Ce l'aveva al piede sinistro.
Scappai in casa.
Forse non avrei dovuto farlo, ma filai diritto in casa, al sicuro lontano dalle linee nemiche.
Guardai dalla finestra, prima di rimettere a posto il paracadute nel suo cassetto.
Era ancora là che fissava i rami dell'albero. Chissà cosa ci vedeva. Chissà chi c'era rimasto impigliato.
Non sarebbe mai riuscita a portarlo in salvo, con quell'unica ciabatta al piede.
Mai e poi mai.

Inutile Tentare Imprigionare Sogni è edito da Marcos y Marcos.

Io ve lo consiglio. Che abbiate fatto l'ITIS o no. Che siate stati studenti brillanti o no. Cavina vi racconterà se stesso e anche un po' di voi.
Condanno a morte Saddam Hussein.
(2006)
Due colpi di pistola alla schiena.
Agricoltore. Militare. Uomo di pace.
Rappresentavo la svolta per il mio paese e un'intera regione.
Ora sono solo un rimpianto. Un'occasione perduta.
שלום
(1995)
Vinco le elezioni.
Giovane, amato e chiacchierato.
Interrompo 12 anni di dominio repubblicano.
(1992)
Lascio il mio primo messaggio.
Sono John Titor e viaggio nel tempo. O almeno così dico.
Sono John Titor e il mondo parla di me. 
(2000)
Oggi entro ufficialmente in vigore. Sono il trattato di Maastricht.
(1993)
Sono Giulietta Masina.
Oggi piango il mio geniale, amato, bugiardo, infedele, compagno di una vita.
(1993)
Mi alzo presto. 
Indosso il vestito buono e lucido le scarpe.
Faccio la riga da un lato. Abbottono la giacca.
Prendo mia moglie sottobraccio e percorro con lei la strada fino al seggio.
Abbiamo aspettato sette anni per questo momento.
Oggi torniamo a votare. 
Nostra figlia è con noi. Dentro di noi. Lei come tutti gli altri 30.000 desaparecidos.
(1983)
Mi chiamo John Glenn. Ho 77 anni. E sono il più anziano astronauta di sempre.
(1998)
La mattina seguente venni scorrazzata in giro da WonderVivì che, con notevole pazienza e grande slancio, mi mostrò le bellezze di Ariano.
Prima di tutto La Villa: parco, cuore, vetta del luogo. O, secondo i più aridi, "unica cosa che valga la pena di essere vista".
E poi gli arroventati, assolati, trafficati vicoli che costituiscono lo scheletro portante del paese. Strade da cui si domina il paesaggio sottostante, dandoti l'illusoria idea che lì in fondo, se strizzi gli occhi a sufficienza, potrai perfino vedere il mare.

Quella mattina scoprii ciò che sarebbe diventato familiare nei giorni seguenti: la passione.
La passione degli arianesi, degli irpini, dei campani. Mettetela come preferite. A me, in realtà, non piace collocare certe caratteristiche considerando la geografia o i punti cardinali. La passione o c'è o non c'è. Al nord come al sud. Ad est come ad ovest.
Io, in quei giorni, la trovai ad Ariano.

La passione, dicevo. La passione per il territorio.
L'amore per le radici. La frustrazione di chi, una volta finiti gli studi in una grande città, decide di tornare per un poco o per sempre. Tornare per dare il proprio contributo. Far crescere il paese. Farne conoscere i tesori a chi sta fuori ma, soprattutto, a chi sta dentro. A chi sta dentro ma sembra cieco e sordo. Cieco e sordo a tutto ciò che il luogo ha da offrire. Cieco e sordo al passato, al presente e pure al futuro.
Praticamente morto.

Io, dalle radici brevi. Io, che ho sempre vissuto in una grande città. Io venni travolta dalla passione per il territorio. Dalla passione di WonderVivì. E pure da quella, scoperta casualmente, di un gruppo di quarantenni tornati alla base per far rinascere le vigne antiche della zona, coniugando la storia, propria e del luogo, con un'ottima idea imprenditoriale.

Non ci posso fare niente. E' più forte di me. 
Quando sento vibrare l'aria intorno, inizio a vibrare anch'io alla stessa frequenza. I miei neuroni a specchio si attivano. La mia anima si gonfia. Lo stomaco diventa ingordo. L'energia mi carica e mi riempie di voglia di fare.

Mi bastarono poche ore ad Ariano per sognare di far rinascere la vigna dei nonni o far restaurare quell'antica Madonna dallo sguardo triste.
E poco importava che la vigna i miei nonni non ce l'avessero mai avuta. Avevano avuto degli ulivi, ma la terra era dura e cattiva, ed era stata venduta da un pezzo.
Ed era un dettaglio insignificante anche il fatto che l'unica statua della Madonna, che sapevo aver bisogno di cure, fosse quella dello zio Filippo, che io stessa avevo fatto volar giù da un mobile, decapitando in un sol colpo madre e bambinello.

La passione, per fortuna, è come una malattia infettiva. Si trasmette e ti fa venir la febbre. Per un po' deliri. Ma poi, se resti concentrata, tutta quell'energia la puoi incanalare nella tua vita, nella tua quotidianità, nei tuoi progetti. Nelle tue vigne e nelle tue Madonne. Ne fai tesoro e la riporti a casa con entusiasmo e riconoscenza verso chi te l'ha attaccata.

La passione è come la febbre che viene ai bambini. Questi, una volta ripresisi, si alzano dal letto e scoprono i pantaloni del pigiama un poco più corti. La passione ti fa crescere. Solleva il tuo punto di vista.

Continua...
Vinco le elezioni.
Sono il nuovo presidente dell'Argentina. Una donna, per la prima volta.
Mi chiamo Cristina Elisabet Fernández de Kirchner.
(2007)
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