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Mi tolgono il cappuccio.
Non so dove sono.
"Un nuovo campo di prigionia"
Non so di cosa vengo accusato.
"Terrorismo"
E' l'inferno.
"Guantanamo".


(2002)
Da oggi non posso più fumare nei locali pubblici.
(2005)
Presento il mio figlio di maggior successo: l'iPhone.
(2007)
Nasco con l'era Heisei.

(1989)
Con la Festa del Tricolore iniziamo le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia.
(2011)
Proclamo formalmente George W. Bush presidente eletto.
Ma il popolo era con me.
(2001)
Muoio.
Mi ammazzano.
Nessuna sorpresa. Era solo questione di tempo.
Sono Giuseppe Fava.
(1984)
Invio le prime immagini da Marte.
La Terra sta a guardare.
(2004)
Vengo inserita nella Rock and Roll Hall of Fame.
Sono la prima donna a cui spetta questo onore.
E me lo sono guadagnato tutto.
(1987)
«Cosa sappiamo della vita e della morte? Cosa ci autorizza a rifiutare il diritto di disporre della propria morte, mentre riconosciamo il diritto di indirizzare la propria vita? Chi è religioso invocherà la volontà di Dio, che avrebbe creato l´individuo, ma perché mai questa convinzione dovrebbe valere per chi non vede da nessuna parte la presenza di un Dio?»
(Luca e Luigi Cavalli Sforza)

(2009)
Entro ufficialmente nelle case, nelle casse, e nei portafogli degli abitanti di 12 paesi europei.
(2002)
Mi dimetto e il mio successore mi garantisce l'immunitità.
 жить Россия
 да здравствует демократия
(1999)
Per tutto dicembre Facebook ci ha invitato a guardare il Nostro 2013. Una selezione dei post più importanti dell'anno.
Non so come questi eventi siano stati scelti. Dal numero di "mi piace", la quantità di commenti, il caso, i capricci di Mark Zuckerberg, l'allineamento dei pianeti, lo strega comanda color, l'intramontabile membro di segugio, o chissà che altro. Quale che sia stato il metodo adottato, il "Mio 2013" secondo Facebook è una mezza schifezza. Pochi episodi davvero fondamentali in mezzo ad una serie di epiche fesserie.

Quindi, plagiando ispirandomi all'idea di base, ho deciso di migrare sul blog e scrivere un post su misura, per raccontare, festeggiare e ricordare il mio ultimo anno.
Perché, a ben vedere, il 2013 per me è stata un'ottima annata e, alla faccia della scaramanzia, voglio celebrarla adeguatamente. Ciò non vuol dire che io non abbia avuto delusioni, momenti difficili, litigi, rabbia, tristezza, conto in banca depresso, cuore a pezzi, o incontri infelici. Ma ciò significa che, al netto delle perdite, quest'anno è stato decisamente in crescita. Ricco di esperienze, rapporti che si sono consolidati, nuovi occhi sorridenti a cui voler bene, scelte difficili finalmente prese, vecchi amici ritrovati, viaggi, abbracci, chiacchiere e risate.

Ma bando alle ciance, ormai il 2013 è agli sgoccioli, è giunto il tempo che ve lo racconti:

"Delle volte si prende la propria vita e la si ribalta come un calzino. Dal dentro al fuori. Così. Pop! Con un solo colpo."
E' l'ora della decisione. Taglio i ponti e, finalmente, comincio a costruirne di nuovi. A modo mio.

Riprendo a viaggiare. Inizio con Bologna dove m'immergo nella magia del teatro e rimango folgorata dal Mambo.


Dopo un'ingiustificata infinità di tempo torno a Berlino. Lo faccio con l'unica persona possibile. Lo faccio col mio migliore amico. Mi scrollo dalle spalle la pesantezza di anni non miei. Rido, bevo, cammino, litigo, conosco, riconosco, dormo poco, mi guardo allo specchio.
Eccomi.


Più di un mese per un trasloco. Ma, finalmente, il primo luglio mi risveglio nella nuova casa. Un pezzo alla volta, un giorno in fila all'altro, comincio a stiracchiarmi, allungarmi, distendermi. Prendo possesso di ogni angolo e trovo la mia dimensione.


Mi ritaglio una vacanza sugli Appennini. Più che dei luoghi m'innamoro delle persone. Al mio ritorno, a chi mi chiede come mi sia trovata, rispondo "Me li sarei portati tutti in valigia qui con me".

A Lucca ritiro un premio, scopro una città, e conosco volti che spero mi accompagneranno per sempre.
Gli stessi volti a cui, un mese dopo, posso mostrare la mia Torino. Bella come non la ricordavo. Bella come non l'avevo mai conosciuta.


Tra i progetti per l'autunno appunto un viaggio a Milano e un giorno al Torino Film Festival. Mesi dopo, tramite percorsi inaspettati e imprevedibili, entrambi gli obiettivi vengono centrati.

Nell'ultimo stralcio dell'anno faccio in tempo a consolidare un'amicizia ancora nuova, insegnare un po' di leggerezza a un vecchio amico solitamente dedito al lamento compulsivo, e stordirmi di chiacchiere con uno nuovo di zecca che sprizza luce ed energia dalla sua Verona.

Ora mi aspetta il 2014.
Con tanto lavoro da fare. Qualche progetto da intraprendere. Il francese da imparare. Chilometri da percorrere. Vecchie e nuove conoscenze da accogliere.

Chi di voi vorrà accompagnarmi in questo nuovo viaggio sarà il benvenuto.
Dopo una vita lunga e piena. Dopo aver portato lustro alla mia terra. Dopo tante lotte e soddisfazioni. Oggi, alla ragguardevole età di 103 anni, se non vi dispiace, io me ne andrei. 
(2012)
 Muoio oggi e con me muore l'Akkala Sami.
(2003)
Dov'ero rimasta?
Ah, sì: Simona.
Una nuova amica di SuperGra'.
Si conoscevano da poco, ma si erano immediatamente scoperte come due gemelle separate alla nascita. 
Un'esplosione di energia elevata al quadrato.

Loro brillavano tipo bombe all'idrogeno.
L'IncredibileAntonio ed io cercavamo riparo, buttandoci a terra e strisciando col passo del giaguaro.
Loro esibivano un'abilità nelle pubbliche relazioni che manco due ambasciatori!
Io, respingente quanto un grizzly con un'unghia incarnita, le guardavo ammirata, e prendevo appunti per il futuro e la mia nuova Me (che poi sarebbe l'attuale Me, ma questa è un'altra storia!).

A unire le due, oltre l'esuberante indole e la capacità di parlare senza mai prendere fiato, vi era la fotografia. Passione antica di Simona e molto più recente di Gra'. Passione che, in realtà, univa anche WonderVivì e BatDoriana.

In quei giorni vidi scattare centinaia, anzi migliaia, di foto mentre io, munita di solo cellulare, immortalavo improbabili, sbilenche, sfocate immagini che ancora esibisco orgogliosa nel mio profilo instagram. Tra questi scatti, i più numerosi raccontano la giornata agreste della mia vacanza, il motivo fondamentale per cui ero partita: il Regio Tratturo & Friends.

"Il Regio che?" vi starete chiedendo.
Ora ve lo spiego.
Un evento che si ripete tutte le estati. Una festa. Un fine settimana in campagna.
L'occasione per cui numerose genti di diverse nazionalità raggiungono una sperduta fattoria irpina, portandosi appresso buona volontà e ottuso entusiasmo urbano. E rendendosi protagonisti di un raduno di cittadini alle prese con la bellezza dei sapori semplici, il sano sudore del lavoro nei campi, e la fetenzia della puzza di concime.

Muniti di macchina fotografica (i miei compagni d'avventura) e di  tanta buona volontà (io) quel sabato mattina ci avviammo per la nostra bucolica esperienza. 

Orario di partenza: all'alba. Quasi. Insomma. Più o meno. Forse più che meno.
Prima sosta: raduno di tutta la compagnia.
Seconda sosta: ultimi acquisti pre-scampagnata.
Terza sosta: colazione al bar.
Quarta sosta: smistamento nelle diverse macchine.
Quinta sosta: attesa inutile nel parcheggio.
Sesta sosta: "Ma guarda, toh chi c'è, andiamolo a salutare"
Settima sosta: non me la ricordo ma ci deve essere stata per forza.
Arrivo in fattoria: ore 11. Più o meno. Forse più che meno.

"Dove sono le mucche da mungere?" esclamammo, gioiosi e fastidiosi, appena varcato il campestre confine.
"A quest'ora? Ma siete matti? Volevate vederle esplodere, povere bestie?" 
"Sì. No. Cioè. Che facciamo adesso?"
"Prima d'ogni altra cosa indossate il cappello villico d'ordinanza"  

E io così feci. 
E non me lo tolsi per le successive 10 ore.
E me lo portai anche a Torino.
E da allora troneggia a casa mia.
(Ma anche questa è un'altra storia!)


 

Comunque, non avendo potuto applicarci alla mungitura delle mucche, passammo direttamente alla preparazione del formaggio.


 

Continua...
Cominciamo a protestare.
La primavera araba passa anche per l'Algeria.
(2010)
Trovo il corpo senza vita nella sua capanna.
C'è sangue ovunque.
L'hanno uccisa come una bestia.
L'hanno uccisa come un gorilla. Uno dei suoi amati gorilla.
(1985)
La terra trema.
Le acque si ritirano.
Assisto alla fine del mondo. Non sopravvivo per raccontarlo.

(2004)
Li abbiamo giustiziati con più di 100 colpi di Kalashnikov.
Abbiamo risparmiato la faccia di lui: il mondo lo deve riconoscere.
Quella di lei no, non serve.
(1989)
E' giunto il momento: invadiamo l'Afghanistan.
(1979)
Nasco oggi.
Sono un diario. Una rivista. Un sito. Uno sfogo. Un palco da cui parlare. Un pulpito da cui predicare.
Sono un blog. Il Blog.
(1997)
"I do", dice Woody.
"I do", rispondo io.
Lui mi sposa.
Lui mi ama.
Il mondo inorridisce ma ci perdona. Ai registi si perdona tutto.
(1997)
Sono a Lockerbie, in Scozia.
Sento un gran fragore.
Guardo in alto.
Poi, più nulla.
(1988)
"Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l'amico che ti delude."
Oggi muoio.
Finalmente.
Sono Piergiorgio Welby.
(2006)
S'inizia a scavare.
Prossima stazione monte Grappa.
Next station monte Grappa.
(2000)
Il pubblico si accalca dietro le transenne.
I fotografi litigano per un posto in prima fila.
Le limousine giungono cariche dei protagonisti dell'evento.

Lucio si presenta strizzato in una giacca di pelle che ne evidenzia la notevole fisicata.
Santa Cecilia si commuove di fronte a un successo sì grande e sì inaspettato.
Eustacchia, come ogni Miss che si rispetti, dichiara di "amare i cuccioli" e di "detestare la falsità". E, nel suo caso, sta tragicamente dicendo il vero.
La Diavolessa schiocca la coda, sensualmente abbarbicata sopra un paio di Louboutin di pelle umana.
E il Grande Capo?
Il Grande Capo si limita ad essere presente all'evento, procurandosi copertine e titoli di giornale. "Lui C'è", si leggerà domani in edicola e nel web.

Non manca nessuno. Un po' in disparte, oscurati dallo splendore dei protagonisti, sono presenti persino: Jane Pancrazia Cole, autrice del racconto; Andrea Rotolo, ideatore, doppiatore e rumorista del video; e Alex Rakugakichan, abilissimo disegnatore.

Mettetevi comodi, che si spengano le luci e inizi lo spettacolo.
Buona visione a tutti.

Probabilmente la conoscete già. Io l'ho scoperta un paio di mesi fa, e me ne sono perdutamente innamorata.
Humans of New York, per gli amici HONY, la pagina facebook dove il fotografo Brandon Stanton raccoglie un incredibile campionario di umanità newyorkese.

Uno scatto e una frase. Questo straordinario blogger-fotografo entra in contatto con le persone, parla loro, le fa raccontare e poi le fotografa. Il risultato è unico: tante facce e tante storie. Un imperdibile caleidoscopio di normalità e follia, disagio e gioia, vita e morte.
Brandon racconta New York attraverso i personaggi e le persone.
Stanton lascia che la città gli si racconti attraverso piccoli aneddoti o grandi imprese.

Una pagina che ha più di due milioni di affezionati. E se voi non siete tra questi, vi consiglio di rimediare al più presto.

https://www.facebook.com/humansofnewyork?fref=ts

Ho compiuto un viaggio lungo 35.000 anni.
Sono una zanna d'avorio.
Sono un flauto.
Sono lo strumento musicale più antico mai trovato.
Sono la meraviglia dell'evoluzione di una specie.
Sono l'ennesima dimostrazione dell'innata necessità dell'arte.
(2004)
"Ma perché sono tutti gialli?"
"Sarà colpa del televisore"

Jingle Bells, Batman smells, Robin laid an egg. Batmobile broke its wheel, the Joker got awa-augh!
(1989)
Marcello Conte, del blog Condividendomi, ama raccontare le storie di alcuni personaggi secondari.
Quali? Coloro che nei film, e non solo, fanno ingiustamente una brutta fine. Vengono eliminati, uccisi, trucidati, senza che lo svolgersi della trama lo necessiti realmente.
Vittime superflue a cui il blogger romano regala una meritata ribalta.

Qualche giorno fa è stata la volta di Joseph da Terminator e, prima di lui, di Agnés da The Bourne Identity.

Viene in mente anche a voi qualche personaggio dall'ingrato destino? Se sì, perché non passate da Marcello e glielo segnalate?
Tutti hanno diritto a una storia!

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