Radio cole
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Proclamo una  fatwa contro Salman Rushdie, infedele bestemmiatore.

(1989)
"Cari Amici, 
ho avuto la fortuna di disegnare Charlie Brown e la sua banda per quasi cinquant'anni. E' stata la realizzazione del mio desiderio d'infanzia. 
Sfortunatamente, la mia situazione non mi permette più di disegnare una striscia ogni giorno. La mia famiglia non vuole che nessun altro continui a disegnare i Peanuts al posto mio e per questo devo annunciare il mio ritiro. 
Sono grato ai miei editori per la fedeltà che mi hanno dimostrato in tutti questi anni e ai fan dei miei fumetti per l'affetto e il sostegno che mi hanno dato. 
Charlie Brown, Snoopy, Linus, Lucy ... come potrò mai dimenticarli ..."
(2000)
Immagine tratta dal sito www.turismo.it
Quella sera, come ogni sera, l'IncontentabileLettore ordinò a Google di mostrargli qualcosa di nuovo da leggere.

Il motore di ricerca scandagliò la rete in lungo e in largo, ma tutti i webmaster e i blogger scappavano al suo arrivo, e si nascondevano temendo di subire le ire e l'insoddisfazione del perfido utente.
Google si stava rassegnando a dichiarare: "Nessun risultato trovato per i termini di ricerca", quando un nuovo inaspettato incontro, in un piccolo angolo della blogosfera, cambiò gli eventi.

Dovete sapere che quello stesso giorno una bellissima fanciulla, Pancrazàd, aveva aperto il proprio blog. Ella aveva una gran quantità di storie da raccontare. E anche leggende relative alle scuole elementari, l'Erasmus, gli ex fidanzati, e ancora, e ancora.
In realtà, la blogger non era del tutto sicura di saper scrivere, ma era certa di essere in grado di trasformare un evento banale in una grande avventura. L'aveva sempre fatto, fin da piccola. Codesto era forse il più prezioso tra i suoi doni.

Alla vista di Google Pancrazàd disse: "Perché Motore, Motore mio, ti vedo chino sotto il fardello dello sconforto? Sappi, o Motore, che le vere blogstar dicono -O tu che ti affliggi consolati! Niente dura: ogni commento svanisce, ogni flame si dimentica. La Rete dà, la Rete toglie.-"

Quando Google udì queste parole si sentì subito rinfrancato. E raccontò alla nuova blogger dell'IncontentabileLettore che ogni sera lo tormentava con le sue richieste irrealizzabili: racconti interessanti, post stimolanti, storie originali, e ancora, e ancora. Allora Pancrazàd gli disse: "Motore mio, presentami codesto utente e io lo affronterò con coraggio. Egli mi leggerà e mi amerà oppure, con il suo astio,  condannerà il mio blog all'eterno Under Construction"

Allora Google, ammirato da tanto ardore e felice di aver finalmente trovato qualcuno disposto a sacrificarsi, sollevò la scrivente fanciulla tra le proprie braccia e la recò in dono all'IncontentabileLettore.

"Risultato della ricerca: Radio Cole" apparve sullo schermo.
Ed il primo dei mille post cominciò ad essere letto.
E così ogni sera, un post alla volta, una sera alla volta.
E ancora, e ancora.

(NdA: questo era il millesimo)
Lo prendiamo. E' più facile del previsto.
"Grazie per la scarsa sicurezza", lasciamo scritto.
(1994)
E ora come ve la dico questa cosa?
Come sbatto in prima pagina la notizia?
Come mi pavoneggio senza vergogna?
Vabbè, facciamo che ve la dico e basta!

Il primo marzo a Torino partirà Facce da Palco, un talent show ad eliminazione per artisti emergenti.
Un viaggio che si snoderà lungo nove serate e attraverso diversi locali della città. Un'avventura che terminerà a metà maggio con l'elezione del vincitore.
Le arti sceniche in gioco saranno le più diverse: dalla musica alla danza, dal teatro al cabaret, per poi passare attraverso la giocoleria, il mimo, la follia e l'incontinenza artistica!

Ogni sera un assortimento di talenti che non potrà che sorprendervi!
Sul palco si alterneranno giovani e meno giovani, da Torino e non solo.
Sarà un evento da non perdere!

E io non me lo perderò di sicuro.
Ci sarò.
Ogni maledetta sera!

A proposito, ecco cosa dovevo dirvi: Radio Cole sarà il blog ufficiale dell'evento!
Ebbene sì! Mentre voi m'immaginavate svogliata e nullafacente, intenta nell'edonistica contemplazione del mio ombelico, io mi muovevo, m'informavo, conoscevo e godevo come un furetto nella stagione degli amori.
E ora è giunto il momento di condividere con voi tanto ardore!

Io, Pancrazia o Vox Populi (per l'occasione), mi divertirò come una pazza a blaterare a ruota libera su tutto il blaterabile. Sarò online e offline. Sarò molestamente presente in ogni luogo. Potrò dare finalmente sfogo al mio strabordante ego.

Siete curiosi? Volete saperne di più?
Allora restate sintonizzati! Qua le notizie non mancheranno!
A pugno alzato e volto sorridente, lo vedo finalmente uscire dal carcere.
Madiba è libero!
(1990)
Dovrei essere al Cecchi Point verso le 21 per poter ritirare i biglietti con tranquillità.
L'inizio dello spettacolo è previsto per le 21:30.
Io esco di casa che sono già le 21:10.
La puntualità è una qualità innata. L'incapacità di organizzarsi adeguatamente, anche.

Affannata e arruffata faccio il mio ingresso trionfale nel cortile quando si è già fatta una certa. Tra me e i biglietti si frappone una lunga fila di varia umanità, non mi resta altro che mettermi l'animo in pace e attendere.
La mia amica Silvana è uscita tardi dal lavoro e quindi non arriverà prima di un'ora.
Io mi annoio, non so con chi parlare. Scelgo di fare l'unica cosa interessante in una situazione del genere: ascoltare le chiacchiere altrui.

Ritorni da viaggi mirabolanti, focose notti d'amore, tra una storia e l'altra mi colpisce soprattutto una discutibile pianificazione per un futuro appuntamento.
Una ragazza non sa dove portare uno che le interessa. Un suo amico le suggerisce: "a pattinare sul ghiaccio, magari gli piacciono gli sport invernali"
Magari gli piacciono gli sport invernali?
Pattinare sul ghiaccio?
Ma che idea è?
E se questo non sa pattinare? Adorerà l'idea di sentirsi ridicolo sgambettando sgraziato e dando ripetute culate. Sarà proprio felice, entusiasta direi!
Un primo appuntamento sul ghiaccio va bene solo se tu sei Rocky e lei è Adriana. Altrimenti no!
A dimostrarsi inetti c'è sempre tempo nel corso di una relazione. Perché accelerare questi bei momenti? Perché?
Vorrei intervenire nella discussione e dare il mio prezioso contributo ma, purtroppo, è giunto il mio turno.
Speriamo solo che consigliere e consigliata mi leggano.

Io, intanto, pago il biglietto e cerco un posto. Anzi due.
Il teatro è pienissimo, mi accaparro a fatica un pezzo di panca per me e Silvana.
Giusto in tempo perché si spengano le luci, e parta lo spettacolo.

La prima semifinale vede lo scontro tra i "Disco Inverno", già visti la settimana scorsa, e i "Fonzie Pilato".
Il catch inizia un po' in sordina. Con il passare dei minuti però la sfida si fa più interessante, e la qualità cresce. Questo grazie ai concorrenti che prendono confidenza col palco, e all'arbitro che riesce a provocarli, sfidarli e rintuzzarli alla perfezione.
Sul finale si ride con una reinterpretazione di Cenerentola. Fatta uno, due, tre, quattro volte. Sempre più divertente, sempre più veloce, sempre più delirante, fino a quando rimane solo Valentina a riproporre tutti i personaggi, tutta la storia, in una manciata di secondi. Lei finisce stremata. Il pubblico applaude entusiasta.

Al momento di decretare la squadra vincitrice vengono premiati i Fonzie Pilato, merito soprattutto di Matteo e della sua perfetta Cenerentola che avrebbe convinto Walt Disney, i fratelli Grimm e pure le sorellastre.

E' il momento dell'intervallo.
Arriva la mia amica Silvana.
La mia lunga lotta per conservare il territorio acquista finalmente un senso.

Chiacchieriamo tra di noi e in giro. Scopro che il post della settimana scorsa l'hanno letto tutti. O quasi. C'è chi è contento, chi è molto contento, e chi vorrebbe prendermi a capocciate. Io, per spirito di autoconservazione, mantengo un basso profilo, mi muovo col passo del giaguaro e mi guardo circospetta in giro. Alla prima avvisaglia di pericolo, sono pronta a fuggire o usare Silvana come scudo umano. Del resto un favore me lo deve: le ho tenuto il posto per un'ora!

Si spengono nuovamente le luci e ha inizio la seconda sfida che, data la caratura dei concorrenti presenti, più che una semifinale sembra un anticipo di finale.
Da una parte le Panka & Bbbestia, dove spicca l'incontenibile Carmen, che ormai distribuisce biglietti da visita con la sua nuova occupazione: "Dea del Pensiero Laterale".
E dall'altra i Preti-à-Porter. Non li conosco, non li ho mai visti all'opera, ma voci di corridoio dicono che siano in grado di spaccare il culo ai passeri. Ebbene sì, nei corridoi che frequento io si usano di queste espressioni!

Questo catch è divertimento allo stato puro. L'arbitro dirige la sua orchestra con ironia e sicurezza. Il pubblico viene coinvolto moltissimo, si diverte e diverte. I concorrenti spaccano deretani agli augelli come se non ci fosse un domani.

Due donne contro due uomini, in un rincorrersi di prove sempre più esilaranti e originali. Per un'ora in quel ring vengono raccontate mille storie in mille maniere diverse. Drammi famigliari degni delle compiante telenovele brasiliane anni '80; giornate tipo di dentisti ricchi, pigri e con madri invadenti; colossal fantasy con abbondante dispiegamento di comparse e spargimento di follia a mazzi.

All'apice di questa giostra, l'arbitro annuncia la fine.
"Nooooo", ci lamentiamo tutti.
Ma lui decide e noi ci adeguiamo.

Si passa alle votazioni.
Un pareggio?
Si conta.
Vincono i Preti-à-Porter che, confermando le scurrili voci di corridoi, androni e salotti, si sono dimostrati qualcosa di più di due semplici improvvisatori, ma un vero è proprio duo comico in grado di capirsi e spalleggiarsi come pochi. Congratulazioni!
Le Punk perdono a cresta alta. Il pubblico le acclama come meritano. Brave!

La prova più difficile per i finalisti della prossima settimana?
Mantenere un livello adeguato. L'asticella si è alzata. La sfida è aperta.
3
2
1
Zero!
Finalmente inizia la cerimonia. Finalmente iniziano le Olimpiadi.
La passione vive qui!
(2006)
Oggi mi liberano.
Ci sono voluti 237 giorni di sequestro, la morte di un ispettore, varie mutilazioni, e il pagamento di un riscatto.
Ma, quando ormai la speranza sembra vana, mi liberano.
(1998)
Vinciamo un Grammy.

"Please read the letter
I pinned it to your door
It's crazy how it all turned out
We needed so much more

Too late, too late
A fool could read the signs
Maybe baby
You'd better check between the lines
Please read the letter, I
Wrote it in my sleep
With help and consultation from
The angels of the deep"
 
(2009)
Da qualche tempo troneggia in questa pagina il link al mio negozio virtuale.
Non ci avete fatto caso?
E che siete orbi?
Seguite il dito: a destra, un po' più a destra, un altro po' più a destra. Più su, più su, più su.
Eccolo qua: "Il mio negozio". Bellino, ne?

Nel caso la curiosità non abbia avuto ancora la meglio, vi dico io cosa potrete trovare tra le mie quattro mura tutte pixel: shop bag e mug. Sì, insomma, borse di tela e tazze. Arricchite, ornate, tempestate dai miei "celeberrimi" microracconti.

Questa, secondo me, è l'idea più egocentrica che mi sia mai venuta in mente. E ne vado immotivatamente orgogliosa!
Nel mondo si vendono oggetti con citazioni che vanno da Aristotele a Voltaire, da Jim Morrison a Bob Marley, da Coelho a Moccia. E chi sono io? La figlia della serva? E no!
Io sono nientepopodimeno che Jane Pancrazia Cole! Non merito di essere citata? Certo che lo merito! E chi l'ha deciso? Io! In un momento di deliziosa e sfacciata autoesaltazione.

Mi sono aperta il negozietto e periodicamente vi aggiungo qualche nuovo prodotto. Perché? Perché questa cosa mi diverte assai! E sogno un giorno d'incrociare una sconosciuta al supermercato con una borsa su cui si legga:  "Il gatto saltò dal tavolo e trascinò con sé la penna. I libri d'inglese tacquero dell'incidente."

L'idea vi stuzzica? Date un'occhiata.
Pensate che ormai io stia dando segni di evidente squilibrio? Date un'occhiata, lo stesso.
Vi faccio anche un po' paura? Un motivo in più per correre a dare un'occhiata. Veloci!



(Questo, ovviamente, è un articolo sponsorizzato DA ME)
Il re è morto, viva il re!
Mio padre è morto. 
Io prendo il potere in Giordania.
(1999)
Oggi è il giorno del mio giubileo di diamante.

Dichiaro: "In this special year, as I dedicate myself anew to your service, I hope we will all be reminded of the power of togetherness and the convening strength of family, friendship, and good neighbourliness, examples of which I have been fortunate to see throughout my reign and which my family and I look forward to seeing in many forms as we travel throughout the United Kingdom and the wider Commonwealth."
(2012)
Cosa penso? 
Penso che le persone abbiano diritto di scegliere. Scegliere della vita e della morte.
Come agisco? 
Le assisto.

Sono il Dottor Morte. Sono Jack Kevorkian. 
E oggi vengo processato.
(1991)
Stati, commenti, richieste d'amicizia, condivisioni, like. 
Nasco oggi.
Nessuno mi ama. 
Tutti, o quasi, mi usano.
(2004)
Mi chiamo Sonja. Ho 22 anni. Sono in vacanza.
La mia storia finisce qui, interrotta insieme ai cavi della funivia.
(1998)
Secondo i miei progetti più ambiziosi dovevamo essere in cinque.
Di fronte alla dura realtà ho prenotato due biglietti.
Nella realizzazione del mio peggior incubo, quando sono già in macchina, rimango sola. Abbandonata da un sms in corso Francia.

Ferma al semaforo, preda dello sconforto, penso per un attimo di fare inversione. Ma è solo un attimo poi, al grido di "echecazzo", continuo la mia strada diretta al Cecchi Point, tempio torinese dell'improvvisazione teatrale.

Una volta giunta lì, smadonno un quarto d'ora prima di trovare parcheggio, per poi lasciare l'auto in una via buia e mal frequentata. Perfetto! Ho sempre sognato di essere uccisa, fatta a pezzi con un taglierino, e convertita in mangime per galli da combattimento coreani.

Entrata nel cortile, faccio la fila per ritirare il mio biglietto. Sotto la pioggia. Tempo 5 minuti e i miei capelli raddoppiano di volume. Io cerco di non innervosirmi, ma a un certo punto sento qualcuno ringhiare e recitare frasi al contrario in latino. Sono io.

Arrivato il mio turno, biascico a mezza voce: "Ce ne dovrebbero essere due prenotati a nome Cole, ma sono rimasta sola"
Il tizio dei biglietti, in uno slancio di pietosa empatia, cerca di confortarmi: "Ah bene. Cioè male. Vabbè dai, vedrai che ti diverti comunque"
Ci manca solo che mi passi il numero del Telefono Amico o una copia di "Come trovarsi in fretta un nuovo fidanzato ed evitare di essere da sola il sabato sera".
Riprendo a ringhiare e, per cambiare, recito frasi in aramaico antico.

Scelto un posto a caso, vengo raggiunta da un'allegra famigliola: madre, padre e bimba.
La madre non ride per tutto lo spettacolo.Non sbatte neanche le palpebre. Credo sia morta.
Il padre si appisola. O forse muore.
La figlia ha lo sguardo satanico da Carrie. Li ha uccisi lei.

Finalmente comincia lo show.
Ma quale show? In effetti, non ve l'ho ancora detto.
Ve lo spiego per benino che qua, a quanto ho capito, bisogna essere specifici e precisi, altrimenti volano querele come pop corn da una padella senza coperchio.

Sono a vedere una sfida d'improvvisazione teatrale detta  CATCH IMPRO’. Due attori/improvvisatori/passanti/figuranti (non lo so, lo potrei chiedere, ma il ruspante stile di questo post andrebbe a farsi benedire) sfidano altri due attori/improvvisatori/passanti/figuranti. Il tutto a colpi di situazioni assurde, ingegno, e una certa dose di paraculaggine.

Il primo incontro fila via senza troppo entusiasmo. E' la prima volta che vedo una gara del genere, c'è la possibilità che io non capisca nulla, ma non riesco ad entusiasmarmi veramente.
Tra i quattro sfidanti mi colpisce solo l'unica donna presente. Al secolo: Valentina. Una con il corpo minuto e l'aria tranquilla a cui non daresti un centesimo. E che, invece, si dimostra capace di tirare fuori delle ottime trovate. E' la sua coppia quella che spicca. E' la sua coppia quella che voto. E' la sua coppia quella che vince.

Pausa di 10 minuti.
Vado a farmi una birretta.

In cassa trovo colei che, fino a 20 secondi prima, era l'arbitro cattivissimo del catch.
A fare la cassiera invece è un pezzo di pane e quando le chiedo "posso rientrare in sala con la bottiglia?", mi risponde "ma certo".
Io sorrido felice: sento di aver bisogno di un poco di alcol per reggere un'altra sfida.

Riprendo il mio posto a sedere e Carrie, lo sguardo dello dimonio, guarda me e la mia Moretti con il biasimo con cui si guarderebbe un alcolizzato che si vomita addosso. Non mi guardavano così da quell'estate che ebbi la bella pensata di mettermi in topless a Sorrento. Ma sorvoliamo, quella è un'altra storia.
No, non ve la racconterò.
No, neanche in privato.
Soprattutto non in privato!

Mentre sorseggio la mia birra ricomincia lo spettacolo. Arrivano altre due coppie e un altro arbitro.
Siamo su un altro pianeta!
Il clima si scalda, forse è tutto merito della pausa alcolica, ma sta di fatto che lo show s'impenna.
L'arbitro è ironico e buono: dopo due minuti ho voglia di correre ad abbracciarlo come un orsacchiottone (ma quanti gradi fa la Moretti?).
I concorrenti sono proprio bravi.
In particolare, in una squadra, spicca Carmen, la Dea del Pensiero Laterale. Ad ogni nuovo input se ne esce con l'idea che non ti aspetti, con la trovata che fa esplodere la sala in una fragorosa risata. Vincerà lei, vincerà la sua squadra, è evidente fin da subito.
L'unico che riesca a metterla in difficoltà e a tenere il suo passo è nell'altro team, si chiama Giampaolo, ed è il Re della Freddura. Divertentissimo. Dopo 5 minuti già lo amo (ma che ci mettono dentro la Moretti?).

Anche la seconda sfida finisce.
So che vincerà Carmen ma, con tafazziana devozione, voto comunque per l'altra squadra che, infatti, perde clamorosamente.
Perfetto: mi stò già allenando per le elezioni.

Vado a riprendere la macchina. Anche per stasera riesco a riportare la pellaccia sana e salva a casa.

Contro ogni contrattempo e sfiga mi sono divertita.
Quasi quasi ci scrivo un post.

Sabato prossimo ci saranno le semifinali.
Quasi quasi ci torno.

E voi?
Divento numero 1 del ranking mondiale. Lo sarò per 237 settimane consecutive. Sono Roger Federer.
(2004)
E finalmente vediamo a colori.
(1977)
Apriamo le porte e la gente si accalca. 
"Хотите?"
"Мак Меню"
(1990)
Preparazione del formaggio, filatura delle mozzarelle, abile manipolazione dei cavatielli, imbarazzante degustazione dell'olio, goduriosa degustazione del vino, teorica produzione di ceste di vimini, corso di macrofotografia a spizzichi e mozzichi. Tutto questo e anche di più riempì il mio agreste sabato.

Una giornata intera a bere, mangiare e stare, letteralmente, con le mani in pasta.
Una giornata sotto il sole cocente e accanto ad animali poco inclini alla socializzazione.
Una giornata con un cappello villico ben calato in testa e l'aria svagata della tizia di città.

Furono ore pregne, calde, stancanti.
Così stancanti che, prima di cena, scappammo tutti a casa per farci una doccia e prepararci alla serata finale.

Finale che vedeva al centro dei festeggiamenti Lei, l'Unica, la Sola.
La Tarantella.

Chi mi conosce lo sa: io sono la regina dei balli di gruppo. L'unico mio problema è che non mi piace mantenere un basso profilo e omologarmi con gli altri. Io sono un'individualista, una prima donna, un'anarchica.

Non ve la sarete mica bevuta, vero?

Io schifo i balli di gruppo, soprattutto perché sono una scoordinata, imbranata, timida.
Quando so di avere gli occhi degli altri puntati addosso avvampo, il cervello mi va in pappa, e le articolazioni si piegano e stendono secondo una loro volontà propria. Questo fa sì che i miei tempi di apprendimento, di una seppur semplice coreografia, siano nettamente superiori a quelli degli altri.
Gli altri stanno al terzo passo? Io ho appena finito di arrancare con la memorizzazione e realizzazione del primo. Primo che, molto probabilmente, avrò già dimenticato una volta giunta al terzo.

E pensare che da piccola ho fatto danza classica, e non me la cavavo neanche troppo male. Ma, a quei tempi, ero dotata dello spirito lieve e menefreghista che quasi tutti i bambini possiedono. Quello spirito che non ti fa preoccupare del giudizio de pubblico. Ma, tutt'al più, che tra quel pubblico abbiano fatto in tempo a prendere posto anche mamma e papà.
A ben pensarci, quello spirito mi ha accompagnata almeno fino ai 20 anni. Ma, tra una cosa e l'altra, a un certo punto devo essermelo perso per strada. Abbandonato in uno scantinato polveroso, accatastato tra la leggerezza e il chisenefotte.

Ma quella sera decisi che fosse giunto il momento di riaprire quel maledetto antro. La serratura all'inizio fece resistenza, la vecchia Me urlava "Non ti alzare da quella panca per nessuna ragione al mondo! Non lasciare il tuo posto sicuro all'ombra! No..."
Ma poi la porta si aprì di scatto ed io fui vista in piedi, seppur imbarazzata, dirigermi decisa verso il centro del cortile.

Fu così che, in fila con tutti gli altri, di fianco a Simona e di fronte a SuperGra', ci provai. Con scarsi risultati ma ci provai. Con la netta sensazione del ridicolo ma ci provai. Con l'orgoglio per una piccola battaglia vinta, ci provai.
Mi scatenai nella mia prima tarantella. Consapevole che, se lo stagionato capoballo, al secolo ZìPeppino, non "teneva vergogna" a fare lo svenevole con SuperGra', io potevo anche ancheggiare a caso, senza che il mondo si fermasse o il mio amor proprio ne risentisse.

Non c'è quindi da stupirsi che a questo piccolo viaggio in Irpinia io stia dedicando così tanto spazio. Non è questione di km. Non è questione di tempo trascorso. Certe esperienze, giunte al momento giusto e con le persone giuste, ti alleggeriscono le spalle, sollevano gli angoli della bocca, e aprono la testa. Una volta e per sempre.

Continua...
Da oggi Virginie ed io possiamo sposarci in Belgio.
(2003)
Annuncio la fine dei test nuclerai francesi. Sono il Presidente.
(1992)
Di alcune cose si ha bisogno. Di altre si ha voglia.
Alcune persone sono necessarie per andare avanti. Altre ci rendono il percorso più lieve.

Ma ci sono quelle strade che bisogna attraversare da soli. Quelle albe che bisogna aspettare fissando il soffitto da un letto vuoto. Quelle battaglie che nessun altro può combattere al posto nostro.

Non è questione di coraggio. Non è questione di scelta. E' questione di sopravvivenza.

Può essere un ponte o un guado. Ma in qualche modo arriveremo dall'altra parte. Con le sole nostre forze e i nostri piedi.

Non è solitudine.
Gli altri ci sono accanto, ma la fatica la dobbiamo fare noi.

Sto in volo per soli 73 secondi. 
Sono la maestra Christa McAuliffe e muoio oggi.
 
(1986)
In queste ultime settimane Nella Rete, e non, si è parlato molto di una campagna virale contro lo sfruttamento del lavoro creativo.
Una campagna che io giudico sacrosanta, oltre che estremamente efficace.
E chi c'è dietro questo ottimo lavoro?
Ma sempre loro: i miei amati! Quelli del collettivo Zero.
Gli stessi di Erasmus 24_7, il documentario che celebra e racconta l'esperienza di studio all'estero per antonomasia. Non ricordate? Ve ne avevo già parlato qua e anche qua.

Noi freelance della creatività abbiamo scelto una via non facile, l'abbiamo fatto spinti da entusiasmo e passione. Quando uno intraprende questa strada sa che l'attenderanno difficoltà, orari di lavoro assurdi e qualche delusione. Lo sa, ma lo fa comunque, perché crede ne valga la pena.

Ciò, ovviamente, non giustifica in alcun modo l'atteggiamento di molti datori di lavoro o clienti che, al momento della proposta o in alcuni casi addirittura a progetto concluso, cercano di liquidarci con espressioni del tipo "per questo progetto non c'è budget" oppure "ti offro una grande occasione di visibilità, mi dovresti pure ringraziare".

Noi lavoriamo e questi non ci pagano. Noi lavoriamo e questi ci offrono cifre ridicole.
Perché in fondo pensano che a fare queste cose siano buoni tutti.
"Che ci vorrà mai a scrivere, Pancra'?"
"Che ci vorrà? E allora la prossima volta fattelo da solo!"

Per fortuna ci hanno pensato i miei beniamini a sollevare l'attenzione su questo problema. E l'hanno fatto com'è nel loro stile: con intelligenza, professionalità e tanta ironia.
Loro lavorano bene e sembrano anche divertirsi molto nel farlo. E no, questa non è una scusa valida per non pagarli.

I video sono 3 e li potete trovare qua.

Io ho scelto di proporvi questo

Vengo presentato al mondo.
Sono un altro successo.
Sono l'iPad.
(2010)
M'iscrivo.
La mia tessera è la numero 1816, gruppo 17, fascicolo 0625, codice E.19.78.
(1978)
Siamo in venticinquemila. Scendiamo in piazza.
Siamo egiziani. Inizia la nostra rivoluzione.
(2011)
Gennaio è quasi finito e io sono stata lontana da queste pagine per troppo tempo.
Se si esclude il Mio Progetto e un microracconto, il 2014 è cominciato da 24 giorni e io non ho ancora scritto un post degno di questo nome.

Non che mi manchino le idee, in realtà ne ho almeno una decina da sviluppare, ma ciò che mi manca è il tempo. E' una scusa banale, me ne rendo conto, ma è la verità.
Impegni lavorativi e non mi hanno tenuta lontana da Radio Cole. E devo dire che questa vecchia casa virtuale, con i troll di polvere sotto il letto e lo spam sporco nel lavandino, mi è mancata moltissimo.

Radio Cole è il mio nido. Lo è stato in passato, lo è adesso e, forse, in mille forme diverse lo potrà essere anche in futuro. Anche quando i blog non li leggerà più nessuno e le diverse opinioni, ammettendo di averne, verranno espresse solo a forza di grugniti e click.
In attesa di questo tempo spaventoso io sono tornata a scrivere.

Volete sapere cosa vi aspetta nei prossimi mesi in questi lidi?
La fine dell'infinita saga di Pancrazia in Irpinia. Abbiate fede. Ho bisogno che crediate in me. Datemi la forza.
Tanti libri.  Letti, da leggere, scritti, e da scrivere.
Qualche altro bilancio.  Che fin quando sono in positivo è meglio farne scorta.
Proposte da e Nella Rete.  Anche perché, ogni tanto, qualche mia "scoperta" fa strada e io mi gonfio d'orgoglio come un tacchino borioso.
Resoconti della mia nuova vita da donna single e indipendente. E non provateci neanche a fare i superiori intellettuali che a noi, gente ruspante, non si addice proprio. State morendo di curiosità: già vedo l'impennata delle visite!
Un po' di famiglia Cole. Perché il mondo deve sapere del rapporto difficile di mio padre col Gabibbo, o del perpetuarsi dell'educazione sentimentale di mio nipote.
E magari, sarebbe ora, qualche nuovo racconto. Estrapolato dai mille quaderni nascosti in mille cassetti.

Basta così? No, probabilmente no, ci sarà ancora, ancora e ancora altro. Fit Boxe, acquerelli, francese, incontri inaspettati, e incontri progammati.

Ah già, quasi dimenticavo, ci sarà anche il necrologio di un mio amico. Non temete è ancora vivo e vegeto, ma gli ho promesso che l'avrei fatto e lo farò. (Sì, avvocato, queste righe valgono come un impegno ufficiale).

Quindi?
Quindi: rimanete sintonizzati.
Ci si legge prestissimo.

Au revoir.
Muoio oggi.
La città è orfana.
La città è libera.
(2003)
All we hear is Radio ga-ga
Radio goo-goo
Radio ga-ga
All we hear is Radio ga-ga
Radio blah blah
Radio, what's new?
Radio, someone still loves you
(1984)
Ho vinto già tutto e non mi diverto più.
Mi ritiro.
Sono Björn Borg.
(1983)
Dopo 444 giorni veniamo finalmente liberati. 
Il nostro incubo era cominciato il 4 novembre del 1979.
(1981)
Divento il 44° presidente degli Stati Uniti.
Il primo nero.
(2009)
Guardo la neve scendere su Miami.
(1977)
Ci restituiscono le medaglie di papà.
Un oro nel pentathlon e un oro nel decathlon.
Siamo molto orgogliosi. Lo sarebbe stato anche lui.
(1983)
Scade l'ultimatum.
Entriamo in territorio iracheno.
 
(1991)
Oggi sciolgo le Camere.
Finisce la Prima Repubblica.
(1994)
Condivisione, partecipazione, e approssimazione.
Nasco oggi. Sono Wikipedia.

(2001)
Posso uscire da Cuba.
Tutti possiamo.
Finalmente.
(2013)

E i personaggi secondari si decisero finalmente a scendere in piazza. Ribaltarono trame, imbrogliarono intrecci, malmenarono indegni protagonisti.

La rivoluzione ebbe inizio.

M'inchino.
E poi abbandono.
(2012)
Vivo nella terra più povera del mondo.
Oggi la terra trema.
(2010)
Mi tolgono il cappuccio.
Non so dove sono.
"Un nuovo campo di prigionia"
Non so di cosa vengo accusato.
"Terrorismo"
E' l'inferno.
"Guantanamo".


(2002)
Da oggi non posso più fumare nei locali pubblici.
(2005)
Presento il mio figlio di maggior successo: l'iPhone.
(2007)
Nasco con l'era Heisei.

(1989)
Con la Festa del Tricolore iniziamo le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia.
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