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Ciccio può vantare un glorioso passato da tennista amatoriale.
Lungo le valli trentine si favoleggia ancora del suo braccio potente, il servizio preciso ed il diritto da cecchino.
Da anni però egli si cimenta sempre meno sul campo, ed intorno al famoso braccio potente ha preso forma il tipico fisico da tennista amatoriale in pensione. Fisico che potete ammirare in tutta la sua burrosa importanza nella documentazione fotografica quivi allegata.

Oggi pomeriggio però Ciccio è tornato a lasciare la propria impronta sulla terra rossa. E che impronta signore e signori!
E' un mistero come, nonostante la notevole fisicata, egli riesca a giocare ancora così bene, sfoggiando uno stile efficace e persino elegante.

Un talento che irride le leggi della fisica, un talento che supera i limiti del tempo trascorso e dello spazio occupato, un talento che zittisce tutti quegli stitici critici normopeso, un talento che dovevo assolutamente celebrare con un post.
In un tempo senza tempo, in un paese lontano lontano, viveva un cavaliere dall'armatura scintillante.
Il sole splendeva alto nel cielo, i monti disegnavano l'orizzonte, distese di fiori alti quanto bambini riempivano gli occhi, ed il prode V, con una bella piuma rossa come pennacchio, cavalcava il suo destriero lungo strade, boschi e campi.

Ogni volta che c'era un problema il CavaliereV arrivava in soccorso: salvava fanciulle in difficoltà, portava bimbi al sicuro e sconfiggeva bestie feroci.
"Ti siamo debitori, prendi in dono uno zecchino", lo ringraziavano i vecchi capi villaggio. "Fermati un poco con noi, ti daremo lingotti d'oro e argento", lo allettavano i borgomastri. "Rimani a proteggere il castello e ti coprirò di gioielli e pietre preziose", gli proponeva il Conte della fortezza antica.
"No, grazie mille", rispondeva V, faceva un inchino, scuoteva il rosso pennacchio e ripartiva in groppa al suo cavallo mai stanco. Lui degli zecchini non sapeva proprio cosa farsene e poi nella bell'armatura non aveva neanche una tasca piccina piccina dove metterli; l'oro e l'argento lo facevano riempire di bolle peggio di un folletto col varibillo; e la fortezza non gli piaceva per niente, tutta scura e piena di spifferi com'era.

Le fanciulle amavano il CavaliereV e sospiravano intravedendo il suo sguardo di brace attraverso la fessura dell'elmo, i giovani sognavano di poter essere forti e coraggiosi come lui, ma in verità il cavaliere non era mica tanto contento. Ogni notte si stendeva ai piedi di un grande albero a guardare le stelle. Ogni notte restava sveglio perché, se sei solo in mezzo al bosco, puoi permetterti di dormire solo con gli occhi aperti. Ogni notte si chiedeva quando avrebbe trovato riposo: fare l'eroe gli piaceva assai ma delle volte un poco di pace ed un pisolino come si deve non gli sarebbero mica dispiaciuti.

Un giorno d'estate un vecchio contadino gli si parò davanti in mezzo al sentiero: "CavaliereV hai sentito la triste novella? In un paese lontano lontano un Drago sta tenendo prigionieri un fattore e sua moglie. Poverini, nessuno corre ad aiutarli perché tutti hanno paura di quel bestione grande e cattivo."
"Ci andrò io", rispose lesto il cavaliere dal pennacchio rosso, che aveva il cuore grande e l'animo nobile.
"Ma è lontano."
"Cavalcherò giorno e notte se sarà necessario", e così partì.
Gli ci vollero due giorni e due notti, superò campi e monti, sfidò la pioggia e la neve, fino a quando non giunse in una grande pianura con un fiume che dalla montagna scendeva fino al mare.

Davanti ad un'umile casetta stava seduto un Drago grasso e puzzolente. V poggiò la spada a terra, prese una fogliolina da un cespuglio, e piano piano si avvicinò a quel bestione fiammeggiante. Passo, passo, senza far scricchiolare l'armatura, arrivò fino ad un piedone dalle unghie zozze e, trattenendo il fiato, fece l'unica cosa che può sconfiggere un vero Drago, un segreto segretissimo che solo i grandi cavalieri d'armi e d'onore conoscono: gli fece il solletico.
L'animale spalancò la bocca piena di denti e, invece di sputare fuoco, iniziò a ridere.
Una risata, uno sbuffo di fumo.
Una risata, uno sbuffo di fumo, un colpo di tosse.
Una risata, uno sbuffo di fumo, un colpo di tosse, uno starnuto.
E a forza di ridere, sbuffare, tossire e starnutire, il verde sederone squamoso si sollevò da terra ed il Drago volò via con un bell'attacco di ridarella draghesca. Ahahah, puf, cof, etciù, ahahah, puf, cof, etciù, ahahah, puf, cof, etciù si sentì sempre più distante, fino a quando non ci fu silenzio e lontano nel cielo non rimase che un puntino verde piccolo quanto una capocchia di spillo.

Il fattore e la fattoressa uscirono di corsa da casa: "Grazie cavaliere sconosciuto, grazie per averci salvato. Cosa possiamo fare per te? Noi non abbiamo zecchini, oro, argento o pietre preziose ma se vuoi possiamo dividere la nostra cena in tre."
V, che un certo appetito in effetti ce lo aveva, accettò e mangiò con loro una minestra che era proprio la fine del mondo. Poi, dato che era stanco, si coricò al calduccio sopra un saccone di piume vicino al caminetto. Gli occhi gli si fecero pesanti e, visto che non era da solo ma in casa con lui c'erano quei due signori tanto gentili, decise che un sonnellino piccolo piccolo se lo poteva fare.

La mattina il fattore e la fattoressa si alzarono presto per preparare la colazione al loro salvatore e grande fu lo stupore quando, al posto del prode cavaliere, trovarono un bimbo dai grandi occhi neri ed il sorriso del sole. "Quanto sei bello", gli disse la donna, "sembri proprio un Principe".

Così il CavaliereV divenne PrincipeV.
Ed il fattore e la fattoressa divennero mamma e papà.
Girò il capo a destra e poi a sinistra. Sbattè gli occhi antichi. Allungò il collo. Ed addentò la lattuga.
Era amara.


Ognuno ha le proprie fissazioni. Le mie, tra le altre, includono tartarughe e Corsica.
Ciccio: "Ma cos'è tutta quella roba?"

Pancrazia: "Cosa? Questa? Niente, non ti preoccupare. Solo una tanica di acqua santa, un agnello da sacrificare a un dio pagano e, giusto per star sereni, una partita di Plutonio di contrabbando."

Ciccio: "E che ci devi fare?"

Pancrazia: "Lavarci la tua biancheria. Non voglio lasciare niente d'intentato questa volta.
Anzi, già che ci sei, ti dispiacerebbe passarmi il lanciafiamme?"
Ormai i blog sono superati, non è vero?
No, non è vero.
Perché l'informazione e la condivisione costruttiva non potranno mai essere concetti superati.

Due esempi su tutti:
  • La testimonianza sincera e appassionata di Ross  dalla Val di Susa. Una blogger senza fronzoli racconta quello che in tv o sui giornali non ci racconta nessuno;
  • ed un post che per un attimo toglie l'aria dal petto, Mi chiamo Luca ed ho 6 anni. di S.B. 
Buona lettura.
State viaggiando anche voi lungo l'efficiente rete di Trenitalia?
Che culo!
Oltre a godere del comfort dei treni e dell'affabilità del personale, oggi e ripeto SOLO OGGI, potrete partecipare al gioco più pirla dell'estate!
Meglio degli spiritosissimi gavettoni contro i bagnanti inermi, molto meglio di un concorso "Miss Maglietta Bagnata" in un camping per nudisti, queste vacanze verranno ricordate per l'imperdibile: "Trova Pancrazia e mettila in imbarazzo!"

Partecipare è semplice: guardate in giro nel vostro scompartimento e cercate una ragazza dall'indomita chioma, la carnagione da vampiro anemico e lo sguardo lucido e presente del bradipo ubriaco.
L'avete trovata?
Perfetto! A questo punto avvicinatevi e, a voce alta e senza vergogna, esclamate convinti: "Ma tu sei Jane Pancrazia Cole? Ti immaginavo molto ma molto più gnocca!"

Le reazioni possibili in cui potrete incorrere sono tre:
1)La ragazza vi prenderà a borsettate;
2)La ragazza chiamerà la sicurezza;
3)La finta giovane, cercando di nascondersi sotto il sedile, bofonchierà a denti stretti "Ma come cavolo m'è venuto in mente di scrivere quel post???"

Al vincitore, oltre al piacere di non essere preso a borsettate o arrestato, andrà la soddisfazione di aver messo profondamente in imbarazzo quella burlona di Jane Pancrazia Cole.

Partecipate numerosi!
Il nonno scomparve da casa per 15 giorni.
Tornò con un tanga di pizzo in tasca ed un sorriso soddisfatto sul volto.

Li amo.
Caro PrincipeV,

questa è la prima lettera che ti scrivo.
Te la scrivo per farti gli auguri di buon compleanno ma, com'è nel mio stile, sono in ritardo. Avrei dovuto farlo prima ma testa e cuore erano troppo confusi. Sentimenti, pensieri, emozioni, ci ho messo tutti questi giorni per farci un poco d'ordine.

Quando due anni fa ho saputo che saresti arrivato, arrivato per davvero, che non eri solo un sogno o una speranza ma un puntino lontano in lento ed inesorabile avvicinamento, mi si è aperto un mondo tutto nuovo. La famiglia Cole si allargava e soprattutto si allungava. Gettava il cuore oltre l'ostacolo. Spostava i propri orizzonti un poco più in là.
Io per molti, troppi, anni sono stata la più piccola, l'ultima arrivata. Quando sono venuta al mondo c'erano già tutti: il nonno, la nonna e persino la tua mamma. Sì, tecnicamente non erano ancora entrati a far parte della famiglia il tuo papà o lo zio Ciccio ma di tutti noi, di quelli con lo stesso sangue, io ero l'ultima.
Lo stesso sangue, appunto. Due anni fa dissi a tuo zio proprio così: "Voglio bene ai miei nipotini acquisiti ma lui sarà una cosa diversa, lui sarà figlio di mia sorella, sangue del mio sangue."
Lo so che, per quello che ci riguarda, tecnicamente questa è una fesseria ma insomma quello che volevo dire era che: la vita è imprevedibile, le persone vanno e vengono, le famiglie si allargano e si restringono, gli amori finiscono e le amicizie si sfilacciano ma i bambini, che siano figli o nipoti, quelli no, quelli arrivano e restano per sempre.
Fra 5, 10, 15 o 20 anni tu ci sarai ancora ed io ci sarò. Per te. Sempre.

Per la maggior parte delle persone "aspettare un bambino" significa guardare una pancia crescere. Poi ci sono quelli come noi, quelli per cui "aspettare un bambino" significa aspettare, aspettare sul serio.
Aspettare una telefonata ed un abbinamento. E così che lo chiamano, un abbinamento. Una famiglia per un bambino. La famiglia giusta per il bambino giusto.
Prima ci sono gli psicologi, poi gli assistenti sociali, gli incontri, i gruppi di supporto. E intanto si aspetta, si spera, delle volte si ha l'impressione che basti allungare un poco di più le braccia per arrivarci e delle volte sembra che per quanto si faccia, per quanto si aspetti, per quanto si sia delle brave persone, questo bimbo non arriverà mai.

La tua mamma ed il tuo papà ti hanno aspettato tanto e noi con loro.
Quanta è stata lunga la strada e quanto sembra breve ed insignificante a ripensarci adesso. Una strada che i tuoi genitori hanno intrapreso ancora prima che tu poggiassi i tuoi piedini su questa terra. Una strada che per quasi due anni tu hai dovuto percorrere da solo. Anzi no, solo no, solo mai, perché hai avuto chi si è preso cura di te, gente per bene che ti ha aperto il proprio cuore e la propria casa e che per questo avrà per sempre la mia riconoscenza.
Tu non avrai memoria di loro ma loro di te, il bimbo forte che amava la musica.
Sei così piccolo, PrincipeV, ma hai già tante persone al mondo che ti amano e ti portano nel cuore. Non scordarlo mai.


Finalmente, una settimana fa, la tua mamma ed il tuo papà sono venuti a prenderti, hanno attraversato terre e lingue diverse, hanno macinato chilometri e perso ore di sonno. In questi giorni vi state conoscendo e amalgamando, state intrecciando i fili delle vostre esistenze, state scambiandovi baci e urla, tenerezze e capricci.

Per adesso io ho potuto vederti solo in cam ma siamo già diventati grandi amici, non è vero? Ieri, per la prima volta, hai detto "ciao zia" ed io ho scoperto cos'è l'amore, l'amore vero. Tu sei l'uomo della mia vita, zio Ciccio già lo sa e si è messo l'animo in pace, sei il piccolo di casa, sei la nuova gemma sull'albero, il fiume che arriva fino al mare, la tartaruga che corre verso l'acqua. Tu sei un miracolo ed una benedizione.
Tu sei tutte queste cose assieme e sei soprattutto mio nipote.

Nipote, mi riempio la bocca ed il cuore con questa parola e trabocco d'orgoglio perché neanche nei miei più rosei sogni tu saresti potuto essere meglio di quello che sei.
Tu sei tu.
Era te che stavamo aspettando.

Spesso in questi mesi, quando raccontavo di te la gente mi diceva "E' un bambino fortunato", ed io rispondevo "Siamo noi ad essere quelli fortunati". Ed è proprio vero. E' così. Siamo noi ad essere fortunati perché il destino ha fatto incrociare le nostre vite. Perché noi avremo l'onore di vederti crescere. Perché sei un gran testone ed un terremoto, perché quando ti arrabbi urli con una vocetta acuta che non perdona e quando ridi ti si muove tutta la pancia, perché sei uno spericolato con un sorriso dolce, perché sei un tiranno con l'animo del Re Buono. Insomma perché tu sei un normale e sano bambino di due anni.

Fra qualche settimana finalmente ci incontreremo, intanto io continuo ad aspettarti. Sono qua per te e ci sarò per sempre perché tu sei mio nipote, sangue del mio sangue.

Tanti auguri PrincipeV,
tua zia Jane,
anzi no, tua zia Rò.
L'avevate capito che amo darmi un tono da grande pensatrice ma in fondo sono ignorante ed intellettualmente pigra. L'avevate capito che faccio la sofisticata ma in realtà sono di gusti semplici e molto nazionalpopolari. L'avevate capito che dietro questa scorza di donna tutta d'un pezzo si nasconde una mollacciona. L'avevate capito che ho un cuore tenero. E soprattutto l'avevate già capito che di musica io non c'ho mai capito una mazza. No?
Non l'avevate capito?

Vorrà dire che lo capirete ora.
Ora che dovrete finalmente aprire gli occhi e guardare coraggiosamente in faccia la realtà. Ora che non potrete più nascondervi dietro l'affetto che provate per me. Ora che è giunto il momento che anche voi sappiate, amici miei.

Che sappiate ciò che ho cercato di celare agli occhi di tutti, ciò che ho nascosto persino a me stessa. La mia gioia e la mia vergogna.

Ebbene sì.

Mi piace.
Mi piace tanto.
Non riesco più a farne a meno.
Mi esalta. Mi commuove. Mi smuove l'anima. Mi alleggerisce la testa e riempe il cuore. Mi fa agitare il sedere ed alzare le braccia. Mi tarantola i piedi ed elettrizza i riccioli.

Io, Jane Pancrazia Cole, quando ascolto l'ultima canzone di Jovanotti butto alle ortiche dignità e buon gusto e mi esalto come l'ultima delle romantiche quattordicenni sprovvedute.

Mi piace il ritmo, mi piace l'energia, mi piace l'idea "che attraversiamo il fuoco con un ghiacciolo in mano", mi piace persino la voce inadeguata e la zeppola dell'eterno Lorenzo.



Amici miei, vi chiedo aiuto.
Lo chiedo soprattutto a voi, Alligatore, Marco ed Alessia, gente che di musica ci capisce sul serio. Ma lo chiedo anche a tutti gli altri, che mi vogliono bene, che mi leggono con pazienza e simpatia.
Mettetevi una mano sulla coscienza e aiutatemi. Fatemi uscire dal tunnel. Consigliatemi qualcosa di più dignitoso d'ascoltare quest'estate. Qualcosa che mi faccia tornare sulla retta via. Che mi esalti. Che mi commuova. Che mi smuova l'anima. Che mi alleggerisca la testa e mi riempia il cuore. Che mi faccia agitare il sedere ed alzare le braccia. Che mi tarantoli i piedi ed elettrizzi i riccioli.

Niente di più, niente di meno.
Ariecchime, sono di nuovo qua.
Lo so cosa state pensando: "A questa le dai una mano e si prende tutto il braccio"
"Ha scoperto il fascino dei riflettori e ora non ce ne liberiamo più"
"Il prossimo anno, minimo minimo, ce la troviamo all'isola dei famosi, 'sta fanatica!"
E invece no!
Razza di carogne malfidate!
La mia presenza qua è giustificata. Giustificatissima.
E' vero che avrei potuto usare il mio spazietto, la mia cuccia, la mia bellissima colonna laterale ma questo è un argomento importante, non volevo vi sfuggisse e quindi ho scelto di invadere nuovamente il centro della scena.
Non temete non sarà un'abitudine: supereroe ed alter ego devono condurre, per definizione, vite separate ma in alcuni rari, rarissimi casi è giusto fare delle eccezioni.

Questo, ovviamente, è uno di quei casi: "L'emergenza sangue estiva."
Ecco la risposta alla domanda di Amanda.
"Delitto perfetto", dissero dallo schermo.
"Otro, por favor!" disse lei.

Alzò il bicchiere e brindò a se stessa.
(Attenzione: post ad alto contenuto autopromozionale)

Batman, smesse le orecchie a punta e tirata indietro la pancetta, diventa quel gran pezzo di Bruce Wayne. Fascinoso miliardario perennemente in smoking che, con la scusa delle pubbliche relazioni, organizza un party diverso ogni sera, costringendo l'anziano maggiordomo sottopagato a lavorare fino a tardi ramazzando da terra le briciole dei salatini e buttando nell'umido il caviale avanzato.

Superman, pettinato indietro il tirabaci e riposti nel comò gli immancabili mutandoni rossi di flanella, torna ad essere Clark Kent, giornalista imbranato e disperatamente invaghito dell'odiosa gallina che risponde al nome di Lois Lane. Un'ingrata che tratta lui come una pezza da piedi ma che, nel frattempo, sogna di essere selvaggiamente e ripetutamente posseduta dal supereroe in tutina blu. A dimostrare chiaramente che la gatta morta, oltre ad essere simpatica come la peste bubbonica, ha il Q.I. di un cocomero: si vede lontano un chilometro che quei due sono la stessa persona! Svegliaaaa!!!

Spiderman, sceso dai grattaceli e smesso di limonare duro e alla rovescia con la sciacquetta rossocrinita del suo cuore, prende la macchina fotografica e rimette i panni di Peter Parker, reporter freelance e professore di scienze precario. In pratica uno di noi, che se becca quello spocchioso brevilineo di Brunetta gli fa il culo a strisce!

Jane Pancrazia Cole, superblogger supergnocca dalla penna arguta e la vivace ironia, sfilato il costumino schiacciaciccia ed il mantello ricoperto di paillettes, assume in rete le anonime sembianze di Rossana R. Non una miliardaria in abito da sera. Non una giornalista. E neanche un fotografo d'assalto. Ma una semplice articolista che, invece di parlare delle proprie sfighe o del bolso fidanzato che non la vuole sposare, discetta di argomenti serissimi e persino utili.

D'ora in poi, per seguire le gesta della seriosa Rossana R. vi basterà dare un'occhiata alla colonna di destra.

(Fine dell'autopromozione)
Lui non disse una parola e lei riempì la valigia.
Lui la guardò con occhi vuoti e lei gli voltò le spalle.

Lui perse l'ultima goccia di sangue e lei chiuse la porta.
Qual è uno dei più grandi spauracchi di tutti i cuochi del mondo?
Non lo sapete?
Velo dico io: il soufflé!
Che sia dolce o salato l'infido piatto fa venire i sudori freddi a tutti coloro, professionisti o meno, che si apprestino a prepararlo.

Ed un romanzo è proprio come un soufflé: ci vogliono abilità, ingredienti di qualità e concentrazione.
Ottimi cuochi e penne felici. Uova fresche ed una trama ben sviluppata. Non aprire il forno fino a cottura avvenuta, non raffazzonare un finale poco convincente.

Non siete convinti? Volete un esempio? Zafòn, sempre lui. Il mio amato/odiato Zafòn.

Nella stesura del suo libro di maggior successo, "L'ombra del vento", l'autore catalano aveva preparato un piatto dal sapore delizioso e l'aspetto incantevole. Ma gli ingredienti alla fin fine non si erano rivelati freschi, le uova probabilmente non arrivavano dal contadino di fiducia ma dal discount sotto casa, ed il soufflé invece di essere leggero come una nuvola, una volta superata brillantemente la prova del palato, ti si riproponeva peggio di una peperonata.

Zafòn allora ci ha riprovato con "Il gioco dell'angelo", ci si è messo d'impegno, ha sudato e faticato, creando una trama avvincente, meno furba e più sofisticata del libro precedente. Uova fresche e tanto genuino amore per il proprio mestiere.
Tutto sembrava procedere alla perfezione, ad ogni pagina da lui scritta e da me letta mi esaltavo, "Bravo! Così si fa, si cresce, si migliora, ogni libro deve essere un'evoluzione del precedente", blateravo nel mio orgasmico delirio da lettrice felice.
Ma poi è successo il disastro, Carlos Ruiz ha aperto il forno prima che la cottura fosse ultimata ed il soufflé si è sgonfiato triste e misero peggio del pallone di un bimbo addentato da un barboncino isterico. Lo scrittore catalano ha pasticciato, ingarbugliato, realizzato un finale così povero d'idee valide da essere quasi imbarazzante.

Che delusione.
Cosa c'è peggio di un soufflé sgonfio? Una bella storia con una fine non all'altezza.
Loro tendevano al caos primigenio.
Lei dovette soccombere.

Essendo io una donna volubile e sensibile alle lusinghe è bastato un commento della mia amica La Coniglia,
"guarda, non ti ho mai vista ma lo penso pure io...sei troppo simpatica per essere fuori forma!!!",
per farmi accantonare l' idea celebrativa del post precedente e propendere invece per un progetto leggermente diverso.
Voi cosa mi consigliate?

La tenera opzione 1?


La dinamica 2?


O la solenne 3?


Google immagini è una fonte inesauribile di scoperte e rivelazioni, che vanno dallo sfacciatamente ridicole al francamente inquietanti. Io ci passerei le ore.
Sembra incredibile. Sembra impossibile. Ma, nascosti tra la massa, dispersi in mezzo ad una folla di deficienti, esistono anche loro: gli Uomini capaci di dire la cosa giusta al momento giusto.

"Ho cambiato regime alimentare ed ho ripreso a fare un po' di moto, spero proprio di riuscire a perdere peso."
"Davvero? E perché? Secondo me stai bene così."

Santo subito!
Su YouTube lo troverò un tutorial per costruirgli un monumento celebrativo?
All'inizio avevo pensato ad una banalissima statua equestre ma quasi quasi adesso propenderei per qualcosa di discreto, minimal e molto più originale. Voi che ne dite?

Dove? Davanti alla stazione.
Quando? Dopo un mese di separazione.
Chi? Due morbidi amanti a caso.

"Amore mio, sei sempre più bella ogni volta che ti vedo"
"Tesoro mio, davvero?"
"Sì, a te invecchiare fa bene"
"..."
"No, cioè, volevo dire..."
"..."
"... non mi sono spiegato, anzi no, non hai capito..."
"Non ho capito? Mi stai dicendo che sono rimbambita? Una vecchia rimbambita?" 
"Nooo"
"..."
"Non so quello che dico"
"..."
"Non sto bene"
"..."
"Sono posseduto da un alieno"
"..."
"Voglio la mamma!"
"..."
"Ti prego, di' qualcosa."
"Stanotte ti ucciderò nel sonno"
"Ma non vale! Ho anche detto che sei sempre più bella: questo non conta?"
"Certo, infatti farò in modo che la tua morte sia rapida e indolore"
"Ah, ecco. Grazie amore"
"Prego tesoro"
                                                                                Gentile Sig.ra  
                                                                                Jane Pancrazia Cole
                                                                                via degli Sbertucciati, 1
                                                                                Paese dei Fessi.

OGGETTO: sinistro n. 11335262 a polizza n. 172000
                     Jane P. Cole

Con riferimento al sinistro in oggetto, abbiamo preso attenta nota di quanto inviatoci e ci siamo fatti sonore e grasse risate alla facciaccia sua. Ma Lei, povera illusa, davvero credeva che le avremmo rimborsato il danno? Beata innocenza!

Noi ci siamo divertiti come dei pazzi a immaginarcela mentre correva da una parte all'altra della città per fare fotocopie, recuperare scontrini e spedirci persino una raccomandata con ricevuta di ritorno e Lei, emerita boccalona, c'è cascata con tutte le scarpe. Non ci si crede!

E pensare che sarebbe bastato avvertirla immediatamente che il danno era al disotto della franchigia ma, converrà con noi, così non sarebbe stato altrettanto divertente. Non trova?

In considerazione di quanto sopra, non ci è possibile accogliere favorevolmente la richiesta di rimborso. Ma la ringraziamo con tutto il cuore, adorabile Pancraziuccia nostra, per la gioia che la sua solerzia ha portato nei tristi stanzoni della nostra assicurazione: qua erano anni che non ci si scompisciava così!

Distinti saluti.
                                                               Mondial Assicurazione "I 40 ladroni"                                                                via dei Burloni, 9000
                                                               Paese dei Drittoni.
Sarà che il treno mi stimola sempre grandi riflessioni filosofiche, sarà che un libidinoso panino con prosciutto e formaggio può ipereccitare persino i miei neuroni sopiti, sarà che da più di dieci anni gioco a fare la splendida ragazza con la valigia, sarà che considero facebook una boiata senza eguali dall'ingiustificato successo.
Sara quel che sarà ma mentre mi scapicollavo tra un binario e l'altro in quel di Milano sono stata colpita da un fulmine, da una di quelle domande che si fanno strada nella mente e richiedono a gran voce una rapida ed esauriente risposta.
Una bruciante curiosità, uno spietato tarlo, una masturbazione mentale che voglio condividere con tutti voi, miei amatissimi e pazienti lettori.

Se il ragazzotto che ha inventato il faccialibro è diventato extrasupermegamilionario, l'omino che ha avuto l'illuminazione di mettere le ruote sotto le valigie quanti soldi avrà fatto?
Per caso ne sapete qualcosa?
Si accettano solo buone notizie e lieti fine.
Vi prego non ditemi che gli hanno rubato il brevetto, che è stato infinocchiato da qualche multinazionale, che è morto solo e in povertà.
In questo periodo ho bisogno di credere nella meritocrazia.
Fatemi sognare.
Mentite pure se è necessario.
La Nutella, insoddisfatta dall'arido cracker, si lasciò irretire dalla sfacciata Baguette e dalle sue promesse d'inesplorati sapori.
E'  un periodo un po' così.
Abbiate pazienza.
Burro e marmellata si unirono senza imbarazzi in un voluttuoso letto di pane caldo.

Twitter con i suoi 140 caratteri può avere un effetto nocivo ma stimolante su chi, come me, per diletto e passione scrive racconti.
Che sia ben chiaro, non m'illudo di aver inventato un bel niente, la microletteratura, nelle sue varie declinazioni, è già molto diffusa in rete.
Questo è solo un piccolo contributo, calorico ma lieve, com'è nel mio stile.
Lo sgambettare allegramente in acqua non ha accelerato minimamente la mia lipolisi ma ha affinato il mio spirito d'osservazione. E così durante i mesi passati, immersa nella broda calda con la pressione ai minimi storici e gli occhi miopi a fessura, mi sono dedicata allo studio di una curiosa figura umana e professionale: il Maestro di Acquagym. La mia è stata un'osservazione distaccata, scientifica e quasi spietata. Perché io quando faccio sport e quindi fatica divento cattiva, anzi cattivissima.

Avete presenti i nuotatori o i tuffatori?
I muscoli scolpiti?
Le spalle larghe?
Gli occhi arrossati dal cloro?
Ecco, scordateveli.
I maestri di acquagym sono una specie a parte, costoro in acqua neanche ci entrano e sono gli orgogliosi possessori di possenti fisici da lanciatori di coriandoli. Spalle strette, addominali inesistenti, gambe storte e piedi piatti.
A questo aspetto irresistibile si accompagna spesso un carattere altrettanto amabile, essi infatti dimostrano una spocchia ed un autocompiacimento che sarebbero eccessivi persino in un campione olimpionico bello come un modello di Calvin Klein, figurarsi in questi impiegati del catasto dal gluteo iposviluppato.

Ma la cosa più interessente è che, come tutti gli insegnanti che si rispettino, anch'essi sono facilmente catalogabili in due distinte categorie: i Buoni ed i Cattivi.
Nella nostra piscina si alternavano: il mercoledì ci coccolava il PoliziottoBuono, il venerdì ci massacrava quello Cattivo.
Per il primo sei sempre "Bravissima!", anche quando pisoli facendo il morto a galla, quando stai ferma come una boa a grattarti il sedere, quando fatichi a tenere il ritmo di un gruppo di arzille ottantenni. Il suo obiettivo è probabilmente quello di continuare a stimolarti ma il risultato che ottiene è solo quello di farti nascere il fondato sospetto che ti stia prendendo per il c... (Non fatemi essere scurrile, avete capito, no? Come no? Echecazzo!)
Il PoliziottoCattivo invece è fatto di tutt'altra pasta. Egli si fa beffe della tua fatica anche quando ormai sei a un passo dall'infarto. Ride dei tuoi crampi pure se piangi come un pupetto il primo giorno di nido. Ti tratta come una cacca persino quelle poche volte che, per intercessione divina, riesci ad essere più leggiadra e coordinata di Ester Williams. L'essere spregevole probabilmente non ha alcun obiettivo particolare ma ama soltanto abusare della propria posizione di potere.

Ovviamente, non c'è bisogno che ve lo dica, il primo non se lo fila nessuna mentre il secondo va via come il pane.
Non c'è niente da fare: il tipo stronzo è un evergreen che non stanca mai.
Dicono che il tempo cambi le cose,
ma in realtà le puoi cambiare solamente tu.
 
 (Andy Warhol)


L'estate, anche se non si direbbe, si avvicina.
La prova costume è ormai dietro l'angolo.
Ed io ho finalmente concluso le lezioni di acquagym. Alleluia alleluia!
Dopo mesi di sgambettamento a mollo, di sgraziate evoluzioni acquatiche, di dimostrazioni pubbliche della mia inadeguatezza sportiva posso dire con orgoglio di non aver perso neanche un etto che sia uno. E son soddisfazioni!
Tutta la mia ciccia è rimasta saldamente ancorata a pancia e fianchi perché io, non per vantarmi, sono una donna tutto d'un pezzo e ad i miei rotoli e cuscinetti ci tengo. Guai a chi cerca di privarmene!
Mi ci sono voluti anni di sacrificio e dedizione, di carbonara e sacher torte, di cene e pranzetti con quello spacciatore di grassi e calorie che, non a caso, risponde al nome di Ciccio de Ciccis, per raggiungere l'attuale forma sferica e non potevo certo permettere che pochi mesi di finto movimento mi facessero tornare orrendamente snella come quella gatta morta, mezza rimbambita della Sirenetta.
Volete mettere con il burroso fascino e la scaltra perfidia di Ursula? Non c'è paragone.
Un post senza pensieri per far correre felici le dita sulla tastiera.

(Dal sito www.affaritaliani.libero.it)
Udite, udite: Fox, l'oroscopante dai colori pastello, ha annunciato l'inizio di una nuova meravigliosa fase per il Capricorno. Io gli credo ciecamente.
Chi di voi dubita della sua parola è sicuramente di un altro segno e quindi lo fa per invidia. Perché è cosa nota che voi poveri reietti, no corna, zoccoli e coda di pesce muniti, siate tutti solo dei gran rosiconi.

Nel giro di pochi giorni io ho già potuto constatare i primi cambiamenti. La settimana scorsa ero una donna di sana e robusta costituzione ed ora sono una larva gracchiante. Ma anche se tossisco come una novantenne bronchitica ed ho l'occhio da moribonda, sappiate che la mia voce ne ha guadagnato parecchio, passando dal registro "gallina strozzata" a quello "maialona ruggente".

Attualmente sto valutando due allettanti proposte di lavoro. Secondo voi è meglio l'intrattenitrice da linea erotica o la stalker telefonica su commissione?
A Jane, donna volubile e tendenzialmente instabile, sono bastate poche ore ad Ajaccio per perdere completamente la testa.
Sono bastati il vento che le scompigliava i capelli ed il colore del mare che le riempiva gli occhi per innamorarsi della Corsica tutta. Sono bastati il fascino di una cittadina stropicciata e la bellezza di un entroterra senza fronzoli per sentirsi a casa. E' bastata la fiera di San Pancrazio, che l'ha accolta appena sbarcata al porto, per farle credere di aver trovato finalmente il proprio posto nel mondo, la tessera angolare del proprio puzzle.

Travolta da questi sentimenti Ella si è vista camminare in riva al mare con un cappello a tesa larga ed i piedi nudi, bellissima e snella. Perché i sogni devono essere esagerati per definizione.
Si è riconosciuta mentre cercava l'ispirazione stringendo tra le proprie mani  un quaderno a quadretti ed una penna stilografica. Perché i sogni devono racchiudere una poesia che la tecnologia rovinerebbe. 
Si è scoperta in una piccola fattoria a sfornare romanzi epocali e formaggi di pecora. Perché i sogni devono avere sapori e odori forti.

La tentazione di mollare tutto e restare tra i carruggi corsi per sempre è stata grande ma per fortuna Jane ha un degno compagno che l'ha costretta a rinsavire in fretta.
"Bello qua, vero Ciccio?"
"Sì."
"E' una terra così ispirante."
"Mi hai tolto le parole di bocca."
"Io vorrei restare qua per sempre."
"Davvero? Anch'io vorrei restare qua."
"Potremmo prendere una fattoria e vivere dei prodotti della terra."
"Io veramente avrei un altro progetto. Vorrei diventare importante e potente come Napoleone. Partire da qua per conquistare il mondo. Lui ha fatto tutto ciò che ha fatto in soli 52 anni di vita. 52, capisci? Io sono indietrissimo!"
Jane, dimenticate pecore, formaggio, carruggi, cittadine stropicciate, cappelli di paglia, quaderni a quadretti e fiere in suo onore, ha trascinato il di lei consorte sulla terraferma cercando, nel frattempo, di rintracciare il primo psichiatra o, in alternativa, il primo esorcista disponibile.

Fiera di San Pancrazio

NdA: La mente labile del titolo ovviamente non era la mia.
O perlomeno la mia non era la più labile.
A breve tornerò.
Abbiate fede.

Vi eravate accorti che non postavo da un po', vero? Vero? Verooo???
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