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Marco, appoggiato al grande ciliegio, urla a squarciagola: "50 e 51, non conto più per nessuno!" e comincia la sua ricerca.
Il vecchio meticcio drizza per un attimo le orecchie ma poi sbadiglia e si rimette a dormire all'ombra, sognando amori e battaglie, poesie e tormenti. L'età carolingia è sempre stata la sua passione e da almeno dieci anni cerca di comporre un poema epico. Vuole narrare le vicende di un cavaliere coraggioso che cacciò e stanò ad uno ad uno i propri nemici. Ma la sua ispirazione sembra ormai essersi prosciugata e lui giace afflitto col muso a terra.

Ecco un ciuffo di capelli biondi, gialli come la carta delle gomme al limone.
"Silvia, dietro lo steccato!"
I due bambini corrono spalla a spalla verso l'albero, sollevando polvere e risate.
"Tana per Silvia!"
"Uffa, Marco, tu sei troppo veloce per me", gli fa lei, sbatacchiando i codini a turacciolo e le ciglia piegate all'insù.
La gatta, spelacchiata e anarchica, soffia arrabbiata e si allontana con la coda dritta e l'aria offesa. Quanta nostalgia per i tempi andati della sua gioventù, quando le femmine combattevano alla pari accanto ai propri compagni. Spalla a spalla uniti per un'ideale. Come lei ed il suo perduto amore, rosso di pelo e sanguigno di carattere, che sacrificò se stesso per il bene di tutti i felini della valle. Lasciandola vedova orgogliosa ma inconsolabile.

Una maglietta azzurra per un attimo spunta alla finestra.
"Tana per Sandro al primo piano. Scendi, non vale!"
"E chi l'ha detto?"
"Lo dico io e comunque t'ho preso."
"Vaffanbrodo!"
"Vaffanbrodo te!"
"Faccia di cacca!"
"Specchio riflesso!"
"Specchio riflesso a te: io mi abbasso e tu sei fesso!"
Le lucertole sul davanzale restano indifferenti a un tale sfoggio di dialettica e continuano a disquisire tra loro di Leibniz e Spinoza, monadi e monismo. Non troveranno mai un accordo ma continueranno a provarci perché nulla le stimola di più che un sano confronto, basato sul rispetto dell'altro e l'arricchimento intellettuale reciproco.

L'invadente puzzo di un vecchio paio di scarpe da ginnastica non può più essere ignorato.
"Tana per Luca, sento il tanfo da qua, stai dietro al muretto!"
"Mi devi vedere con gli occhi mica sentire col naso", risponde piccato il proprietario di un paio di piedi grossi come pinne e puzzolenti come cani bagnati, tirando fuori da dietro i mattoni una testa sporca e riccia ed un naso moccioloso.
"E infatti mo t'ho visto, scemo!"
"Ma no, non è giusto!", frigna disperato Luca, spargendo a terra moccio e forfora.
Una lumaca senza guscio, dalla nobile anima ma l'infelice aspetto, sente ormai vicina la fine. Percepisce il proprio corpo rattrappirsi sotto ai raggi crudeli dell'infida stella ed affida le sue ultime preghiere a SBropFrop, il dio dei gasteropodi terrestri.

"Ora tocca a me. Andate a nascondervi", e la bella Silvia, piazza i suoi ginocchi puntuti verso il grande ciliegio e comincia a contare.
Elena è nascosta dietro la Casa Vecchia. "Prima o poi si ricorderanno di me", pensa, "Prima o poi si accorgeranno che sono tre giri che aspetto che qualcuno mi venga a cercare". E si rimette buona buona a giocare con la cacca secca, "Questa ha la forma di Saturno, quest'altra invece sembra il profilo del sommo vate Alighieri", spiega ad un vecchio grasso rospo, docente d'Arte presso l'Ateneo dell'OmbraScura, che osserva, commosso e sorpreso, il talento e la dignità di un esserino tanto inferiore.



N.d.A: questa sciocchezza, questo delirio, questo gioco insensato mi è stato ispirato da un delizioso commento di Elena.
Fate scorta di generi di conforto, cercate un posto sicuro, tenetevi stretti i vostri cari, è ora di cominciare a prepararsi seriamente: la fine del mondo, come lo abbiamo sempre conosciuto, è ormai alle porte.

Già i Maya ci avevano avvertito con largo anticipo e secondo me si erano persino tenuti larghi. Altro che 21 dicembre 2012! Qua finiamo tutti a gambe all'aria molto ma molto prima.

E' inutile che facciate scongiuri vari. I segnali sono inequivocabili. Rassegnatevi all'evidenza.
E se non sarà proprio tutto il pianeta a venire stravolto, sicuramente lo sarà la nostra penisola, il nostro elegante stivale-tacco12.
Non ci credete? Fate male! E ora vado a dimostrarvelo.

La mia tesi verte su tre prove, tre segnali, tre indicazioni che, ne converrete presto con me, non danno adito a dubbi.

1)Dopo millemilioni di anni di pigrizia, nullafacenza e ignavia, dopo che le mie articolazioni si erano fatte rigide come quelle di un novantenne e rumorose come i cingoli di un carro armato, io me medesima, Jane Pancrazia Cole, mi sono rimessa a fare sport. Da qualche tempo mi dedico all' acquagym.
E se è pur vero che questa attività sta solo un gradino sopra alla ginnastica della terza età, comunque sta di fatto che la qui presente blogger, la nemesi di qualsiasi tipo di attività sportiva, la donna con gli addominali di burro e le anche di marmo, due volte a settimana indossa il costumino schiaccia ciccia, calza la cuffia da Ester Williams e si dedica anima e corpo alla propria forma fisica.
Per ora la somiglianza con una balena spiaggiata è ancora evidente ma Pancraziuccia vostra si sta facendo di settimana in settimana più sciolta ed aggraziata.

Iniziate a fare scorta di acqua minerale. Datemi retta!

2)La seconda prova la potete verificare voi stessi entrando in una qualsivoglia libreria, giornalaio, supermercato o straccivendolo. L'augusto principe Emanuele Filiberto di Savoia, il testimonial dei cetriolini sottaceto, il quasi vincitore di Sanremo, l'uomo di fronte al quale tutti ci sentiamo improvvisamente più intelligenti, si è dedicato alla letteratura.
Ebbene sì, Fili ha scritto un libro. In realtà egli si era già cimentato in una autobiografia un paio di anni or sono, ma adesso ha fatto di più, molto di più. Le sue nobili manine hanno prodotto un ispirato romanzo dal Mocciano titolo "Mi fai stare bene".
Ripetete tutti con me: "Se ne sentiva proprio il bisogno!"

Riempite la cantina di scatolette di tonno. Ascoltatemi prima che sia troppo tardi!

3)Siete pronti per sentire l'ultima aberrazione? La definitiva dimostrazione che ormai siamo agli sgoccioli e che il nostro povero paesello affonderà nel Mediterraneo con un sonoro PLOP?
Sedetevi, che è meglio, non vorrei avere sulla coscienza i vostri traumi cranici.
I tedeschi hanno iniziato a venderci le scarpe.
Il popolo famoso per i sandali coi calzini, il paese del cattivo gusto e del sintetico elevati a forma d'arte, la nazione riconosciuta a livello mondiale come la peggio vestita, che pure inglesi ed americani al confronto sono dei damerini, ha deciso d'invaderci con le sue scarpe lowcost.
Gioiellini di eleganza e ricercatezza nei materiali. Modelli che vanno dalla cubista coi calli alla vecchietta con l'alluce valgo, passando per la teenager tamarra crucca, il tutto prodotto in raffinata plasticaccia.(*)
Ormai non c'è più rispetto per niente. Sono saltate tutte le regole. E' giunta la fine.

Non avete ancora preso il latte in polvere? Che state aspettando?

Si salvi chi può!

(*)Mi rifiuto di mettervi il link, anche perché i germanici sono permalosi assai, ma sappiate che sto parlando di quella ditta che da mesi ci martella di spot televisivi. Le scarpe che iniziano con deich e finiscono con mann.
Ovvove!
Ho saputo dell'iniziativa solo questo pomeriggio e quindi rispondo all'appello quasi allo scadere del tempo.
Oggi, 12 aprile 2011, su molti blog e social network si parla della scuola italiana. Ognuno porta la propria opinione ed esperienza.

Io non ho figli, non ancora almeno, ma se un giorno ne avrò spero che frequentino una scuola come quella che ho frequentato io.
Nella mia classe delle elementari eravamo solo in 15.
15 bambini ognuno diverso dall'altro. C'era il ragazzino con gli occhi verdi che mi faceva battere forte forte il cuore e che ogni tanto se ne arrivava in aula senza calze o col maglione scucito. Ma c'era anche la mia compagna di banco, una bambolina bionda, tutta volant e fiocchetti rosa, con un guardaroba da principessa.
Eravamo tutti uguali ma tutti diversi. Vedevamo le differenze, eravamo piccoli mica stupidi, ma per noi non avevano importanza. E lo stesso valeva per la maestra ed i nostri genitori.
Ad ogni festa di compleanno venivano invitati tutti ed ogni gita veniva scelta in modo che tutti potessero parteciparvi.
O tutti o nessuno.

La mia era un'orgogliosa scuola pubblica dove non ci mancava mai niente. C'erano i gessetti e la carta igienica, non ce li dovevamo portare da casa o autotassarci. E per le grandi occasioni il bidello Aldo tirava fuori dallo stanzino delle meraviglie un televisore, un videoregistratore, uno stereo e persino un proiettore di diapositive. Certo, quest'ultimo s'incastrava spesso. Ma quale proiettore non lo fa? E' nella natura stessa dei proiettori, no? Una botta qua, un colpetto là, l'immagine al rovescio, gira, riprova, ecco ora funziona.
Sarò naif oppure è il (tanto) tempo passato a rendere i ricordi troppo romantici, ma a noi queste cose bastavano, le lezioni non erano mai noiose ed in cinque anni ho imparato moltissimo ed ho partecipato ad attività che ancora ricordo  con piacere.
La maestra Egle c'insegnò la storia, l'italiano, la geografia e la matematica. Ci fece fare l'Iliade a fumetti ed un fotoromanzo dei Promessi sposi. Un'ora alla settimana poi venivamo divisi in gruppi e seguivamo i laboratori d'inglese, scienze e teatro. Io ricordo soprattutto la maestra Bruna che mi regalò l'emozione del ruolo di Colombina e la maestra Anna che ripeteva sempre quanto le mie fossero "domande molto intelligenti", facendomi diventare rossa dall'imbarazzo e la contentezza.
Io sono stata fortunata. Ho avuto il privilegio d'incontrare molte insegnanti piene di passione ed iniziativa. Ma sono sicura che il corpo docente attuale sia ancora ricco di soggetti di questo tipo. Persone che amano il proprio lavoro e che, se messe nelle condizioni adeguate, possono davvero fare la differenza e lasciare ricordi indelebili e doni preziosi agli adulti di domani.

In terza elementare arrivò Fabio, un compagno nuovo con una famiglia complicata alle spalle, un carattere aggressivo e molta difficoltà nel leggere. E con lui arrivò anche Carla, la sua maestra di sostegno. Vorrei che i miei figli, anzi vorrei che i figli di tutti, potessero avere la fortuna d'incontrare un Fabio sulla loro strada e che tutti i Fabio d'Italia potessero esercitare il diritto di essere guidati dalla loro maestra Carla.
Lui imparò a far parte di un gruppo, a smussare i propri spigoli ed anche a leggere. A noi venne insegnato che fermarsi ad aspettare qualcuno non è mai una perdita di tempo e che si può essere tanto orgogliosi anche per le conquiste di qualcun altro.

La mia scuola elementare era (ed è ancora) intitolata a Martin Luther King ed un indimenticabile mattina la maestra Egle ci fece uscire dal portone tutti in fila per leggere la targa: "Sapete chi era questo signore?" ci chiese e poi ci raccontò la sua vita, i suoi ideali ed il suo sacrificio. Il mio petto si riempì d'orgoglio: quel signore era stato forte, coraggioso e giusto, e anche noi eravamo un po' speciali a cominciare il nostro percorso sotto il suo nome.

E' così che vorrei la scuola italiana di adesso. Esattamente come quella che ho fatto io.


Il link dell'iniziativa su facebook.
Hanno detto la loro anche: Lumaca a 1000, Panzallaria, Mammamsterdam e tanti altri.
Il mio dentista è un genio.
Del male.

Per far dimenticare agli sciocchi pazienti l'atavica paura che il suo mestiere naturalmente suscita, l'astuto cavadenti ha elaborato un piano semplice ma efficace: tenere l'aria condizionata in sala d'attesa ad una temperatura polare.
In questo modo lo sprovveduto cariemunito, seduto tra un morbido orso polare con l'alito fetente ed un elegantissimo pinguino piagato dal tartaro, è costretto a mettere da parte l'ansia per un po' di sopportabile dolore e a concentrarsi invece sul fondato rischio di decedere per ipotermia.

Il mio dentista è un genio.
Del male.





(I credits per le immagini: 1)http://nature.ca; 2)http://www.thisblogrules.com; 3)http://ourfunnyplanet.com; 4)http://www.answersingenesis.org.)
La sorellanza è quella foto che ci fecero a Rimini un milione di anni fa e che tengo ancora sulla scrivania. O quelle del mio terzo compleanno dove io assomiglio a Renato Pozzetto e tu al maggiordomo degli Addams.

La sorellanza è un televisore che fermasti appena in tempo prima che mi schiacciasse come una sottiletta. O quel terremoto durante il quale mamma e papà ci portarono in braccio per cinque piani di scale. Pure a te, anche se eri già la più alta della famiglia. O ancora il mio risveglio dall'anestesia, quando MammaCole sollecita mi chiese: "Come stai tesoro?", ed io risposi solo: "Dov'è SorellaCole? Quando torna? Voglio lei."

La sorellanza si fonda sulla consapevolezza dell'ineluttabilità della presenza dell'altra quando vorresti stare da sola, ma anche sulla certezza della presenza dell'altra quando hai bisogno di qualcuno.

La sorellanza non è un dubbio ma una risposta.
E' la sicurezza che pure se fai una stronzata, anche una bella grande, l'altra non se ne va. 

La sorellanza è diversa per tutti. Ognuno ha la propria. La nostra è fatta di morbillo e varicella, di migliaia di colazioni assieme a base di galletti e caffè, della predilezione per il salato piuttosto che il dolce, e delle altre decine di abitudini uguali che neanche ci rendiamo conto di avere.

La sorellanza è un post che mi è girato in testa per tutto ieri ed oggi può finalmente essere pubblicato.

Buon Compleanno SorellaCole! 

Che quest'anno ti porti: un lungo viaggio, un incontro spettacolare e l'amore più grande che c'è.
Pensavate davvero che la mutazione del blog fosse solo uno scherzo o un passeggero momento di follia? Illusi! Non l'avete ancora capito che la mia stupidera non è assolutamente momentanea ma irrecuperabilmente cronica? Forse, in alcuni momenti, posso dare l'impressione di essere una persona lucida, matura e persino seria, ma si tratta solo di attimi, brevi, brevissimi attimi.

Ross e Mario, due menti diaboliche anzichenò, con i loro commenti al penultimo post mi hanno ispirata e così è nata la seconda ricetta di "Cucina Cole, il food blog che non ti aspetti".
Un piatto perfetto per cuochi comunisti, golosi di sinistra, crudeli mangiatori d'innocenti e streghe di fiabe crucche: il Nipote Bollito.
L'ingrediente è unico e di facile reperibilità: un quasi  treenne in moto perpetuo, simpatico ma molesto, dolce ma isterico, divertente ma ingestibile. Voi scegliete chi volete, io ho preso PiccolissimoE: la creatura che, sotto i miei increduli occhi, in poco tempo si è trasformato da adorabile biondo puttino in adorabile biondo scassamaroni.

Prendete il suddetto treenne, strappatelo dal letto all'alba, legatelo come un salame al seggiolino e sottoponetelo ad un viaggio in macchina di almeno trecento km.
Arrivati a destinazione liberate la bestia che, nel frattempo, si sarà trasformato in una pallina da flipper e non riuscirà a stare fermo neanche per 120 secondi consecutivi. In ordine: si rotolerà nella neve; prenderà a pallate oggetti animati ed inanimati compresi amici, parenti, sorelle, auto parcheggiate e vecchiette con deambulatore; si rotolerà nella neve; tenterà di rapinare a pannolino armato un rifugio ad alta quota; si rotolerà nella neve; urlerà a squarciagola per esprimere indifferentemente gioia, rabbia, dolore, tristezza o semplicemente voglia di provocare una valanga e, ovviamente, si rotolerà nella neve.

A questo punto i vostri ingredienti principali forse saranno già cotti a puntino ma PiccolissimoE no! Egli ha la pellaccia dura e ci vuole ben altro per cucinarlo a dovere.
L'ideale per (dargli il colpo di grazia) completare la cottura è farlo passare di fronte a delle allettanti giostrine. Il fanciullo, ebbro di gioia, ignorerà il vetro che lo separa dal Nirvana e, alla massima velocità consentita dalle sue corte gambine, prenderà un' epica craniata con annesso "SDENG!!!" udito nel raggio di 5 km.

Solo ora il Nipote sarà davvero Bollito e, dopo aver ululato come un bassotto alla luna ed essersi accessoriato con un elegantissimo corno frontale, perderà al fine i sensi. Permettendovi un po' di pace per almeno 10 minuti. Se siete fortunati.

Buon appetito!

(Nessun Nipote è stato maltrattato durante la produzione di questo post. Lo giuro!)
Io odio il Primo d'Aprile.
Per quanto mi riguarda dovrebbe essere cancellato dal calendario.
Il mondo è pieno di persone che detestano il Natale oppure il Capodanno. A me sta sulle balle il Pesce d'Aprile.

Tutto ebbe inizio molti, molti, molti, ma proprio molti anni or sono.
Era il lontano 1987, alcuni di voi non erano neanche ancora nati (e per questo vi odio, sappiatelo), ma io già frequentavo la quarta elementare. Ero un mucchietto di ossa con due guanciotte paffute ed una montagna di ricci sulla capoccia. La mia infanzia scorreva placida e serena tra la puntata giornaliera di Bim Bum Bam e le ossessive repliche di Happy Days, il mio unico mito era Alessandra Martines ed il mio sogno proibito Marc Lenders, i miei improrogabili impegni consistevano nel catechismo e le lezioni di danza con la maestra Marina (la ballerina con il culo più grande dell'universo, che se l'avesse vista la Celentano l'avrebbe fustigata sulla pubblica piazza). Insomma, andava tutto bene, fino a quel maledetto, maledettissimo primo aprile.

La maestra Egle, insegnante dal sorriso gentile e l'animo giocherellone, quella mattina ci riportò i nostri quaderni di matematica corretti.
15 bambini. 15 quaderni. 15 pesci di carta, con annessa spiritosissima e personalizzata frase, occultati tra le pagine a quadretti.
Oh che ridere!
Oh che gran divertimento!

Lo so che vi starete chiedendo in questo momento: "Che cavolo ci sarà stato mai scritto su quello della piccola Jane? E' possibile che lei sia così permalosa da ricordare ancora con astio un'innocente scherzo fatto un'eternità fa?"

Ve lo dico subito cosa c'era scritto: un bel niente!
In effetti i pesci non erano 15, ma 14!
Quella rimbambita della maestra si era dimenticata di farne uno anche per me. Eravamo solo 15 in classe mica 300, ma lei se ne dimenticò comunque uno: il mio.

Io ancora non mi sono ripresa dal trauma. Sob.



N.d.A (1) Avete notato la raffinatezza? Disprezzo talmente tanto il primo d'aprile che questo post l'ho scritto il 2.

N.d.A (2) Guai a voi se provate a convincermi che anche la povera maestrina, una volta resasi conto dell'errore, ci sarà rimasta molto male. Echissenefrega! I commenti solidali con quella stordita scateneranno la mia rabbia cieca. Vi ho avvertito.
Mi sono stancata di appartenere all'affollato sottobosco dei blogger sfigati!

Quelli che, se gli va bene, ricevono un centinaio di visite al giorno, quelli che non possono vantare frotte di commentatori adoranti ad ogni post, quelli che non vengono arruolati dalle riviste, quelli che non vengono contattati dalle case editrici, quelli che non vengono intervistati in radio o in tv, quelli che, diciamo la verità, manco i vicini di casa se li filano di striscio.

Ho deciso che voglio svoltare.
E, che la blogosfera mi sia testimone, svolterò!  
Ecchecavolo!

Prima di tutto devo affrontare in maniera razionale ed obiettiva la faccenda. Qua non contano l'istinto o le naturali inclinazioni. Al bando la creatività ed i facili ingiustificati entusiasmi.
La soluzione è una ed una sola: trattare gli argomenti che attirano più visite.
Cos'è che va più di moda negli ultimi anni nella blogosfera? Semplice: figli e cibo. Bimbi e ricette. Pannolini e carbonara. Biberon e cheesecake.

Per quanto io sia combattiva e motivata, vi pare che mi possa riprodurre solo per avere qualche lettore in più? No, direi di no. In fondo ho ancora una coscienza e non me la sento di vendere l'anima al diavolo solo per aumentare il mio ranking. Non ancora, almeno.

Quindi non mi rimane altra scelta che buttarmi sulle ricette.
In realtà non sono una gran cuoca, ma questo particolare non mi sarà di alcun impiccio. La rete è il regno del virtuale ed io virtualmente posso essere anche meglio di Suor Germana.

Siete dunque pronti per la svolta epocale?
Indossate l'abito lungo per l'occasione, tirate fuori lo smoking dalla naftalina, stappate il chinotto e brindate con me:
"Al diavolo Radio Cole!
Benvenuta Cucina Cole!"

Ed ora inauguriamo il nuovo percorso con la prima ricetta: un piatto originale, una raffinatezza, una leccornia per sofisticati gourmet.

Mettete a soffriggere in un tegame un po' d'Insonnia con una punta d'Inizio Primavera.
Rosolate la Ciccia di Blogger per qualche minuto e poi innaffiatela con abbondante Ora Legale.
Coprite il tutto e lasciate cuocere a fuoco lento per almeno 40-45 minuti.
A fine cottura aggiungete una bella grattugiata di Piovosa Domenica Pomeriggio.

A questo punto potete togliere dal fuoco e servire: la Pancrazia brasata è pronta.

Buon Appetito!

NdA: Sì, lo so, avrei potuto semplicemente dirvi che domenica scorsa mi sono trascinata per casa sveglia come una marmotta in letargo, attiva come un bradipo e vitale come un'ameba. Ma che gusto ci sarebbe stato? Molto meglio imbastire tutto questo delirante post, no?
Una volta, quand'ero poco più di una bambina, mi piaceva il calcio.
Di quell'epoca ormai lontana ricordo con particolare affetto la Sampdoria, quella del bel Roberto Mancini, del riccio Gianluca Vialli e di "nonno" Cerezo.
Toninho Cerezo era un esuberante calciatore brasiliano, dall'età indefinita ed il sorriso contagioso.Tutti lo amavano e, qualunque fosse la personale squadra d'elezione, era impossibile rimanere indifferenti alla naturale simpatia di quella faccia da commedia.
Ieri, per caso, ho ritrovato il "nonno" alle Invasioni Barbariche ed ho scoperto che è rimasto uguale nel corpo e nello spirito. Gli occhi buoni ed il sorriso sincero sono gli stessi di un tempo e sono la perfetta espressione di un cuore grande e di una grande anima.

Toninho Cerezo ha una figlia. Una modella bellissima che si chiama Lea T. Una trans con gli occhi scuri e dolci del suo papà.

Lui le ha dedicato questa lettera:
“Non possiamo essere bravi in tutto e tu, Lea T. Cerezo, sai fare molto più che semplici palleggi.
Hai avuto il coraggio, con eleganza, di tentare di rompere i paradigmi e di mostrare al mondo che dobbiamo accettare le differenze, essere tolleranti con la diversità. Capire e non giudicare ciò che non conosciamo.
Il cammino può essere lungo ma sicuramente non sarà lo stesso senza di te.

Bambino o bambina, Leandro o Lea, non importa più. Sarò sempre tuo padre e tu, orgogliosamente, una parte di me”.

E' vero non si può essere bravi in tutto, ma il "nonno" ha dimostrato di non essere bravo solo a fare semplici palleggi. Toninho Cerezo è un meraviglioso Padre (sì, con la "p" maiuscola), a cui va almeno in parte il merito di aver cresciuto una persona in grado di lottare contro i feroci demoni che stanno dentro e quelli stupidi, ignoranti e cattivi che stanno fuori.

La "transizione" è una delle condizioni umane più complesse e dolorose. Non si riconosce il proprio corpo, ci si sente prigionieri della propria pelle, si è murati vivi dentro un estraneo. Può esistere davvero qualcosa di peggio?
La "transizione" è un lungo viaggio durante il quale si cerca l' equilibrio tra corpo e cervello. La destinazione finale può essere il cambiamento di sesso o l'accettazione di una condizione di mezzo, ma comunque l'unico vero obiettivo è semplicemente la serenità.

Coloro che guardano queste persone come fossero fenomeni da circo, coloro che le definiscono creature del maligno, coloro che le disprezzano alla luce del sole ma poi le cercano quando calano le tenebre, probabilmente non posseggono metà del loro coraggio, un quarto della loro forza, una punta della loro determinazione.

Provo da sempre pena per gli ipocriti bigotti e da ieri una grande incondizionata stima per Cerezo. Semplicemente: un Padre.

(Il video dell'intervista a Lea T. Cerezo lo trovate a questo indirizzo http://www.la7.it/invasionibarbariche/pvideo-stream?id=399092)

L'11 marzo scorso in Giappone si è verificato un terremoto terribile, seguito da uno Tsunami devastante.
Questo lo sapete tutti.
In seguito al sisma più di una centrale nucleare ha riportato danni importanti.
Sicuramente sapete anche questo.

Non avevo ancora trattato la recente catastrofe perché, dal punto di vista dell'informazione, non avevo niente di originale o esclusivo da offrirvi e, dal punto di vista umano, ero in silenziosa e scaramantica attesa di una buona notizia da condividere.

Una calamità di tale portata è difficile da immaginare, il numero di morti e dispersi può sopraffare. E così, credo che faccia parte della natura umana distogliere lo sguardo dal disastro nella sua interezza e concentrarsi sul particolare.
Con la testa ed il cuore si può cercare di essere vicini ad un popolo, ma è sempre una vicinanza artefatta e quasi irreale. Loro poi sono così lontani. Noi siamo qua e loro là, dall'altra parte del mondo.
Istintivamente il pensiero si allontana dal popolo nipponico nella sua globalità, fatta di volti sfocati e stranieri, e si focalizza su visi e luoghi a noi familiari. Nelle ultime due settimane cittadini di tutto il mondo hanno cercato di rintracciare amici e parenti che si trovavano nel paese dei ciliegi. Hanno chiesto notizie e rassicurazioni.

Io, ad esempio, mi sono immediatamente attivata per contattare lui: Fumiki. Il mio compagno di Erasmus. L'uomo che confezionò per me meravigliosi origami che ancora conservo gelosamente. Il pazzo che a colazione mangiava carbonara fredda. Il samurai che si sobbarcò il mio trasloco senza bisogno che glielo chiedessi e senza possibilità alcuna che potessi rifiutare il suo aiuto.

Anche se non avevo sue notizie da anni, l' ho cercato prima sul vecchio indirizzo e poi ho setacciato la rete in cerca di un suo nuovo recapito.
Ho spedito due email ed ho atteso.
Non lo sentivo da tantissimo tempo, non lo vedevo da un'eternità, ma volevo saperlo al sicuro con le sue stramberie ed il suo sorriso timido, con la sua austerità e le sue camice improbabili, con i suoi capelli neri come l'inchiostro ed il suo cappottone color cammello.

I giorni passavano e l'ansia cresceva.
Magari non legge spesso la sua posta, mi dicevo.
Ma sta bene, deve stare bene per forza, cercavo di autoconvincermi.
Ho aspettato pazientemente.
Ho pregato anche se non credo più da tempo, ma si sa che in certi momenti uno spera di essersi sbagliato e che lassù ci sia davvero qualcuno in ascolto.
Ho ricordato i nostri discorsi su Buddha e cristianesimo, Italia e Giappone, storia e attualità. Ho pensato a quanto eravamo giovani e pieni di progetti per il futuro. E mi sono un po' commossa.
Ho continuato ad aspettare e sperare.
Anche se non dovesse rispondermi non significa mica niente, mi ripetevo, possono esserci mille buone ragioni.

Stasera, dopo quasi due settimane è arrivata finalmente l'email che tanto attendevo.
Ed ora sono felice come una bambina a Natale.

Forse il Giappone non è dall'altra parte del mondo, forse le distanze non contano, forse non importa neanche per quanto tempo non si rimanga in contatto. Molte persone entrano nella nostra vita e sono destinate a rimanerci per sempre. Molte persone distanti appartengono comunque alla stessa enorme comunità.
Fumiki non lo sa, ma anche lui fa parte della storia della famiglia Cole, altrimenti non si spiegherebbe perché Mamma, Papà, sorellaCole e Ciccio stasera abbiano gioito per lui e perché io ora stia condividendo questa bella notizia con tutti voi.

Poche righe dedicate al mio amico ritrovato ed alla sua famiglia, felice di saperli al sicuro.
Poche righe dedicate ad un popolo ed una terra che stanno là, dall'altra parte del mondo, dove sorge il sole ed inizia il giorno.
MammaCole: "Fox ha detto che il Capricorno deve smettere di vedere le cose come crede che stiano e cominciare a vederle come stanno veramente."
Jane: "E che significa?"
MammaCole: "Boh!"

Fox, tesoro, ascolta Pancraziuccia tua: io lo so che puoi dare solo indicazioni generali ma, considerando che la famigliaCole tutta ti segue con affetto dai tempi oscuri in cui ti vestivi solo di colori pastello e sembravi un pupazzetto da mettere sulla torta della cresima, non potresti ogni tanto darci qualche suggerimento facilmente interpretabile e magari un poco utile?

Che cappero significa che non devo vedere le cose come mi sembrano ma come sono in realtà?
Se fossi capace di essere così obiettiva non credi che lo starei già facendo?
Ti pare che, se fossi dotata di una tale capacità di analisi, perderei tempo a dare retta alle tue illuminate indicazioni?
Per una volta, non potresti sforzarti di essere più chiaro? Devo vedere più ottimisticamente ciò che mi sembra stia andando male o più negativamente ciò che mi sembra stia procedendo a vele spiegate?
Converrai con me che tra i due approcci c'è una netta differenza.

Noi tutti ti siamo molto affezionati ma sappi che ormai stai appeso ad un filo: continua così e ci convertiamo a Branko!
Ieri sera Giuliano Amato a "Che tempo che fa":
"Non ha proprio senso storico pensare ad una patria padana distinta dalla patria italiana in un mondo in cui la dimensione europea sarà una dimensione troppo piccola per aver voce.
Il giorno in cui ci sarà un tavolo con il Presidente degli Stati Uniti, quello della Cina, quello del Brasile, quello dell'India, noi ci mandiamo l'Atalanta???"

E' vero Giuliano Amato ha l'aria da sorcetto.
E' vero in passato ha fatto scelte che non condivido.
E' vero "ai tempi d'oro" stava culo e camicia con Craxi.
Ma, preso atto di tutto ciò, quant'è piacevole sentire un politico pacato che padroneggia la lingua italiana, i propri neuroni ed un senso dell'umorismo gustoso e non sguaiato?
Come si chiama questa cosa qua?
Ah sì! Quasi quasi non me la ricordavo più: Intelligenza.



In onore dei 150 anni dell'unità d'Italia Pancraziuccia vostra ha una proposta fresca fresca per l'illuminato governo attuale e un giochino facile facile per voi.

Caro Silvio,
fascinoso Presidente del Consiglio,
ti chiedo cortesemente di trovare un secondo per dare retta a questa povera infedele.
Nella mia stoltezza e profonda coglionaggine ho sempre votato e probabilmente sempre voterò a sinistra ma tu cerca, nella tua infinita bontà, di dedicarmi comunque un poco del tuo prezioso tempo. Cerca di farlo, anche se con la presente non ti invio una mia foto in bikini o i numeri di telefono delle mie giovani cugine appena diciottenni (no, minorenni purtroppo non ne ho).

Dato che, come dici sempre anche tu Piccolo Grande Uomo, la riforma della giustizia è l'unica vera emergenza del nostro paese, ho avuto un'idea per contribuire anch'io col mio piccolo cervellino di sinistra a questa svolta epocale. E con ciò voglio pure dimostrarti che persino noi, brutti, cattivi e divoratori di pargoli, possiamo essere propositivi.

Che ne dici, Principe dalla Chioma Fluente, d'istituire il "Confino Per Manifesta Stupidità"?
Non sarebbe magnifico poter spedire in qualche sperduto ed arido isolotto tutti coloro che si distinguono per le idiozie che le loro menti riescono a partorire, per le mostruosità che le loro boccucce riescono ad articolare, per le stronzate in cui i loro corpi riescono a spendere quantità industriali di energie?

Io stessa, per dimostrare la mia buona volontà, sono pronta ad offrirmi volontaria per costruire con le mie manine sante e gli stecchini dei ghiaccioli una zattera per Borghezio. Perché onestamente non ne posso proprio più di quel viscido faccione tondo e delle flautolenze che si ostina periodicamente a produrre.

Che dici, Imperatore dal Sorriso Sincero, me lo fai questo regalo?

In attesa di una tua risposta invio i miei più cordiali saluti a te e (già che ci sono) un abbraccio stretto stretto stretto stretto stretto a Capezzone.

Con immutata stima,
Jane Pancrazia Cole.

E voi per chi sareste disposti a gonfiare un canotto, noleggiare un pattino o rubare una gondola pur di vederlo partire per sempre verso l'orizzonte?

No, non fate i furbi. Lui, l'illuminato, l'illustre, il diversamente alto non vale. Sarebbe troppo facile!
Lunedì sera la bella Jane ha sciolto i propri fluenti e selvaggi ricci.
Ella era gnoccherrima. O almeno così si sentiva.

CognatoCole: "Ma come cavolo ti sei pettinata?...uahuauahuauha..."
LaMati: "Con i petardi!...uahuahuah..."
Ciccio: "...uahuahuahuahuahauahuah...i petardi...uahuahuauah...carina questa...uahuahuahuahuah...i petardi...uahuahuahuahuahuah..."

Jane non c'è rimasta male.
No.
Non c'è rimasta male proprio per niente.

Ma sappiate, crudeli parenti acquisiti, ingrate amiche e fidanzati senza cuore che voi siete: malvagi, brutti e solo invidiosi!!!!!


E vi puzzano pure i piedi! Ecco.

LAmicaMeri: "Ho preso un altro micetto per far compagnia a Luna."
Jane: "Davvero? Che bello! Un maschietto?"
LAmicaMeri: "Sì, dovresti vederlo, è un amore. L'ho chiamato Lyn."
Jane: "Lyn? Che nome curioso. E' cinese?"
LAmicaMeri: "No, è il diminutivo di Marilyn."
Jane: "Marilyn???"
LAmicaMeri: "Sì, da cucciolo era uguale a Marilyn Monroe. U-G-U-A-L-E!"
Jane: "..."
LAmicaMeri: "blablablablablablabla"
Jane: "..."
LAmicaMeri: "blablablablablablabla"
Jane: "..."
LAmicaMeri: "blablablablablablabla"
Jane: "..."
LAmicaMeri: "Jane? Ma mi stai ascoltando???"
Jane: "Sì, no, cioè, veramente ero un po' distratta. Mi chiedevo..."
LAmicaMeri: "Dimmi"
Jane: "Questa storia del gatto sosia della Monroe..."
LAmicaMeri: "Si?"
Jane: "La posso scrivere sul blog? Ti prego ti prego ti pregooooooooo"
Può succedere di ritrovarsi al quarto giorno consecutivo di lavoro da casa. In pieno abbrutimento, con le occhiaie da panda, l'umore da Tirannosauro ed il portamento da gobbo di Notre Dame, a forza di starsene piantate davanti al pc.

Può succedere di decidere di resistere in questo stato devastante e devastato ancora per 24 ore, per poi l'indomani, a prescindere che il lavoro sia finito o meno, dedicarsi alla propria rinascita fisica e spirituale.

Può succedere però che, 5 minuti dopo aver preso questa saggia decisione, si presenti alla vostra porta la cugina perfetta, quella col lavoro perfetto, il marito perfetto, il guardaroba perfetto e la piega perfetta, facendovi sentire ancora più sciatte e miserrime.

Può succedere quindi di mandare alle ortiche i piani appena stabiliti ed anticipare il tutto di un giorno. Preparare la maschera per i capelli, quella per il viso, il gel contorno occhi e gli impacchi per la pelle secca. Aprire l'acqua bollente e gettarcisi sotto.

Può succedere che a fine doccia, uno dei vetri del box, inspiegabilmente, vi si sbricioli letteralmente addosso, lasciandovi scioccate ma illese.

Può succedere. A Jane Pancrazia Cole può succedere.

Ma secondo voi: tutto ciò, quando succede, rientra in qualche corollario della legge di Murphy o semplicemente nella sezione "Il destino cinico e baro sta cercando di eliminare fisicamente la povera Jane ma ella, miracolosamente, tiene botta"?

Io sono una persona tranquilla.
Anzi no, io sono una persona con un forte autocontrollo.
No, non è vero, io sono una povera repressa senza speranza.
Una di quelle che hanno così tanta paura di sbroccare che da anni piuttosto mugugnano, rimuginano, digrignano i denti di notte e convivono con l'acidità di stomaco di giorno.

Per fortuna però alcune volte, anche se mai abbastanza spesso, la serratura cede e la porta si spalanca.

Quant'è liberatorio poter fare una bella scenata? Lanciare quattro urla senza rimpianti, esplodere in almeno un paio di parolacce come si deve e poi girare i tacchi ed andarsene. Andarsene sorridendo. Sentendosi più leggeri e piacevolmente, crudelmente, legittimamente indifferenti allo sguardo da cane bastonato dell'incolpevole, ma neanche troppo, interlocutore di turno.
La felicità è concedersi, dopo mesi di sacrifici e privazioni, un doppio tuffo carpiato nella morbida, untuosa, lievitata libidine della celeberrima pizza casereccia di MammaCole.

...burp...
Per scoprire Lia Celi , che pensa ciò che pensi anche tu ma riesce a scriverlo come tu non riusciresti mai. Brava!
LAmicaMeri è stata un mese in India.
LaMati dieci giorni in Cambogia.

Jane Pancrazia 48 ore a Bardonecchia.

C'è qualcosa di profondamente ingiusto in tutto ciò.
Carlos Ruiz Zafón ha il dono del racconto.

Questo autore catalano non è certamente la penna più sofisticata o talentuosa in cui io, nella mia lunghissima carriera da lettrice, mi sia mai imbattuta, ma è sicuramente una delle più ipnotiche.

Zafón è in grado di condurre il lettore nel suo mondo magico con incredibile abilità. Solo una volta che ci si è lasciati alle spalle anche l'ultima pagina del libro e che si ha finalmente riacquistato il senno ed il raziocinio, emergeranno prepotentemente le incoerenze e le ingenuità della storia appena letta. Ma intanto, per giorni o settimane, si sarà piacevolmente soggiaciuto alla trascinante malia dell'autore.

Un sortilegio che ha l'effetto di un forte vino rosso spagnolo: ti rende la testa leggera, ti mette allegria e ti fa buttare alle ortiche il senso critico.

Carlos Ruiz Zafón ha il dono del racconto e la mia è tutta invidia.

(*)La sospensione dell'incredulità.
Stasera, in occasione del giorno della memoria, l'Accademia dei Sensi ha organizzato la lettura del libro "Fratture".

Risparmiata dalla tragedia ma scottata dalle perdite, la scrittrice ebrea Irit Amiel mescola passato e presente, Polonia ed Israele, dolore e speranza.

Appuntamento alle 18.


Un video (allucinante) in cui mi sono imbattuta grazie a Giorgia Vezzoli ed il suo twitter.
La cara Godot del delizioso Daily Godot's Weblog ha gentilmente premiato Radio Cole con il Sunshine Award. Un nome che è tutto un programma.
La suddetta blogger partenopea ha avuto però la bella pensata di estendere il dono anche a Ciccio.
In pratica, Jane scrive "simpatiche" sciocchezze, sceglie immagini e canzoni, seleziona gli aneddoti e, se particolarmente in vena, si diletta persino in veri e propri racconti, mentre il di lei consorte guarda la tv spiaggiato sul divano come un'otaria ma poi, alla fine dei conti, il premio se lo intascano entrambi.
Ma stiamo scherzando???
Questo blog inizia ad essere troppo stretto per tutti e due.



Jane, e sottolineo Jane, ha scelto di premiare a sua volta Chissene, Godot (ti perdono figliuola), Wonderland, BStevens, S.B. (bentornato!!!), Alessiuccia(facciamo pace? daiiiii! eddaiiii!), Panzallaria, Lucia, Simo, Ruby, Il Porco e La Coniglia.

Perché?
Come perché?
Perché tutti e 12 mi fanno ridere e m'illuminano la giornata. E questo è il Sunshine Award, o no?
MammaCole: "Figliola mia adorata, in onore del tuo genetliaco ho deciso di regalarti qualcosa che ti potrà essere utile per il corso di aquagym che stai per cominciare"
Jane: "Ti ringrazio mia lungimirante mammina. E, se è lecito domandarlo, in cosa consisterà il dono?"
MC: "Indovina. E' facilissimo"
J: "Ma che simpatica giocherellona la mia augusta madre. Va bene, ci provo: un costume olimpionico con cui apparire tonica e sportiva?"
MC: "Assolutamente no"
J: "Un accappatoio caldo e morbido per essere più glamour di Marilyn?"
MC: "Neanche"
J: "Delle ciabattine colorate?"
MC: "Ma per carità!"
J: "Un borsone con cui trasportare tutto l'ambaradan?"
MC: "Noooooo"
J: "Ma allora cosa?"
MC: "Figlia mia, ti facevo più perspicace. Non ti arrendere. Ritenta."
J: "Una cuffia?"
MC: "No"
J: "Un lucchetto per chiudere l'armadietto?"
MC: "No"
J: "Un abbonamento annuale dall'estetista per essere sempre depilata e morbida come i polpaccetti di un neonato?"
MC: "No"
J: "Un paio di pinne???"
MC: "Ma nooo"
J: "Ciambella? Braccioli? Tavoletta?"
MC: "No. No. No."
J: "Madre, la mia pazienza sta raggiungendo il suo limite, saresti così gentile da svelare il mistero prima che mi venga un attacco d'ulcera?"
MC: "Mi stai dicendo che ti arrendi?"
J: "Si"
MC: "Che peccato, era così divertente. Ma ne sei sicura?"
J: "Mai stata così sicura in vita mia!"
MC: "Allora te lo dico?"
J: "Sputa il rospo...ops...volevo dire...svelami l'arcano, di grazia."
MC: "E va bene: una tuta."
J: "Eh???"
MC: "Una tuta."
J: "Per la piscina?"
MC: "Sì, come hai fatto a non indovinare? Era ovvio."


...bah...
Ogni anno la stessa storia.
Io amo festeggiare il mio compleanno. E detesto festeggiare il mio compleanno.

Mi piace l'eccitazione dell'attesa, le dimostrazioni d'affetto che mi riempiono il cuore e persino la carta regalo colorata e rumorosa che mi entusiasma come se avessi ancora 5 anni.
Non mi piace il tempo che scorre, la giovinezza che fugge ed i bilanci che si chiudono inesorabilmente in negativo.

Anche quest'anno ero pronta ad affrontare questa giornata divisa tra la gioia e la tristezza, l'entusiasmo ed il malumore.
Ma tutto è cambiato.
Tutto è cambiato alle otto e trenta di questa mattina quando LAmicaMeri dall'India, dov'è in vacanza, mi ha spedito un'email di auguri.

Sapere che la mia storica, adorata, insostituibile amica si sia ricordata dell'occasione nonostante si trovi a più di 6000 km di distanza da me ha trasformato una giornata uggiosa in un fantastico giorno di sole.
Al diavolo le paranoie, la pioggia e tutto ciò che non funziona come dovrebbe: questa è la mia giornata!
Io sono la Regina ed ordino a tutti di far festa!

Anzi, dirò di più, quest'anno festeggio oggi e pure domani. Ecco!
La Relatività è passare da -10° a -2° centigradi e ritrovarsi ad esclamare convinti: "Che bello, oggi non fa freddo!"


La prima volta di Franchino e Dora.

Franchino e Dora si sono incontrati per la prima volta poche settimane fa, per caso, in un caffè. Lui era da solo e lei con le sue amiche. Lui ha sorriso, lei è arrossita e da quel momento non si sono più lasciati.
Hanno passeggiato, ballato, cantato. Letto poesie, raccontato sogni e condiviso progetti. I loro cuori si sono conosciuti e le loro anime si sono affiatate.

Un giorno Franchino, tutto rosso, ha trovato il coraggio di intavolare un discorso che tanto gli premeva. "A me piacerebbe proprio, e a te?", le ha chiesto alla fine timidamente.
"Anche a me, Franchino, anche a me", ha risposto lei, con la voce che tremava per l'emozione e gli occhi che le brillavano d'eccitazione.
Spaventati ma curiosi, hanno scelto di non prestare orecchio a coloro che cercavano di dissuaderli: "Ma siete sicuri?", "Avete preso tutte le precauzioni necessarie?", "Vi sentite pronti?".

Al diavolo i dubbi e le paure, hanno prenotato una bellissima stanza d'albergo con un letto enorme, il camino e tanti fiori profumati.
Sono saliti con il torpedone su su fino al cucuzzolo. E poi giù per le piste con l'aria fredda che taglia la faccia ed il sole che riempie di gioia.

Franchino e Dora hanno sciato per la prima volta. E l'hanno fatto assieme.
Lei ha settantacinque anni, lui ottanta. E non si sono mai sentiti così vivi.
Nei prossimi 365 giorni ricordatevi che:
le scelte più sagge non sono necessariamente le migliori,
bisogna saper rischiare,
e non è mai troppo tardi.

Solo voi potete sapere cosa vi rende davvero felici,
non lasciate che sia qualcun altro a scegliere al vostro posto.

Ce lo dovremmo ricordare tutti.

Ehi tu, Grandissimo Cornuto!

Sì, è inutile che fai lo gnorri, sto parlando proprio con te.
Con te che ti sei fregato tutti gli addobbi natalizi attaccati alle porte del condominio: angeli, ghirlande, campanelle e chi più ne ha più ne metta.
L'avrai fatto per scherzo, per scommessa, per gioco o solo perché sei un pirla. Non lo so e non lo voglio sapere.
Ma sappi che certi ricordi fanno parte della storia di una famiglia e portarseli via è un gesto da uomo piccolo piccolo. E non fa ridere. A me non fa ridere per niente.

Caro Stratosferico Cornuto,
purtroppo sono troppo Signora per dirti davvero cosa penso di te e quindi lascio la parola ad un Maestro.

Prego, Alex, a te...



Ecco, ora mi sento un pochino meglio.
Chi ben comincia.

Fa freddo. Fa freddissimo. Non credo di aver mai avuto così tanto freddo in vita mia. Ed il fatto che io sia nato solo da qualche ora non significa nulla.

Mi sarebbe potuto toccare il grande palazzo di un signore o almeno la casetta di fango di un pastore. Ed invece no: una mangiatoia. Una cavolo di mangiatoia. Ma ditemi voi se questa non è sfiga!

Il Grande Capo, quello uno e trino per intenderci, mi aveva avvertito: "Non avrai una vita facile, figliolo, soprattutto sul finale. Ma non voglio anticiparti niente. Non voglio rovinarti la sorpresa."

L'inizio è in una mangiatoia, tra un bue ed un asinello che puzzano come due carogne, il finale non potrà essere peggio. Quel vecchio burlone stava scherzando.
Sì, stava sicuramente scherzando.


Buon Natale a tutti voi, miei cari amichetti lettori.
Con questo piccolo racconto vi faccio degli auguri poco sdolcinati ed ortodossi, ma sinceri e di cuore.
Grazie a tutti per l'affetto e la costanza con cui seguite i miei deliri.

Amovi, amovi tanto!
Ode a te Elettrauto di fiducia,
a te che per la tua officina scegliesti un giallo psichedelico, talmente forte che i primi tempi ci volevano gli occhiali da saldatore per non rimanere abbagliati.

Ode a te Elettrauto di fiducia,
a te che con il tuo elaboratore, tutto lucine e bottoncini, scopristi che non ero io ad essere irrimediabilmente imbranata, ma la mia storica Peugeottina ad essere anarchica ed in tilt peggio d'un flipper.

Ode a te Elettrauto di fiducia,
a te che ti sei pagato almeno un paio di viaggi ai Caraibi con tutti i soldi che hai sfilato alla famiglia Cole, approfittando del suo precario, abusato e trascurato parco macchine.

Ode a te Elettrauto di fiducia,
a te che quest'anno come regalo di Natale per i tuoi clienti hai evitato la solita triste agenda, l'orrido calendario o l'inutile penna ed hai scelto un romanzo giallo. Giallo proprio come la tua officina.

Ode a te Elettrauto di fiducia,
a te che con questa ultima semplice mossa ti sei guadagnato la mia stima ed il mio amore incondizionati.
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