Radio cole
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Poco prima della mia partenza per Berlino, mammaCole venne colpita da uno dei suoi frequenti ed inopportuni attacchi da "chioccia psicopatica":
"E se io e papà venissimo con te in Germania? Solo i primi giorni, giusto per aiutarti?"

Io declinai gentilmente l'allettante proposta:
"Ma sei matta?"

E anche papàCole catalogò l'ideona di mia madre come: follia momentanea da ansia per l'imminente distacco.

Per farla stare tranquilla le proponemmo un viaggio in terra teutonica a novembre: sarebbero venuti a trovarmi per sincerarsi delle mie condizioni e portarmi tutte le cose che, nel frattempo, avrei sicuramente scoperto di aver dimenticato.

Quando andai a prenderli all'aeroporto, facemmo fatica a riconoscerci tra noi.
Loro, in mezzo ai tedeschi, mi sembrarono ancora più bassi del solito.
Ed io ero ormai mimetizzata con la popolazione indigena, essendo passata dallo stile "Lady Marian dei Gianduiotti" a quello "Meg Ryan Dei Poveri" ed avendo cominciato ad abbinare colori e vestiti in maniera del tutto casuale.(*)

Berlino accolse i miei genitori come, due mesi prima, aveva accolto me. Con lo smarrimento dei bagagli.
Trascorremmo due ore tra l'ufficio della Swissair ed il deposito degli oggetti smarriti: palleggiati tra una ragazzetta svizzera, simpatica come una forma di groviera andata a male, ed una coppia di operai tedeschi, decisamente più gentili, ma altrettanto disinformati. Quando ormai avevamo perso ogni speranza riuscimmo a rientrare in possesso delle valigie e, soprattutto, del mio lettore cd che tanto mi era mancato fino ad allora.

Per i tre giorni successivi, vestendo i panni della guida turistica, scorrazzai i miei genitori per tutta la città.
Per prima cosa li portai allo studentato dove, nel giro di cinque minuti, conobbero i miei vicini più surreali:
il misterioso ragazzo coreano che, causa insormontabili problemi di lingua, parlava poco e solo con pochi eletti;
il "professore" vietnamita, docente momentaneamente prestato all'Europa, che custodiva nella propria camera la strumentazione sufficiente per procedere indifferentemente alla fusione a freddo, alla costruzione di uno shuttle o alla preparazione dei tortelli di zucca;
il cinese ipercinetico, strabordante così tanto entusiasmo ed energia vitale, da essere considerato dai più molesto o semplicemente molto strano;
e "laDonnaFantasma", ragazza di ignota provenienza, che usciva dalla propria stanza solo per riempire un bollitore in cucina e poi, veloce com'era venuta, tornava a rinchiudersi in camera. Senza proferire parola alcuna e senza alzare lo sguardo dal pavimento.

Dopo essersi assicurati che non dormissi sotto un ponte e che non condividessi la mia vita con spacciatori, terroristi o serial killer, i miei genitori furono pronti per il tour de force che avevo preparato per loro.
Il tempo era poco e le cose da vedere tante.
Iniziammo con il Mauermuseum, dove potemmo osservare i numerosi e sorprendenti reperti che testimoniano i tentativi di fuga attraverso il muro.
Proseguimmo con la Nuova Sinagoga che, oltre ad essere il più grande luogo di culto ebraico in terra tedesca, è un edificio di una bellezza disarmante.
Godemmo di una suggestiva vista della città dalla cupola del Duomo.
Ci perdemmo tra le mille sale del Pergamon-Museum, dove sono raccolte imponenti opere monumentali e la riproduzione dell'uomo dei miei sogni: Attalo. (Voi non avete idea di quanto sia bello visto dal vivo!)
Passeggiammo davanti al Reichstag: il parlamento dall'avveniristica cupola trasparente.
Restammo incantati di fronte alla Porta di Brandeburgo, a cui nessuna fotografia potrà mai rendere giustizia.
E ci arrampicammo per la mitica Siegessaule, che con i suoi 285 gradini mise a dura prova la resistenza psicofisica di papàCole.

Dimostrando che lo spirito di adattamento è un tratto genetico, durante la loro breve permanenza berlinese i coniugi Cole, tra una scarpinata e l'altra, riuscirono anche a stringere amicizia con una coppia spagnola, ospite nel loro stesso albergo, e con un panettiere che aveva un negozio nelle vicinanze. Quale lingua utilizzassero per comunicare mi è tuttora oscuro.

*(promemoria: ricordarsi di bruciare tutte le foto che mi ritraggono bionda e procedere all'eliminazione fisica sistematica di tutti coloro che sono stati testimoni di quel buio periodo del mio look)

Continua...

Prologo, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9


Il giorno di Pasqua CuginoA, SorellaCole e Jane hanno fatto una cosa che non facevano da tanto: si sono ritagliati del tempo solo per loro.
Niente mariti, niente fidanzati, niente mogli: solo loro tre, come quando erano piccoli. Quando Jane era una bimbetta di quattro anni, con la testa piena di ricci e le guanciotte tonde; quando CuginoA, di poco più grande, sfoggiava delle orecchie con cui avrebbe potuto sfidare Dumbo in una gara di volo; quando SorellaCole, ancora preadolescente, era solo un pallido abbozzo della splendida ragazza che sarebbe diventata in seguito.
I tre marmocchi adoravano il telefilm di Batman, quello con il protagonista più pingue che palestrato, le scenografie di cartapesta ed i combattimenti esilaranti.
Amavano così tanto lo show da cercare di reinterpretarlo a loro modo. Cugino A., in piena sindrome da maschio alfa, si auto eleggeva uomo pipistrello. SorellaCole, in qualità di "donna" del gruppo, esigeva per sé il ruolo di Batgirl.
Jane, la più piccola del trio, veniva costretta dagli altri due a rivestire i panni di Robin. Personaggio minuto e sfigato, la cui unica funzione era quella di cacciarsi nei guai.

In occasione di questa rimpatriata i tre compagni di giochi, ormai troppo cresciuti per entrare nelle calzamaglie da supereroi, hanno preferito un passatempo molto più banale: sono andati al cinema.

Dopo aver incrociato le pellicole in programma, con le sale più vicine ed i gusti personali, la loro scelta è caduta su la commedia di Carteni: “Diverso da chi?”
Un film divertente, soprattutto nella rappresentazione del mondo della politica, con i giochi di potere, le primarie farlocche, il centrosinistra sempre sull’orlo dell’autodistruzione ed il centrodestra sfacciatamente populista.
Meno riuscita la parte in cui la vicenda pubblica lascia lo spazio a quella privata: la trama tende a sfilacciarsi un po’, il ritmo ne risente ed Argentero non risulta all'altezza del ruolo, non riuscendo a dare spessore al proprio personaggio, ma riducendolo a tratti all'ennesima macchietta gay.
Promossi, invece, Nigro e la Gerini.
Nel complesso 102 minuti gradevoli, arricchiti dalla buona compagnia ed una confezione extra di pop corn.

Ora vi saluto: io ed i miei compari dobbiamo correre a salvare il mondo!
Tutto ebbe inizio con un innocuo viaggio a Padova insieme a Bortolami. L'Italia del rugby era in crisi e noi decidevamo di fondare una nuova squadra con l'obiettivo di garantire un futuro alla palla ovale azzurra.

Due settimane fa fu la volta dell' Ex Pazzo. Il crucco aveva aperto un blog ed era diventato famosissimo scrivendo centinaia di post improntati al dileggio della di lui ex fidanzata: io.

Mercoledì scorso, in un crescendo surreale e preoccupante, godevo di una cena con annessa piacevole conversazione in compagnia di quell'ominide che risponde al nome di Fabrizio Corona.

Per finire, l'altra notte mi sono ritrovata seduta ad un convegno del Popolo delle Libertà con l'imperatore Silvio che pontificava dal palco ed io, in mezzo agli altri, a bermi ogni parola in religioso silenzio e composta rassegnazione.

Nell'attesa che il mio inconscio riacquisti l'equilibrio (evidentemente) perduto, mi affiderò alle flebo di caffè: meno dormo e meglio è.

(Foto tratta dal sito de La Repubblica )
Ciccio è interista.
Jane juventina.

Ciccio ama il calcio.
Jane preferisce il rugby.

Sabato sera i due innamorati andranno allo Stadio Olimpico di Torino a vedere il "derby d'Italia": juventus-inter.

Ciccio è agitato come un bambino alla vigilia di Natale.
Jane un po' meno.
C:"Mi porto la macchina fotografica e pure il binocolo"
J:"Io potrei portarmi qualcosa da leggere"
C:"Ma come? Non sei contenta? Non sei eccitata?"
J:"'nsomma"

Jane qualche mese fa andò a vedere la nazionale di rugby e, come ben ricorderete, allora era decisamente più impaziente.
Perché?
Ma come perché? E ve lo devo pure spiegare?
(Sergio Parisse, meraviglioso capitano della nazionale italiana di rugby: bravo e bello)

(Zlatan Ibrahimovic, attaccante dell'inter: bravo e basta)

Non c'è paragone. No no.
Nel 1976 in Friuli viveva un ragazzotto dinoccolato, con una simpatica faccia da schiaffi, poca voglia di studiare e molta di correre dietro alle ragazzine.
Una sera, mentre giocava a calcio con gli amici, un boato sordo squarciò l'aria e la terra gli tremò sotto i piedi.

Nei giorni successivi vide solo distruzione e morte. E quando una scossa di assestamento particolarmente forte lo colse nel sonno, non ebbe la prontezza di cercare riparo, ma si accucciò sotto le coperte, convinto che fosse giunto anche il suo momento.
Ma così non fu.

Quel ragazzino è cresciuto ed ora è un uomo. Il mio.
No, non sono scappata ai Caraibi.
No, non mi hanno rapita gli alieni.
No, non mi è esploso il PC. Anche se ultimamente sta dando preoccupanti segni di insubordinazione.

In questo periodo latito dal mio e dai vostri blog a causa di una gravissima e cronica mancanza di tempo.
Peccato, avrei vari argomenti interessanti di cui parlarvi:
la suocera che vorrebbe farmi il bagno nell'acqua santa;
Tutankamon, il collega infermiere, simpatico come un gatto attaccato alle mutande e vitale come una mummia egizia;
e la sorprendente mammaCole che, rassegnatasi all'idea di avere Ciccio come genero, ha deciso di farmi il corredo. Aiuto!!!

Per ora dovrete "accontentarvi" di una delle cose più carine che offre la TV in questo periodo: "La storia minima dell'arte" di Natalino Balasso.

Originale e divertente.

In terza media Jane andò in gita in una ridente località piemontese, dove ci si poteva dedicare all'equitazione, al tennis, al tiro con l'arco ed anche al nuoto.

Durante un'ora trascorsa in piscina, la piccola e fragile ragazzuola fu vittima di uno scherzo da parte di Max. Un compagno affatto piccolo ed affatto fragile: un metro e 60 per 100 kg.
L'"esile virgulto" attaccò la malcapitata alle spalle e cercò di infilarle la testa sott'acqua, ma la giovine se ne stava appoggiata con i gomiti al bordo della vasca e così, invece di finire direttamente sotto, prima subì un'iperestensione del collo.
Un dolore pazzesco!!!

Nel giro di pochi minuti ella divenne rigida come uno stoccafisso e per qualche giorno non poté girare la testa né a destra né a sinistra.
Ma quando mammaCole, furiosa con il buzzurro che tanto dolore aveva provocato alla sua bambina, minacciò di andare a parlare con i genitori di lui, la piccola Jane si oppose.

Il misfatto,dunque, passò impunito, ma la vostra blogger non ne ha mai perso memoria. A distanza di anni, il collo continua a darle periodicamente fastidio. Finora erano doloretti sopportabili, ma la settimana scorsa, per un banale colpo d'aria, si è ritrovata completamente bloccata.

L'altra notte, nel proprio letto di dolore, ella ha passato il tempo a pensare al suo compagno di scuola ed a pentirsi di non averlo preso a mazzate o almeno ad insulti quando se lo sarebbe meritato.
Insonne e dolorante, si è cullata nell'illusione che, per giustizia divina, anche il perfido Max fosse sveglio, preferibilmente in balia di un attacco di colite.

Jane Pancrazia Cole ha compreso cos'è il Rancore.
Sabato, mammaCole e le sue figliole hanno tessuto la tela del loro piano diabolico. Obiettivo da perseguire: raggirare lo sprovveduto papàCole e mantenerlo all'oscuro della festa prevista in suo onore alle 22 e zerozero.

La mamma ha cercato di tenerlo occupato tutto il pomeriggio, stordendolo con una serie infinita di compiti da svolgere e richieste da evadere. In pratica è stata rompiballe come al solito, ma questa volta l'ha fatto per una buona causa.
Jane si è occupata della parte dolciaria: ha ordinato una torta mastodontica e delle paste secche dal peso specifico pari a quello del piombo e poi ha occultato il tutto; resistendo stoicamente alla tentazione di intrattenersi in una solitaria orgia di panna e cioccolato.
SorellaCole, detta anche GolaProfonda, si è concentrata sul compito affidatole: non spifferare niente. Lei, consapevole dei propri limiti, per sfuggire qualsiasi tentazione, si è chiusa in casa, ha staccato il telefono e si è imboscata nello sgabuzzino a risolvere sudoku per tutto il giorno.

Alle 20 e zerozero, in perfetto orario con il rullino di marcia, l'allegra famigliola ha messo i propri piedini sotto il tavolo del ristorante ed ha proceduto all'ordinazione di lussuriosi piatti a base di pesce.
Tra vongole, cozze e scampi il tempo è volato, ma mentre il festeggiato si abbandonava all'estasi ittica, i cospiratori non hanno perso d'occhio l'orologio ed alle 21 e quarantacinque erano tutti sazi, incappottati e pronti per tornare a casa.

La mater familias, preso il consorte sotto braccio, ha proceduto lentamente, molto lentamente, molto molto lentamente verso la Cole macchina.
Mentre le figlie ed il genero preferito (beccati questa Ciccio!) sono zompati sull'auto di quest'ultimo. SorellaCole non ha avuto neanche il tempo di esclamare: "Mi raccomando, dobbiamo fare in fretta!", che il di lei marito era già partito sgommando.
Un percorso di un quarto d'ora è stato compiuto in 5 minuti scarsi: Jane, per la paura, ha perso un paio di anni di vita, ha acquistato qualche capello bianco ed ha visto la Madonna ad un semaforo.
Ma l'importante è che i tre siano arrivati in tempo per tirar fuori le vettovaglie ed accogliere gli ospiti.

Alle 22 e zerozero, papàCole ha aperto la porta ed ha trovato ad attenderlo una casa piena di parenti ed una tavola imbandita.

All'1 e 30, quando l'ultimo invitato si è chiuso la porta alle spalle, il capofamiglia ha esclamato: "Che fortuna che abbiano avuto tutti l'idea di presentarsi qua alla stessa ora. Sembrava quasi una cosa organizzata!"

E' ufficiale: non siamo noi ad essere delle moderne Mata Hari, abili nel tessere piani diabolici, è lui ad essere un tantino rimbambito.
Ma a noi piace così.

Tanti auguri papà!
Domani, 7 marzo, papàCole compirà la bellezza di 70 anni tondi tondi.
Per l'occasione le sue donne hanno organizzato una cena con annesso party a sorpresa.
In un tripudio di cozze, spaghetti allo scoglio, torta e pasticcini il pater familias verrà festeggiato da tutto il parentame al gran completo.

Ci saranno tutti.
Tutti tranne Ciccio.
Egli non può sollevare l'augusto sederone dal Trentino, ha da fare, si scusa tanto, ma non può abbandonare degli impegni inderogabili.

Jane non è arrabbiata.
No.
E' proprio inc@zz@ta nera.
Il senatore Franco Orsi del PDL ha prodotto una bozza di legge per liberalizzare la caccia. Il risultato è un'accozzaglia di mostruosità rivoltanti.
L'elenco completo lo trovate a questo link, io intanto vi segnalo alcune perle:
  • eliminazione delle specie "particolarmente protette", come orsi, lupi o aquile reali, che in Italia non godranno più delle protezioni previste dalla normativa comunitaria;
  • licenza di caccia a partire dai 16 anni, del resto non si è mai abbastanza giovani per imbracciare un fucile;
  • sanzioni amministrative per le regioni che oseranno proteggere più del 30% del proprio territorio.

Volete un orso marsicano impagliato in salotto? O preferite un lupo adattato a portaombrelli?
Niente di più facile. Basta che attendiate che questa legge aberrante passi ed ogni vostro desiderio potrà essere avverato.

Se invece, come me, inorridite di fronte a tutto ciò, correte a firmare questa petizione e spargete la voce.

2 anni fa vedeva la luce Radio Cole.
Avrei potuto ignorare la ricorrenza, oppure farne solo un sobrio accenno, ma perché???
Meglio un post di pura e delirante autocelebrazione: molto più soddisfacente!







Si ringraziano per la gentile partecipazione Marilyn, Stevie, Tina e Paul.
L'inizio della giornata era annunciato dalla sveglia del mio vecchio cellulare, potente quanto la sirena di una nave ed irritante quanto l'antifurto di un'auto.
Dopo averla lasciata suonare più volte, mi decidevo a sgusciare da sotto il piumone mossa a pietà dalle suppliche della mia vicina:
"Janeeeeeeee bitteeeeeeeeeee"


Avvolta in un pigiamone da Teletubbies strisciavo ad occhi chiusi fino alla cucina, dove incontravo il mio "compagnuccio di merende" preferito: Fumiki aus Japan.
Io pucciavo dei burrosissimi biscotti crucchi in un caffè macchiato, lui ingurgitava rumorosamente una zuppa liofilizzata, giunta direttamente dal Sol Levante.
Tra uno sbadiglio e l'altro ci scambiavamo le nostre quattro chiacchiere di rito:
"Quand'è nato Gramsci?
Quand'è morto?
E Mazzini?
Ma Jane non ti ricordi niente???"


Grugnendo e maledicendo i giapponesi appassionati di politica italiana, correvo ad occuparmi della mia trasformazione da informe pupazzone colorato a giovane e fascinosa studentessa. Il più delle volte però, data la mancanza di tempo, la muta non era completa ed il risultato finale lasciava molto a desiderare.

In perenne ritardo, correvo a prendere l'autobus per dare inizio alla mia transumanza, che mi avrebbe portato dallo studentato all'ospedale.
Più di un'ora tra bus, U-bahn e poi ancora bus.
Mezzi pubblici puntualissimi, a differenza di quelli italiani e pieni di adolescenti brufolosi, rumorosi e molesti, proprio come quelli italiani.

Finalmente giunta alla clinica universitaria Benjamin Franklin mi tuffavo nell' Humanmedizin, scoprendo ogni giorno nuove differenze tra la facoltà berlinese e quella sabauda.
Dal punto di vista prettamente didattico, Torino non ha niente da invidiare a Berlino, anzi.
Ma per quanto riguarda la qualità della vita degli studenti, in Germania stanno su un altro pianeta, più evoluto e civile.

A Berlino molti studenti di medicina addobbano il proprio camice con foulard e spillette. Niente di eccessivo o ridicolo, ma solo un tocco di colore adatto alla giovane età e comunque mai in contrasto con la serietà richiesta dal luogo.
A Torino, se fai una cosa del genere, nella migliore delle ipotesi uno specializzando ti cazzia, nella peggiore il primario stesso ti umilia davanti al maggior numero di persone possibile.

A Berlino gli studenti hanno a disposizione un guardaroba con tanto di gentile e paciosa guardarobiera.
A Torino, se sei fortunato puoi depositare le tue cose in un armadietto, ma il più delle volte devi abbandonare borse e giacconi sulle panche degli spogliatoi, affidandoti speranzoso all'onestà degli altri o imbottendoti il camice con portafogli, cellulare, chiavi, etc...

A Berlino gli studenti spesso mangiano a lezione davanti ai professori. Non parlo di veri e propri pasti, ovviamente, ma di snack e bibite necessari per non crollare dopo aver corso da una lezione all'altra e da un reparto all'altro, senza aver avuto il tempo di andare in mensa.
A Torino mi è capitato di assistere ad una scenata per una bottiglietta d'acqua:
"Le sembra educato bere mentre io spiego?"
"Ma avevo sete"
"E allora? Le sembra il caso???"
"Ma ci sono 30 gradi in quest'aula"
"Voi giovani non sapete cos'è il rispetto!"


A Berlino una studentessa veniva a lezione con il bimbo nel passeggino e nessuno, tranne me, sembrava trovare la cosa degna di nota.
Lei era iscritta a medicina, ma aveva anche un figlio da allattare, quindi lo portava con sé e le rare volte che il piccolo cominciava a frignare, usciva dall'aula rapida, senza disturbare nessuno.
A Torino: la gravidanza durante il corso di laurea? Fantascienza.
Durante la specializzazione? Mal tollerata.
Durante i primi anni di lavoro? Ma scherziamo?

Vi state chiedendo perché sono tornata in Italia?
Me lo sto chiedendo anch'io.



Continua...

Prologo, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8
Vi ricordate la foto che postai il 30 novembre del 2008?
In Trentino nevicava e il paesaggio era completamente imbiancato, perfetto per le feste natalizie che si stavano avvicinando.



Durante questi mesi la neve ha continuato a scendere ad intervalli regolari.
Silenziosa, infida ed inarrestabile si è depositata sugli strati precedenti.
Fiocco dopo fiocco, centimetro dopo centimetro ha preso il controllo delle nostre vite senza darci la possibilità di opporci.

Il sole primaverile è ancora lontano e la situazione attuale è questa:



Non vi facciamo neanche un po' di pena?

L'amico blogger si vede nel momento del bisogno!
Munitevi di spargi sale o spazzaneve.
Troppo impegnativi?
Ok, andranno bene anche delle semplici pale.
Troppo faticoso spalare?
Sono ben accetti pure pentole di acqua bollente o phon.
Ma venite a darci una mano.
Vi prego!!!!!

Corriamo il rischio di aprire la finestra e ritrovarci la neve in soggiorno ed a quel punto le mie urla belluine
"Accidenti a me e a quando mi sono messa con un montanaro! La prossima volta mi trovo un fidanzato ai Caraibi!!!"
potrebbero provocare una valanga.
Buon viaggio.


(1/2/2009 "Che tempo che fa")
Jane e Ciccio sono fatti l'uno per l'altra.
Il loro è un perfetto connubio di corpi ed anime.

Lui sporca?
Lei pulisce.

Lui guarda rapito un orrido film di Steven Seagal?
Lei lo tormenta fino allo stremo per potersi vedere SOS tata.

Lui, affetto da sbadataggine cronica, perde ogni giorno il cellulare in giro per l'ufficio?
Lei lo chiama in modo che, seguendo lo squillo, il telefono venga ritrovato.

Lei parte periodicamente verso la città dei gianduiotti?
Lui resta inamovibile tra le montagne trentine.

Lei beve un caffè veloce in cucina, ma si strozza ed inizia a tossire come un'ottantenne bronchitica?
Lui, che fino ad un secondo prima dormiva profondamente, zompa giù dal letto per soccorrerla e sincerarsi di non essere diventato prematuramente vedovo.

Lei guarda per la milionesima volta una pubblicità chiedendosi: "Ma che cavolo dice il babbione???"
E lui finalmente le svela l'arcano: "Tutti i de'. Tutti i giorni."

Ma voi l'avevate capito?
Domani uscirà nelle sale cinematografiche l'horror "Il respiro del diavolo".
La trama è la seguente: un bambino viene rapito, ma egli si rivela ben presto non un indifeso frugoletto, bensì un essere demoniaco.
I rapitori da carnefici diventano vittime, perendo uno dopo l'altro sotto gli occhi spiritati e il sorriso soddisfatto dell'orrido nano malefico.

Vi starete chiedendo: "ma perché la nostra cara Jane, donna di squisita intelligenza, simpatia travolgente e fascino irresistibile, dedica un post a cotale vaccata?"
Vi rispondo subito.
Ad attirare la mia attenzione è stato il trailer che sta passando in questi giorni in TV e soprattutto la frase con cui si conclude:
"ispirato ad un'inquietante fatto di cronaca"

Ma de che?
In quale parte del mondo è mai successo un fatto riconducibile a questa storia?
A voi risultano bambini posseduti recentemente rapiti? Dove? Nella mente bacata del "signorEaglePictures" forse?

E' risaputo che per fare pubblicità ad i propri film le case di distribuzione se ne inventino di ogni, ma questa è davvero tremenda.
I navigatori chiedono.
Jane risponde.


Come faccio a sposare Mirco Bergamasco?
Mirco Bergamasco? Quel Mirco Bergamasco?
Il quarto di manzo ritratto mentre si copre le pudenda con un pallone da rugby?
Come fai a sposarlo? Ma che domanda è?
Il problema vero dovrebbe essere: "come faccio a sedurlo ed approfittare ripetutamente del suo statuario corpo?"
"Come faccio a legarlo al letto?"
"Come faccio a ridurlo in mio potere?"
Chissenefrega del matrimonio: con uno così BISOGNA vivere nel peccato!


tette troppo grosse
ho le tette troppo grosse
ingrassata: ora ho le tette
ingrassata: ora ho le tette grosse
Cara morbida lettrice,
perché ti crucci?
Cambia guardaroba e sorridi al destino che con te è stato tanto benevolo!


tema:quali sono le cose che dovrebbe poter fare un ragazzo di 12 anni
Ehi tu!
Dico proprio a te!
Scioperato di un preadolescente che invece di farsi i compiti da solo, googleggia in cerca di un tema preconfezionato: vergogna!!!
Spegni il computer e fila a studiare!

Non ci sono più i giovani di una volta.

(Foto tratta dal sito Giuda Maccablog)


I was having a good sleep
in my car
In the, parking lot of the
Showboat Casino hotel

I say, "I remember you
you drive like a PTA mother"
You brought me draft beer
in a plastic cup

I'm feeling thankful
for the small things, today
I'm feeling thankful
for the small things, today

Happy, Happy Birthday to me
Happy Birthday to me
and to you

Happy, Happy Birthday to me
Happy Birthday to me
and to you-ah

I'm feeling thankful
for the small things, today
I'm feeling thankful
for the small things, today

I remember you
I crashed your wedding
With some, orange crepe paper
and some Halloween candy

A sometimes
I wish I were Catholic
I don't know why
I guess I'm happy to see your face
at a time like this

Happy, Happy Birthday to me
Happy Birthday to me
and to you-ah

Happy, Happy Birthday to me
Happy Birthday to me
and to you-ah

Happy Birthday baby, to me
Happy Birthday, to me
Happy Birthday, to me
Happy Birthday, to me

(La qualità audio del video è una vera ciofeca, se non conoscete la canzone vi consiglio di ascoltarla qui)


Oggi Jane ha tagliato il traguardo dei 32 anni.
E pensare che ne dimostra 22 e se ne sente 12!

In queste ultime settimane Jane è stata risucchiata dal delirio degli acquisti prenatalizi, dalla tradizione del tipico Natale di casa Cole, dall'organizzazione del capodanno tra i monti, dalla casa perennemente da ordinare e ristrutturare e dal lavoro da rincorrere e difendere con le unghie e con i denti.

Le giornate lunghe ed intense hanno logorato Pancrazia che, oltre a non riuscire più a dedicare del tempo al proprio blog e soprattutto a quelli dei suoi amichetti, sta dando inquietanti segni di stanchezza.

L'apoteosi è stata raggiunta questa mattina.

La vostra blogger è stata svegliata dalla fragorosa risata di Ciccio.
Egli la guardava e rideva.
E più la guardava e più rideva.

Jane allibita osservava il proprio consorte, iniziando a dubitare seriamente della di lui sanità mentale.
Lui la guardava e rideva. Ella lo guardava e non capiva.
E più lo guardava e meno capiva.

Ma improvvisamente, a forza di guardare, la vostra blogger ha capito: Ciccio era nitido, perfettamente a fuoco.

Quella rimbambita di Jane ha dormito tutta la notte con gli occhiali sul naso: urge una vacanza.
Jane Cole è a Torino mentre il cielo, invidioso delle galosce veneziane e dei barconi romani, sta rovesciando sopra la città sabauda secchiate d'acqua.

Ciccio è rimasto tra le montagne trentine, dove è venuta giù tanta di quella neve da prospettarsi una stagione sciistica lunga fino a ferragosto.

Immagino che anche voi, sparsi per la penisola ed oltralpe (Alittam), stiate subendo lo scatenamento degli elementi naturali.
Vogliamo rilassarci un po'?
Godiamoci tutti quanti questo bel momento.

Che prontezza di riflessi!
Peccato.
Antonio Schiavone
Roberto Scola
Angelo Laurino
Antonio Santino
Rocco Marzo
Rosario Rodinò
Giuseppe Demasi
Oggi 60.000 trentini si sono trovati sotto un metro e mezzo di neve, con le strade bloccate e senza elettricità.
Uno di questi 60.000 era Jane, echevelodicoafare!!!

Dopo essere stati al freddo e al buio per tutto il giorno, da un'ora a questa parte l'energia elettrica va a singhiozzo.
Mentre Ciccio legge i fumetti a lume di candela, Pancrazia si aggrappa all'unico contatto col mondo civilizzato.
Jane chiama blogosfera, rispondi blogosfera


(Clip tratta dalla serie "Mork and Mindy")

ps: intanto continua a nevicare.
Voi come state messi?

Ciccio e Jane così.


Aiuto!!!!
Alla prima riunione degli Erasmus di medicina ci venne chiesto se ci fosse qualcuno in difficoltà con la lingua tedesca.
Due timide mani si alzarono, la mia e quella di un'altra ragazza, entrambe italiane. Della serie: facciamoci subito riconoscere.

Gitte (Brigitte), la nostra responsabile, ci consigliò di cercare un corso intensivo, mentre lei avrebbe organizzato gli orari delle nostre lezioni in modo da riuscire a fare incastrare il tutto.
Miracoli dell'efficienza teutonica.

In preda ad ansia da prestazione mi iscrissi a due scuole contemporaneamente.
Una si trovava nella "Berlino bene" tra le villette ed i giardini fioriti.
L'altra nella parte turco-proletaria della città.

Il primo corso consisteva in sei ore settimanali, tenute in un bel palazzo da insegnanti vistosamente incompetenti.
L'umanità che popolava la mia classe era varia ed interessante. Io ne ricordo soprattutto alcuni.
Giuseppe, studente Erasmus iscritto a veterinaria.
A suo dire egli aveva bisogno solo di un ripasso delle regole di grammatica per migliorare un tedesco già eccellente. Intanto, però, necessitava di un tutor anche per prendere un caffè alla macchinetta.
"Cosa significa mit Zucker?"
"Con zucchero"
"E ohne Zucker???????"
"Senza zucchero"
"Ah già, lo sapevo. Me ne ero dimenticato. Come sono distratto."
"Già, certo."

Thomas, au pair franco-canadese.
Dolce, carino ed educato, ma un po' molesto con l'insegnante.
"Ma davvero in tedesco si dice così? Che strano. In francese diciamo diversamente.
Ma davvero in tedesco quella cosa è femminile? In francese è maschile! Strano!
Ma davvero..."
"Taci!!! Non ce ne frega niente di come si dice in francese. Questo è un corso di tedesco: t-e-d-e-s-c-o!!!"

Susan, casalinga statunitense.
Trascinata dall'altra parte del mondo dal lavoro del marito.
Lei soffriva per la nostalgia del proprio paese, della propria famiglia e soprattutto della propria lingua e soffocava la tristezza cucinando deliziosi muffin per tutti quanti.

Wi, pittore cinese.
Si espresse a gesti per la durata di tutto il corso e ci mise due mesi per imparare a dire
"Wo ist die Toilette?"


Il secondo corso consisteva in 12 ore settimanali, tenute in una scuola elementare sotto la guida di un'insegnate fantastica, che avrebbe potuto far parlare tedesco anche ad un chihuahua.
Nella mia classe vi erano musicisti, giunti da varie parti del mondo per migliorare la propria formazione, ed un folto gruppo di donne turche, che avevano lasciato il proprio paese ed il proprio lavoro per seguire i mariti in terra germanica.
C'era Pier, bassista francese, molesto quanto il ragazzo canadese e con l'aggravante di essere simpatico e piacevole quanto un attacco di colite.

Anna, chitarrista ucraina, che sembrava avere a cuore tre cose in particolare: suonare, sposare il grande amore che la stava aspettando in patria e trovarmi un fidanzato.
"Ma davvero non hai un ragazzo?"
"No"
"E come mai?"
"Perché no"
"Ti piacciono le donne?"
"No!!!"
"Se vuoi te lo trovo io un fidanzato"
"No, grazie"
"Guarda che per me non è un problema: ho tanti amici!"
"No, grazie, faccio da sola. Se poi cambio idea ti chiamo, ok?"

Rafael, percussionista brasiliano, che sognava di portare le figlie e la bella moglie in Europa.

Aida, sempre con il velo ed un vestito nero, timida e riservata, ma con un talento per la lingua tedesca che me la faceva invidiare ed ammirare tantissimo.

E la moderna e spensierata Sibel. Un ingegnere che non vedeva l'ora di imparare il tedesco, per poter iscriversi all'università ed aver la possibilità di fare il proprio lavoro anche in Europa.

Per due mesi e mezzo seguì i due corsi, continuando anche a frequentare le lezioni all'università. Durante quei giorni intensi venni a contatto con culture diverse, conobbi persone straordinarie, capì di essere una privilegiata e , incredibilmente, iniziai anche a parlare tedesco.

Continua...
Prologo, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7
Sono due giorni che cerco di scrivere questo post.
Scrivo e poi cancello.
Riscrivo e poi ricancello.
Avrei voluto parlarvi del liceo di Rivoli, avrei voluto esprimere la mia rabbia ed il mio dolore.
Ma ogni parola mi sembra superflua e mi suona vuota.
Quindi scelgo di tacere.
Il gruppetto di amici, che aveva aderito entusiasticamente alla proposta di Jane di andare al test match, aveva posto però un'unica, fondamentale condizione: l'acquisto di biglietti economici.
I più economici.
Data l'infelice congiuntura, Pancrazia aveva accettato con gioia l'accordo, cullandosi nell'illusione che il piccolo e accogliente "Stadio Olimpico", a differenza del mastodontico e dispersivo "Delle Alpi", potesse permettere un'ottima visuale del campo da qualsiasi angolazione.
Per questa ragione ella si è ritrovata ad occupare il posto 5, della fila 5, sezione 107.
La vostra blogger ed i suoi astuti amichetti sono riusciti ad accaparrarsi i posti peggiori di tutto l'impianto.
Troppo in basso per permettere una visione completa della partita, troppo lontani dal campo per poter osservare "adeguatamente" i giocatori e, come se non bastasse, proprio accanto ai divisori tra curva e tribuna.
Divisori trasparenti, perfetti nei giorni nuvolosi o di sera, ma inadeguati con il sole, a causa del fastidioso riflesso, che oscura tre quarti del campo.
Sabato, ovviamente, era una splendida giornata di sole.
Echevelodicoafare!!!!

Ma è bastato che lo speaker annunciasse l'ingresso in campo degli azzurri per il riscaldamento, perché Jane dimenticasse l'infelice posizione.
Armata della sua macchinetta digitale, dopo aver calpestato due vecchietti, abbattuto un bambino e rischiato l'incidente diplomatico con un gruppo di argentini, ella si è spinta fino alle transenne per fotografare tutto il fotografabile.
E di "materiale meritevole di essere immortalato" ve ne era molto, anzi moltissimo!




Le donne del gruppo, dimentiche di trovarsi in un luogo pubblico e di aver superato da tempo la pubertà, hanno dato uno spettacolo indecoroso, degno di un gruppo di carampane ad un concerto dei Tokyo Hotel.
Le donne del gruppo, ovviamente, non sono affatto pentite.

Anto ha messo a dura prova il self control di quel santo del marito, importunando ripetutamente Mirco Bergamasco
"Mirco yuuuuuuu uuuuuuuuuuu!!!!! Mircoooooooooooooo!!!"
"Tesoro, mogliettina mia, non potresti controllarti un po'?"
"Shhhhh, non mi disturbare! Mircooooooooooooooooooooooooooooo!!!!"

ColeSister ha scoperto il fascino dell'uomo maturo, nello specifico il fascino del nostro allenatore, ed ha tormentato per tutto il riscaldamento la propria sorella:
"Fotografa Mallett!"
"Ma è troppo lontano: non si vede"
"Fotografalo lo stesso!"
"Ma viene male"
"Obbedisci!"

Pancrazia, invece, è rimasta folgorata da capitan Parisse:
"Ma l'avete visto? No, dico: l'avete visto bene??? Io non credevo che fosse così! Ma l'avete visto? No, dico: l'avete visto bene???"


(Nella foto si vedono Bortolami e Parisse discutere,
P:"Stasera con Jane ci esco io!"
B:"No, io!"
P:"Io sono il capitano!"
B:"E chi se ne frega! Io le piacevo da prima!"
Come sono teneri)

L'atmosfera sugli spalti era fantastica.
L'Olimpico ha registrato il tutto esaurito ed il pubblico torinese, poco esperto di palla ovale, ha sopperito alle lacune tecniche con l'entusiasmo e la passione!

Decisamente meno festaiola l'aria che si respirava in campo.
Il primo tempo è stato discreto, anche se non entusiasmante. L'Italia ha costruito qualche buona azione e le due squadre parevano equivalersi.
La seconda frazione di gioco, al contrario, è stata pessima. Gli azzurri non hanno mai impensierito l' Argentina che, dal canto suo, non è sembrata certo uno squadrone.
Il match si è chiuso su un deludente 14 a 22 in favore dei Pumas.



Mentre il pubblico defluiva dallo stadio, rattristato per la sconfitta, ma comunque galvanizzato per il magnifico pomeriggio, una riccia blogger chiedeva a chiunque le desse retta:
"Ma il terzo tempo lo fanno? Ma dove lo fanno? Ma secondo te lo fanno? Tu ne sai qualcosa? Ma lo fanno si o no?"

I suoi amici, per riuscire a trascinarla via, hanno dovuto sedarla.
Ciccio sta accompagnando la sua dolce metà in stazione.
Ella deve fare ritorno, per un breve periodo, alla città sabauda.

I due innamorati sono tutti presi da loro stessi, in piena fase "come-ci-amiamo-noi-nessuno-si-è-amato-mai". Ma dopo essersi giurati più volte amore eterno, la conversazione prende una piega inaspettata.
"Io mi fido ciecamente di te. Lo so che non mi tradiresti mai, neanche con il pensiero!", afferma appassionatamente Ciccio.

"Beh, tesoro, sabato andrò a vedere Italia-Argentina di rugby. Sul tradimento *neanche con il pensiero* non ci metterei la mano sul fuoco", risponde quella faccia di tolla di Jane, che quando ci si mette è dolce e romantica come un hooligan.

"Tsk! Tanto li vedrai solo dalle gradinate: saranno minuscoli. Non riuscirai neanche a distinguerli, ciecata come sei!", ribatte piccato il morbido consorte, impegnato da tempo a scoraggiare la passione della sua fidanzata per il rugby e soprattutto per i rugbisti.

"Hai ragione, mi dovrò procurare un binocolo!", conclude la blogger, ricca di senso pratico.

Sabato, 15 novembre, presso lo stadio Olimpico di Torino si terrà il test match Italia-Argentina.

Jane ha i biglietti, ma non ha ancora trovato un binocolo.
Ciccio per ora gongola.
In questa piovosa serata di fine ottobre, tutti i blogger più importanti della blogosfera si sono riuniti al Kodak Theatre di Los Angeles per l'assegnazione dei noti "Radio Cole Awards".

Come ogni anno tutto il jet set è corso per prendere parte ad uno degli appuntamenti più attesi della stagione.

Vediamo avanzare lungo il tappeto rosso i due presentatori dell'evento: George Clooney ,che sorride ai fotografi ed urla "Pancrazia where are you? I love you!!!", e la favolosa Charlize Theron, che dichiara ai giornalisti "Non potevo mancare a questa serata. Appena mi alzo la mattina la prima cosa che faccio è leggere il blog di Jane, per me lei è un mito! Il racconto del suo Erasmus a puntate è meglio di una droga!"



Tra due ali di folla in delirio giungono finalmente i veri protagonisti della serata: i premiati!

Mario e Ross sono qui per ritirare la coppa in oro zecchino di "Indissolubilmente amici" e la virtuale stretta di mano dell'amicizia.
Attestati di stima donati a Jane da Mikim ed Alessandra.

Purtroppo Mario sembra per l'ennesima volta in preda ai fumi dell'alcool. Non solo si è presentato in tenuta adamitica, ma si è anche gettato nella fontana all'ingresso del teatro.
Il nostro futuro notaio non è più lo stesso da quando frequenta Paris Hilton, ci auguriamo che presto entri in rehab e torni ad essere il ragazzo semplice e misurato di una volta.



Ross, dal noto carattere docile e mansueto, si è resa conto di avere lo stesso vestito di Britney Spears.
Una tale onta verrà lavata nel sangue.




Seguono a ruota Alessandra e Mikim, giunte per ritirare l'attestato di "Blog vitaminico".
Omaggio che Jane ha ricevuto dalla stessa Alessandra, da Giorgia e da Irene.

Tuti gli occhi sono per la blogger di Varese, fasciata in un vestito verde molto sexy.
Non ci sono dubbi, anche la nostra Ale, tutta casa e rugby, non ha resistito alle lusinghe della chirurgia estetica.




Mikim, blogger prodigio, si esibisce in una delle sue solite imbarazzanti scenate. Dopo aver distrutto numerose stanze d'albergo ed aver tirato un cellulare addosso alla propria assistente, ora minaccia la folla con i cocci di una bottiglia di scotch.
E' davvero una brutta immagine, che non avremmo mai voluto vedere.



Infine, i vincitori del prestigiosissimo premio airone. Destinato a quei blog che "insegnano ogni giorno a vivere qualcosa in più, sia con la mente che con il cuore."

Questo award è passato dalle mani di Irene a quelle immeritevoli di Jane, per essere consegnato stasera a MasterMax e Regina Madry.


Max e Regina, annientati dagli stravizi di gioventù, arrancano sul tappeto rosso, visibilmente invecchiati.

Lui si aggira in pantofole chiedendo confuso "Dov'è il mio pezzo di formaggio? Dov'è?"



Lei, che nonostante l'età è ancora un gran bel pezzo di blogger, brontola tra sè "Dov'è finito Azzurro? Si sarà perso! Così imparo a sposare un ingegnere!"




ps: Jane confida nel fatto che i suoi blogger amici non siano permalosi.
The Gang

Le Radici e le Ali

Quel giorno Dio era malato
in un paese di fame e pietre
nacque figlio di un vulcano
e del fiocco di neve
erano i tempi della battaglia
delle ferite delle bandiere
della fughe sulla montagna
delle camicie nere.

Passerà come acqua lungo il fiume
come passa questo vento
come passi soli nel tempo.

En el fruente de Jarama
nella guerra in Spagna
chi ricorda il nome
della sua compagna
ma chi sa dire
se è paura o amore
che t'incendia il cuore
che ti fa morire.

Passerà come acqua lungo il fiume
come passa questo vento
come passi soli nel tempo.

Vennero i giorni delle menzogne
delle bestemmie delle preghiere
dei compromessi e le piazze vuote
nuovi altari nuove frontiere.
Ora è solo come la pioggia
come pioggia nelle strade
con le radici con le sue ali
come un re di spade.
Solo come un sospiro
un orizzonte perso di vista
è solo come un gigante
è solo un vecchio comunista.

Passerà come acqua lungo il fiume
come passa questo vento
come passi soli nel tempo.



www.the-gang.it


Prima o poi passerà.
Spero.

(Video tratto da "Bianco, rosso e Verdone" 1981)
Jane ultimamente sta facendo una vita da zingara.
Ha trascorso tutto agosto in Trentino, dove ha cercato di mettere ordine e di trovare un proprio posto all'interno di quella caotica caverna che Ciccio si ostina a chiamare casa.
A settembre è tornata a Torino, poiché l'università, il lavoro ed un imperdibile matrimonio del cugino richiedevano la sua presenza.
Attualmente è di nuovo tra i monti e, dipendesse da lei, ci resterebbe per sempre, se non fosse che a novembre dovrà per forza tornare per una settimana a gianduiotto city.

Questa vita assurda e caotica sta confondendo la già labile mente della riccia blogger.
A settembre ella non aveva quasi nulla da mettersi, poiché i pezzi migliori del suo misero guardaroba erano rimasti in montagna.
Ora che è di nuovo in Trentino, a forza di portare scorte dal Piemonte, Jane ha così tante strisce depilatorie da poter rendere lisci come neonati un branco di gorilla e una quantità tale di assorbenti da bastarle fino alla menopausa.

Jane prima o poi riuscirà ad organizzarsi. Forse.
Uno spot che commuove, angoscia e fa vergognare noi adulti, molto.

"Kung fu Panda" è un film delizioso, adatto a grandi e piccini.
Splendidi disegni, personaggi adorabili, trovate divertenti.

Questa pellicola ha avuto un grandissimo successo, scatenando critiche entusiaste e realizzando ottimi incassi al botteghino.

Anche Jane ha molto apprezzato le vicende di Po, il panda appassionato di arti marziali. E non solo per la qualità dell'opera, ma soprattutto per due motivi fondamentali e personalissimi.

In primo luogo, Jane da piccolina aveva un grande pupazzo a forma di panda, risultato di un'intensa giornata alle giostre. Era un mostro ripieno di palline di polistirolo, un giocattolo di qualità scadente. Ma ella lo ha amato e coccolato per anni: abbracciandolo quando era triste e prendendolo a calci quando era arrabbiata.

Oltretutto, Jane ora ha un fidanzato che è il sosia sputato del protagonista del film.
Stesso fisico prorompente, stessa simpatia involontaria, stessi vizi e stesse debolezze.

Esempio 1. Ciccio al ristorante cinese, che guarda con aria libidinosa i ravioli al vapore


Esempio 2. Ciccio sorpreso nell'atto di razziare la dispensa



Esempio 3. Ciccio che sfodera uno dei suoi sorrisi irresistibili


U-G-U-A-L-E!!!
Forse dipenderà dal suo sguardo da pazzo o dagli orridi baffoni da tricheco.
Forse sarà dovuto alla maglietta psichedelica o alla pancia budinosa.
Forse sarà colpa dei sandaletti tedeschi o dei suoi piedi ballerini.
Non so perché, ma Marco mi inquieta.

Per me questa pubblicità è peggio di un film horror.
A me questo tizio fa paura!

Sabato ha avuto luogo il matrimonio di uno dei tanti cugini Cole.
Jane detesta questo tipo di ricevimenti, in generale, ed ha trovato insopportabile questo, in particolare.

Ella ha dovuto reprimere l'astio nei confronti di quel fetentone di Ciccio.
L'infido fidanzato è riuscito a marcare visita, adducendo trite e ritrite scuse di carattere lavorativo (falsoooooooooo) ed ha mollato la povera ragazza a vedersela da sola con tutta l'amabile famigliola (vigliaccooooooo).

L'affascinante blogger ha rischiato l'ipotermia.
L'improvvisa temperatura autunnale ha fatto battere i denti a tutti, soprattutto alle giovani fanciulle. Scollacciate e senza calze, il loro incarnato è virato rapidamente dal marroncino post abbronzatura al violaceo cadaverico.

Dopo una giornata lunga quanto noiosa, Jane è andata a dormire alle 2, con la consapevolezza di doversi svegliare alle 6:30 per andare a lavoro (evviva evviva evviva).

Ma tutto ciò non è stato niente rispetto ai 30 interminabili minuti trascorsi in macchina con Zia"OcchiGrandi"Cole.
Tale zia, cinquantenne giovanile e moderna, si è trasformata in un attimo in un'ottantenne rimbambita e molesta.
Ella, senza nessun apparente motivo e soprattutto senza che nessuno gliel'avesse chiesto, ha preso a raccontare, con maniacale dovizia di particolari, la trama della sua telenovela preferita.

30 minuti di amori, tradimenti, fazende e fazenderi.

Non contenta, resasi conto dello sguardo vitreo della nipote, che annuiva meccanicamente e ripeteva dentro di sé il mantra "siamo quasi arrivate, ancora 5 minuti, siamo quasi arrivate, ancora 5 minuti, siamo quasi arrivate, ancora 5 minuti", si è prodotta anche in un quiz finale:

"E poi cosa è successo secondo te, Jane?"
"Non lo so"
"Ma come non lo sai, è facile! Dai prova ad indovinare."
"Non-lo-so!"


"E poi dove sono andati, eh?"
"Non lo so. Dove?"
"Ma come non lo sai? Non ci arrivi da sola?"
"No."
"Daiiiiiii è facile!"

Non preoccupatevi, la cara zietta non è stata mollata in tangenziale.
Per questa volta!
Prima di partire per la mia avventura Erasmus, tutti mi consigliarono di fare il passaporto. Essendo Berlino vicina al confine con la Polonia, una gitarella da quelle parti sarebbe potuta essere interessante.

Io, imperatrice assoluta della procrastinazione, rimandai la faccenda fino a quando fu troppo tardi per ottenere il tanto agognato documento.
La mancanza però non mi fece preoccupare particolarmente. Avevo tutta la Germania a disposizione. Potevo sopravvivere tranquillamente anche senza passare la frontiera.

E così fu.
Ogni giorno c'era qualcosa di nuovo da fare e un posto nuovo da vedere. Le possibilità erano infinite. Un viaggio nelle terre dell'Est era l'ultimo dei miei interessi.
Fino a quando ricevetti un messaggio da parte del mio amato Buddy. Colui che non mi si filava di pezza, colui che sembrava considerarmi solo una scocciatura, colui che a malapena si ricordava il mio nome, mi invitava a passare un week end assieme.
In Polonia.

Oh cacchio!

La mia mente, alterata dagli ormoni post adolescenziali che il bel Felix riusciva sempre a scatenare, lavorò incessantemente tutta la notte alla ricerca di una soluzione.
Come avrei potuto passare il confine?
Nascondendomi nel bagagliaio della macchina? No, rischiavo di spettinarmi.
Scavando un tunnel sotterraneo? No, mi sarei rovinata le unghie.
Paracadutandomi direttamente in terra polacca? No, me la sarei fatta sotto.
Alla fine decisi di provare con un metodo legale, semplice e che non mi avrebbe provocato un attacco di panico.
Mi sarei rivolta alle autorità.

Trascorsi il giorno successivo cercando la sede dell'ambasciata italiana.
Arrivai a due minuti dall'orario di chiusura. Arrancai per le scale e raggiunsi l'ingresso tutta sudata e stropicciata.
Già in attesa, prima di me, vi era un' elegante ed inamidata signora che mi lanciò un'occhiata di teutonica superiorità.

Venimmo accolte da un carabiniere.
In Germania, nella lontana Berlino, si ergeva in tutto il suo splendore un altoatesino in divisa, con tanto di bande rosse sui pantaloni e fiamma sul cappello.
Eravamo in Italia.

Io, con i miei capelli ricci arruffati, e la signora, con la piega perfetta, esordimmo nel medesimo momento. "Guten Tag!" disse lei, "Buongiorno" salutai io.
Il bel caramba, perché di gran bel pezzo di figliolo si trattava, si voltò verso di me, "Buongiorno, prego si accomodi" e poi, rivolto alla Frau, "Bitte, warten sie einen moment".
E le chiuse la porta sul nasino perfetto.

Dopo essermi presa la soddisfazione di essere ricevuta per prima solo grazie ai miei italici natali, avanzai a testa alta per il corridoio, elargendo sorrisi a destra e a manca.
Un solerte impiegato mi venne immediatamente incontro.

"Prego, signorina, mi dica. Cosa possiamo fare per lei?"
"Buongiorno, avrei bisogno di un'informazione. Ci vuole molto per fare il passaporto qui a Berlino?"
"No. Prima la inseriamo nelle liste degli italiani residenti all'estero. Poi le forniamo una nuova carta d'identità e un nuovo passaporto.
Qualche mese dovrebbe essere più che sufficiente."
Mossa dalla disperazione che solo una donna innamorata, o quanto meno fortemente invaghita, può provare, continuai ad insistere.
"Vede, il problema è che il passaporto mi servirebbe in fretta. Non si possono velocizzare un pochino i tempi?"
"Beh, una volta fatta la richiesta, possiamo provare a sollecitare la questura in Italia.
Per quando le serve?"
"'bato", biascicai imbarazzata, consapevole di quanto fosse folle la mia richiesta.
"Eh?"
"'abato", ripetei vergognandomi di me stessa.
"Scusi? Non ho capito"
"Sabato!"
"Quattro giorni? Vuole un passaporto in quattro giorni?"

Non mi arresi neanche di fronte all'aria scioccata dell'impiegato. Dovevo continuare a provarci: lo dovevo fare per me e per il futuro padre dei miei figli!
"Non esiste niente che possa fungere da surrogato? Un permessino speciale? Un visto a tempo?"
"No, no, no. Niente del genere", fece lui, "ma perché ha tanta fretta?"
A quel punto mi resi conto che la risposta "perché devo andare in Polonia con un gran pezzo di ragazzo tedesco che, se gli dico no questa volta, non mi inviterà mai più" sarebbe stata davvero troppo imbarazzante.
Anche per una come me, notoriamente senza vergogna.

Decisi che, se non sarei uscita da quell'ambasciata con un passaporto, almeno me ne sarei andata in grande stile!
Assumendo un'aria molto professionale e mentendo con tutta la spudoratezza di cui sono capace, dissi:
"Una conferenza (di sabato?!?!?).
Mi sto laureando in medicina (mi mancano solo 200mila esami) e mi sarebbe piaciuto allargare ulteriormente le mie conoscenze nel campo della neurochirurgia (argomento di cui non me ne è mai fregato una pippa, ma che fa sempre molto figo!).
Il prossimo week end si terrà un convegno di prestigio a Varsavia (é in Polonia, giusto?)
Ma, a quanto pare, purtroppo dovrò rinunciarvi (finirò all'inferno, lo so, finirò all'inferno)."
Il tizio abboccò.
"Mi dispiace. E' un vero peccato. Vorrei tanto esserle d'aiuto, sono mortificato."
Io tagliai corto, "Grazie lo stesso, arrivederci" e me ne andai di gran carriera, sorridendo al bel carabiniere e ignorando la crucca con la puzza sotto il naso.

Il mio motto è sempre stato: "Se devi spararla, sparala grossa"

Continua...
Prologo, 1, 2, 3, 4, 5, 6

(Per chi non avesse letto gli episodi precedenti o se ne fosse comunque dimenticato, ricordo che il mio Erasmus risale al 2000/01. A quei tempi per andare in Polonia ci voleva ancora il passaporto)
Il film è godibile, anche se lunghissimo (152 minuti) e fin troppo pregno di avvenimenti, approfondimenti e sottotrame.

La qualità della pellicola è data soprattutto dall'eccellente scelta del cast.

Christian Bale.
Perfetto nel ruolo dell'eroe fascinoso ma triste.
Un uomo solo destinato a non essere amato dalla città che con tanta devozione protegge.

Gary Oldman.
In particolare stato di grazia ed aiutato da uno script a lui favorevole, riesce a dare spessore e fascino ad un personaggio che si rivela più interessante del previsto: il tenente Gordon. Umano, reale, ricco di sfaccettature.

Heath Ledger.
Un Joker terribile e spaventoso.
Quando è lui ad occupare lo schermo, il film diventa più cupo, le tinte si fanno più forti, la sala trattiene il respiro.
Il suo non è un cattivo stereotipato da fumetto, ma è la rappresentazione moderna del killer psicopatico da cronaca nera.


Non brillano per originalità le scelte fatte per interpretare i fedeli aiutanti di Batman.
Il solito Michael Caine.
Un delizioso e paterno Alfred.

E l'eterno Morgan Freeman.
Costretto a ripetere all'infinito la parte dell'uomo saggio e carismatico.

Due attori di questo calibro dovrebbero avere più spesso la possibilità di rivestire ruoli complessi e di primo piano. E' un peccato vederli relegati frequentemente in camei che, per quanto gradevoli, non rendono giustizia al loro talento.

Infine, un discorso a parte lo meritano Aaron Eckhart e Maggie Gyllehaal.

Il primo non mi ha mai convinta troppo. L'ho sempre considerato abbastanza inespressivo e legnoso.
Per metà film sembra solo l'insulso rivale in amore del protagonista. Quello che conquista la ragazza solo perché l'eroe, nel frattempo, è troppo impegnato a "salvare il mondo".
Poi la storia cambia ed il personaggio si modifica. Il mascellone continua ad avere le capacità recitative di un pesce lesso, ma la sceneggiatura lo sorregge, rendendolo un pochino più interessante.

La seconda è un'attrice di talento, ma la parte affidatale è noiosa e prevedibile. Per un ruolo così piatto, la sua presenza risulta sprecata.
Non è un caso che, nel film precedente, al suo posto ci fosse Katie mezzacalzetta Holmes.
...per commentare ciò che ha dovuto subire un bimbo presso il Carrefour di Assago.

Alla CA. Gentile Direzione Carrefour di Assago

Mi chiamo Barbara e sono la mamma orgogliosa di un bambino autistico di quattro anni.

Nel Vostro sito, leggo della Vostra missione e soprattutto del Vostro impegno nel sociale.
“La nostra capacità di integrarci con il territorio in cui siamo presenti, di comunicare con le istituzioni locali e di sostenere progetti sociali e associazioni umanitarie si riscontra attraverso azioni concrete:

• Finanziamento della ricerca contro alcune malattie del XXI secolo
• Sostegno alla giornata nazionale indetta dal Banco Alimentare per la raccolta di generi alimentari
• Sostegno di iniziative umanitarie di vario tipo”

Lasciatemi dire che oggi nel punto vendita di Assago avete sfiorato la discriminazione punibile per legge.

Era previsto un evento che mio figlio aspettava con ansia: il tour delle auto a grandezza reale del film Cars.

Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Avevate previsto un fotografo, sui sessant’anni, sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita nel Vostro reparto bricolage. Chiaramente, il mio biondino, che purtroppo per la sua malattia non parla (ancora), mi ha fatto capire a gesti che gli sarebbe piaciuto. Per quale ragione non farlo? Semplice, lo avrei capito dopo poco.

(continua)
Tratto dal sito http://blackcat.bloggy.biz/
Sarà stata colpa del formaggio da spalmare scaduto tre giorni fa o forse della quantità abnorme di aceto balsamico nell'insalata, ma stasera Jane ha avuto una visione.

Jane ha visto un uomo con dei capelli posticci, un sorriso mellifluo e una faccia di plastica.
Costui apriva le braccia e con voce stentorea affermava: "Amici! Io amo l'Italia, io volo Alitalia!"
Egli in un attimo veniva assalito da una folla inferocita: sindacalisti, piloti, hostess di cielo e hostess di terra.
Tutti lo prendevano a randellate urlando: "Te la diamo noi la cordata!"

Jane non è una veggente, ma una persona razionale a cui ogni tanto piace cullarsi nelle proprie fantasie.
Ma ella sa che è inutile farsi illusioni.

Stasera ci sarà l'incontro tra i sindacati e il Presidente del Consiglio.
L'ometto la farà franca anche questa volta.
Egli se la caverà, come sempre.



E i dipendenti Alitalia?
A giugno, LaMati e Jane andarono a vedere "Sex and the City" al cinema.

Inorridirono di fronte al trascorrere del tempo, spietato con il viso cavallino ed il fisico fin troppo asciutto di Sarah Jessica Parker.
Detestarono Mister Big, spocchioso, freddo e lagnoso, come e più del solito.
Adorarono la dolce Charlotte, bella, luminosa e buffa.
Si intenerirono per Miranda e Steve, bruttarelli, scalcagnati e meravigliosamente normali.
Andarono in un brodo di giuggiole per l'incorreggibile Samantha, sempre fedele a se stessa.
Ma, soprattutto, si commossero di fronte a questa amicizia tra donne, che tanto ricorda la loro.

Uscite dal cinema, ancora pervase dallo spirito frivolo e vanesio del film, fecero un giro per i negozi di design e oggettistica aperti in centro e poi andarono a bersi un aperitivo nella zona più cool di Torino.
Tra una Piña Colada ed un po' di Cous Cous, parlarono di uomini: quelli del passato, perfidi ed egocentrici; quelli del presente, indecisi e criptici e quelli del futuro, sicuramente meravigliosi!

La serata finì con un caffè nel nuovo fantastico appartamento de LaMati: centro città, palazzina barocca appena restaurata, arredamento curato nei minimi dettagli e 60 paia di scarpe nascoste in ogni angolo utile.



Dopo pochi mesi, LaMati e Jane si sono ritrovate.
La prima, posseduta dallo spirito di Nonna Papera, ha trascorso parte delle vacanze a preparare salsa di pomodoro, marmellata di mirtilli e pesche sciroppate.
La seconda, tramutatasi nell'ossessiva Bree di Desperate Housewives, ha iniziato a collocare gli asciugamani secondo le diverse nuance, è diventata un'esperta nel lucidare l'argenteria ed ha imparato il catalogo dell'ikea a memoria.

Basta distrarsi un attimo e la vita ti cambia. La trasformazione da Carrie alla propria madre è dietro l'angolo!
Luogo. Casa Cole

Tempo. Una domenica pomeriggio qualsiasi

Personaggi.
ziaCole, donnone dal cuore buono ed i modi bruschi;
Jane, affascinante fanciulla dalle innumerevoli doti (per chi non l'avesse capito: sarei io!)

Il sipario si apre su una cucina illuminata da un timido sole.
Sedute a un tavolo vi sono due donne: una signora di mezza età sovrappeso ed una leggiadra fanciulla dai fluenti capelli ricci (sempre io: ovviamente!)

ziaCole: Sei fidanzata?
Jane: Si.
ziaCole: Davvero??? E come mai io non ne sapevo niente?
Jane: Beh, ora lo sai.
ziaCole: Che cos'è?
Jane: Che cos'è??? In che senso?
E' un uomo.
Un mammifero.
Un interista (nessuno è perfetto).
ziaCole: Ma nooooooo. Volevo sapere il lavoro. Che lavoro fa?
Jane: Agente immobiliare.
ziaCole: Bene bene.

Dopo un minuto di silenzio, durante il quale ZiaCole assume un'aria meditabonda.

ziaCole: Ma un agente immobiliare è quello che vende case o mobili?
Jane: Case.
ziaCole: Bene bene.

Dopo un ulteriore minuto di riflessione.

ziaCole: E quello che vende mobili come si chiama?
Jane: Mobiliere.
ziaCole: Bene bene.

Sipario.



Ma secondo voi è meglio un agente immobiliare o un mobiliere?
E soprattutto: secondo mia zia??? Me lo chiedo da quando ho avuto questa conversazione, degna del teatro dell'assurdo.
Bah!
...stanno ballando la conga!




Il 12 dicembre Keanu Reeves tornerà sugli schermi con "Ultimatum alla terra" ("The day the earth stood still"), remake di una pellicola del 1951.

Jane è contenta: le piace la fantascienza e l' esotico attore le fa tanto, tantissimo sangue!
Abbiamo ballato stretti stretti e mi hai vomitato sulla spalla, neanche fossi un "depravato alcolico" all'Oktoberfest.
Ti ho sussurrato paroline dolci all'orecchio e ti sei addormentato di sasso, con un attraente rivolino di bava che colava dalla bocca.
Abbiamo passato due meravigliose serate cuore a cuore, ma tu non mi hai richiamata. Non ti sei neanche sforzato di scrivermi un miserrimo sms.
Io non ho occhi che per te, mentre tu dispensi sorrisi a tutte le donne che incontri, da egocentrico e piacione quale sei.
PiccolissimoE hai solo 2 mesi e mezzo ma sei già un UOMO, purtroppo!
Ormai la casalinga che è in me ha preso il sopravvento e adesso, oltre alla Ciccio's house, voglio mettere in ordine anche il mio blog.

Mesi e mesi fa mi furono assegnati dei fantastici premi, ormai è giunta l'ora di lucidarli ed esporli in bacheca.

Iniziamo con l' "I love you this much award" conferitomi da Mikim e Alessandra.

La prima dice che sono
acuta, ironica, a volte un po' cattiva, ma quanto basta

La seconda mi definisce addirittura
graffiante, ironica, coraggiosa ...
coraggiosa???? Io????

I miei prescelti sono:
DiarioNotturno. Vi consiglio di dare un'occhiata alle sue pagine. Scrive poco, ma ha un grande, grandissimo cuore!
La Coniglia. Ironica, dolce, innamorata delle persone che le stanno accanto e della sua Sardegna.
Alessandra. Non si può non volerle bene. Una donna meravigliosa.

Il secondo premio mi è stato attribuito da Giorgia, dato che
la faccio ridere nelle giornate tristi
(e scusate se è poco!!!) e da Mary.

I blog più brillanti, a mio insindacabile giudizio, sono:
Attaccabottone di Ross. Non aggiungo altro, che poi la ragazza mi si monta la testa!
Book and Talk di Irene. Buone letture e bei viaggi.
Il Blog dell'Alligatore. Musica e grandi pedalate.
Stranamente di Mario. Ironia, vignette e follia.
Momenti di disperato ottimismo di Sun of York. Sarcasmo, intelligenza e tanta Puglia.

Spero di non aver fatto confusione e pasticci con i link. Ho appena provato il tipico aperitivo da montanara: un bicchierone di vino e un'oliva. Non sono lucidissima....ihc!
All'alba delle 2:30 a.m. di giovedì 31 luglio, la meravigliosa Jane ha iniziato la sua nuova vita.

Lei, un beauty case, una valigia, uno zaino, una borsa, un notebook e uno scatolone pieno di libri e paccottiglie hanno spostato il proprio domicilio dal Piemonte al Trentino.

Da ieri pomeriggio, la fantastica Jane ha iniziato a cercare una collocazione per le proprie cose all'interno dell'appartamento di Ciccio.
Col sorriso sulle labbra e gli occhi a cuore, ha aperto cassetti, cassettini, mobiletti e armadi, cercando un po' di posto.
Il motto era: "Andare per gradi, dimostrando il massimo rispetto per l'enorme quantità di oggettistica accumulata dall' Adorato negli anni".

E' bastata solo un'ora perché la visione dell'impresa cambiasse e acquisisse uno spirito più aggressivo: "Dare fuoco a tutte le schifezze da cui il Deficiente non sembra voler separarsi!"

Nel caso non sappiate ancora cosa fare quest'estate: il Trentino e la povera Jane vi attendono!

A ciascuno verrà fornita una ramazza e un grande sacchetto per l'immondizia.
Potrete portarvi via tutto ciò che vi garba ed ogni sera verrete deliziati da gustosi intrattenimenti, come l'intramontabile pentolaccia, la spassosissima corsa dei sacchi e ovviamente l'albero della cuccagna.

Il divertimento è assicurato e la nevrotica Jane vi sarà per sempre riconoscente: ACCORRETE NUMEROSI!
Tutti siamo circondati da personaggi singolari.

La nonna un po' arterosclerotica che lascia aperto il gas, la zia pettegola che ritiene suo dovere morale farsi i fattacci degli altri, il portinaio bacchettone che di sera si veste da Drag Queen.

Io ho l'Ex Pazzo.

Un crucco, alto e fascinoso con il quale ho condiviso ben quattro anni della mia esistenza.
Quando era ancora il mio fidanzato sembrava normale.
Aveva i suoi difetti, era infantile, testardo e tirchio, ma tutto sommato lo si poteva definire una persona equilibrata.

Le cose cambiarono quando lo lasciai.
Lui si convinse che il mio fosse solo un periodo di crisi e che sarei tornata presto tra le sue braccia.
Forte di questa convinzione, prese a chiamarmi tutte le settimane per perorare la propria causa.
Ex Pazzo: "Ciao Jane, ti chiamo di nuovo io, perché tu non mi chiami mai.
Perché non mi chiami mai?"

Jane: "Perché tu non ti sei ancora rassegnato e non mi sembra giusto darti false speranze."

Ex Pazzo: "No, non ti preoccupare. Io mi sono rassegnato."

Jane: "Bene."

Ex Pazzo: "Ma volevo chiederti una cosa."

Jane: "Dimmi."

Ex Pazzo: "Perché mi hai lasciato? Io non l'ho capito."

Jane: "Te l'ho già spiegato.
Mi dispiace, ma io non sono più innamorata di te."

Ex Pazzo: "Non ci si lascia perché non si è più innamorati. Non è un motivo valido!"

Jane: "No???"

Ex Pazzo: "No! Noi eravamo molto felici."

Jane: "Io non lo ero più."

Ex Pazzo: "Embè? Conti solo tu? Io ero felice!"

Click!

Ex Pazzo: "Jane, Jane, Jane. Sarà caduta la linea."
Queste deliranti telefonate andarono avanti per sei mesi.
Alle stesse domande seguivano sempre le medesime risposte, ma la sua fiducia nella riuscita dell'impresa non sembrava scalfirsi.

Poi ci fu la svolta.
Ex Pazzo:"A luglio sarò in Svizzera per lavoro e pensavo che potrei fare un salto da te."

Jane: "Non mi sembra una buona idea."

Ex Pazzo: "Perché?"

Jane: "Perché tu verresti fino a Torino solo per passare due giorni a cercare di convincermi a tornare assieme.
Non ne vale la pena."

Ex Pazzo: "Non é vero. Io voglio restare per almeno 10 giorni!!!
E poi voglio parlare con tua madre, sono sicuro che lei è dalla mia parte."

Click!
Non si fece più sentire per tutto l'autunno.

Io, nel frattempo, avevo iniziato a frequentare Ciccio ed ero felice.

A gennaio ricomparve, con la scusa del mio compleanno.
Ex Pazzo: "Tanti auguri Jane!"

Jane: "Grazie."

Ex Pazzo: "Vedi come sono bravo? Ti ho chiamata anche se tu non ti sei mai più fatta sentire.
Non sarebbe bello se riuscissimo ad essere amici?"

Jane: "Si, sarebbe bellissimo. Che mi racconti amico mio?"

Ex Pazzo: "Ora convivo con una ragazza."

Jane: "Congratulazioni! Da quando?"

Ex Pazzo: "Settembre"

Jane:"Wow! Siete andati a convivere subito, appena conosciuti?"

Ex Pazzo: "No. Abbiamo cominciato a frequentarci a maggio."

Jane:"A maggio? Quando ancora dicevi di voler sposarmi e che non potevi vivere senza di me?"

Ex Pazzo: "Esatto"

Jane: "Mi hai fatto sentire in colpa per mesi per aver spezzato il tuo cuoricino teutonico, ma tu già stavi con un'altra????"

Ex Pazzo: "Si, ma se tu mi avessi rivoluto io l'avrei mollata subito!"

Jane: "Accipicchia, chissà come sarebbe contenta lei di saperlo!
Ma che razza di persona sei?"

Ex Pazzo: "Perché? Qual'è il problema? Mica glielo vado a dire.
Comunque ti volevo chiedere una cosa: perché mi hai lasciato? Stavamo così bene assieme."

Click!


Dopo quasi un anno tornò alla carica con un' email.
"Cara Jane,
come stai?
Io a dicembre mi sposo. Mi farebbe molto piacere che tu venissi alle nozze.

Io e mia moglie andremo a vivere nell'appartamento che avevo scelto per noi due. Dove, se tu non mi avessi lasciato, avremmo potuto essere molto felici."
Ovviamente non andai all'evento, ma spedì un regalino molto caruccio alla coppia felice.
Ricevetti ringraziamenti e anche un ricordino fotografico.

Dopo mesi di silenzio, credevo ormai di poter stare tranquilla, ma poche settimane fa mi è giunta un'altra missiva.
"Cara Jane,
come stai?
Mia moglie passerà tutto agosto negli Stati Uniti.

Tu che fai? Ho pensato che potremmo vederci.
Perché non ci facciamo due settimane di vacanze assieme in Sicilia, come abbiamo sempre sognato?"


Ohsiggnurrr!!!

A.A.A: scambio volentieri Ex Pazzo con nonnetta arterosclerotica. Astenersi perditempo.


(Scena tratta da Coupling, BBC)

Dieci anni dopo il primo tentativo di trasposizione cinematografica ("X-files" 1998), Chris Carter ci riprova con "I want to believe".
La scettica Scully e lo spettrale Mulder tornano sugli schermi.

Probabilmente il film sarà noioso come il primo, appesantito da una trama confusa ed ingarbugliata.


Ma nel vedere Gillian e David presenziare alla premiere, bellissima e gravida lei, scapigliato e stropicciato lui, il cuore di Jane si è intenerito.
Ella ha ricordato i bei tempi andati del liceo. Quando con Stefano elaborava teorie circa il rapimento di Dana, oppure liberava "l'ormone adolescente", parlando per ore di Fox con la compagnuccia di banco Laura.

La pellicola sarà una vaccata, ma Jane è contenta lo stesso.
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